2010
21
ottobre

Ottimizzazione delle campagne display AdWords

Esistono differenti strumenti che Google mette a disposizione degli inserzionisti per ottimizzare il rendimento della campagna display. Oggi vorrei soffermarmi su DoubleClick Ad Planner e YouTube Video Targeting Tool.

DoubleClick Ad Planner consente di identificare i siti sui quali pubblicare i tuoi annunci secondo differenti criteri, effettuando una profilazione secondo il target di utenti.
Potrai infatti profilare i vari siti secondo criteri geografici, linguistici, demografici e interessi degli utenti
Una volta identificati i siti di interesse potrai importarli all’interno del tuo account AdWords tra i posizionamenti gestiti di campagna.

Il Video Targeting Tool invece permette di individuare all’interno di Youtube i video e i canali sui quali pubblicare gli annunci.
Potrai ricercare i video scegliendo il formato dell’annuncio, e selezionarli per argomento e parole chiave.
Una volta identificati i video puoi salvare il piano media per modificarlo in futuro oppure aggiungere le tue scelte di targeting al tuo account AdWords. Una volta completata questa operazione, ogni video, canale o categoria diventa un posizionamento gestito in quella campagna.

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2010
12
marzo

Advertising su YuoTube a portata di click!

A cinque anni dalla sua nascita, YouTube, il più famoso sito di video sharing al mondo, conta oltre 11 milioni di utenti unici al mese solo in Italia, ed è quindi un mezzo potentissimo da sfruttare per l’advertising online.
Per fare advertising su YouTube le strade possibili sono due:
- Classica sponsorizzazione con banner o video in home page (o pagine interne), che garantisce un altissimo numero di impression ma non è certamente alla portata di tutte le “tasche” (stiamo parlando come minimo di cifre a 4 zeri per un solo giorno di pubblicità…);
- Video sponsorizzati gestiti tramite piattaforma AdWords, come se si trattasse di una qualsiasi campagna SEM sulla rete di contenuti (in questo caso YouTube).
In questa sede voglio soffermarmi su questo secondo strumento, a mio parere molto più interessante, poiché permette di gestire l’advertising direttamente e giorno per giorno, pagando con modalità pay per click. Questa nuova funzione di AdWords per YouTube è disponibile in Italia solamente da pochi mesi, e grazie al livello di concorrenza ancora abbastanza scarso, i CPC sono decisamente contenuti.
Ma come funziona esattamente? È molto semplice: è sufficiente creare una classica campagna AdWords e attivarla anche sulla rete di contenuti, selezionando appunto il sito YouTube; dopodichè, invece di scrivere il solito annuncio di testo, è necessario creare un “annuncio video” (che è una delle modalità messe a disposizione di default dall’interfaccia) caricando un video già presente su YouTube. Attenzione, il video che decidete di utilizzare deve già essere stato caricato in precedenza su YouTube, non si possono inserire video ad esempio effettuando il download da pc. Et voilà, il gioco è fatto!!
In meno di 3 minuti inizio la mia campagna: ovviamente i video sponsorizzati appariranno solo per determinate parole chiave inserite dall’utente, e solamente nelle zone dedicate (in alto e a destra della ricerca organica).
Le regole del gioco sono le stesse di una qualunque campagna SEM: asta su offerta dinamica, indice di qualità, CPC, etc…. e ovviamente potrò impostare liberamente il budget di campagna senza nessun limite minimo (volendo anche pochi euro al giorno sono sufficienti).
Le aziende che utilizzano questo strumento sono ancora pochissime e il costo per click per ogni parole chiave è ancora molto basso: dunque è bene cogliere la palla al balzo e approfittar
ne finchè si può!

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2009
9
aprile

Youtube click to buy: in italia la vendita di musica online

Avevamo già parlato dell’iniziativa Youtube click to buy, che collega i video caricati dagli utenti alla musica in vendita sui principali player di musica online. Da oggi, questo servizio sbarca anche in Italia e in altri 7 paesi: lo leggiamo sul blog ufficiale di Youtube.

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2009
4
febbraio

Pubblicità nei video, la proposta di Stanford

Come abbiamo già scritto più volte, il business legato ai video online è ancora in una fase embrionale: i siti di video sharing (con in testa Youtube, naturalmente), hanno per ora raccolto soprattutto il favore degli utenti, e una grande quantità di user generated content, ma da un punto di vista strettamente economico, hanno totalizzato ancora poche entrate, a fronte dei crescenti costi di banda. 

E’ ancora da verificare, infatti, se il modello di business basato sul servizio gratuito e la pubblicità sia corretto per questo contesto. Finora, la pubblicità all’interno dei video è fatta di annunci di testo contestuale, e dall’inserimento di link all’interno del video.

Un’interessante alternativa viene dall’università di Stanford, con il brevetto Zuna Vision, una tecnologia che consente di inserire in maniera semplice all’interno di un video immagini statiche o in movimento, in grado di adattarsi ai vari angoli di inquadratura del girato. Guardate il nostro vodpod per un video esplicativo. Trovate altri video nel sito ufficiale dell’Università di Stanford.

Sembra una tecnologia promettente, soprattutto perché meno invasiva rispetto agli annunci di testo che coprono una parte del video. Certo, bisogna aspettare di vedere come sarà impiegata.

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2008
26
novembre

Il video online converge verso la TV?

Leggiamo su Emarketer alcuni dati che ci convincono della sempre maggior convergenza tra il video online e la tv.

In primo luogo, si tratta di convergenza di utenti: secondo le stime di Emarketer, nel 2012 l’88% dei navigatori Internet sarà tra i fruitori di video online.

In secondo luogo, si tratta di convergenza nel modello di business: gli introiti deriveranno sempre più dalla pubblicità, comprendente spot prima, durante e dopo il video, nella duplice logica interruptive e non interruptive. In particolare, uno studio TDG (The Diffusion Group, 2006) prevede che nel 2013 il 64% degli introiti pubblicitari deriverà da video di lunga durata, con un format dunque simile a quello televisivo.

Infine, si tratta di una convergenza tecnica: proprio quando l’alta definizione fatica ad arrivare nel mondo televisivo (in Italia, soprattutto), e tenta a fatica di farsi largo nel mondo dell’home video attraverso il Blue Ray, i siti di video sharing (ma avrai poi senso continuare a chiamarli così?) aprono all’HD (pensiamo soprattutto a Vimeo) o almeno ai 16:9 (l’ultima novità di Youtube).

Fin qua, soltanto ragionamenti e previsioni dal lato dell’offerta. E dal lato della domanda? Ci sarà interesse verso questo nuovo modo di fruizione? In primo luogo, mi pare necessaria una convergenza hardware che consenta una fruizione del video online analoga a quella televisiva?

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2008
15
ottobre

La RAI apre il suo canale su Youtube

Youtube, lo sappiamo bene tutti, è uno dei fenomeni che più caratterizza il web 2.0, ed è soprattutto il regno dello user generated content, il luogo virtuale dove gli utenti caricano i propri video. Ma, sin dall’inizio, il concetto di “proprio video” ha assunto significati diversi:

  • i video girati dagli utenti,
  • i video preferiti degli utenti, inclusi naturalmente quelli di cui non si possiede il copyright.

E’ inutile negare che buona parte di questi contenuti siano contenuti televisivi. Le due principali emittenti televisive hanno reagito in maniera diversa a questa situazione fluida:mentre Mediaset è in causa con Youtube, la RAI ha deciso di aprire il proprio canale sul sito di video sharing.

Dando un’occhiata all’indirizzo http://it.youtube.com/rai, notiamo, come prime impressioni, due elementi:

  • la consapevolezza della “svolta”: c’è un video di presentazione dello sbarco su Youtube da parte della RAI;
  • il legame molto stretto con il sito della RAI, già da tempo proiettato alla web-tv. Infatti, nella pagina RAI su Youtube c’è una classica barra di navigazione che contiene soltanto link al sito ufficiale RAI.

L’atteggiamento della RAI verso la Rete mi pare appropriato: è inutile fingere di sottostimare la portata di un fenomeno che sta rivoluzionando la fruzione televisiva, ma è invece opportuno cercare di evolvere la propria offerta nelle direzioni che sta prendendo il mercato.

Su www.repubblica.it leggiamo in un’intervista a Chad Hurley, fondatore di Youtube, la sua opinione sul futuro della tv:

“Io credo che la tv in futuro sarà sempre più legata alla rete come sistema distributivo, e la gente poi deciderà se vedere questi contenuti sulla televisione, nel cellulare, sul computer o l’iPod. Sarà uno scenario ben più complesso di quello odierno. E noi vorremmo essere al centro di tutto questo, un “video hub” globale” dove ognuno possa trovare quello che vuole, dove i talenti possano emergere, dove il contenuto sia l’unica cosa importante”.

Questa prospettiva accentratrice di sicuro piacerà a Youtube, probabile candidato per diventare il centro del video hub globale. Ma ciò che ci interessa di più è la moltiplicazione delle occasioni di fruizione, anche in mobilità: il tipo di contenuto caricato dalla RAI su Youtube, fatto di spezzoni e momenti “clou” sembra effettivamente andare in questa direzione.

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2008
9
ottobre

Youtube click to buy, il video fa un passo verso l'e-commerce

Youtube tenta già da un po’ di tempo di trasformare il suo grande potenziale espresso finora soltanto in termini di traffico (e spese di banda, putroppo per il proprietario Google) in fatturato.

L’ultima iniziativa in questa direzione si chiama “Click to buy”, e vanta già le importanti partnership di Apple e Amazon. Si tratta di un link, posizionato al di sotto del video, che porta ad una pagina di acquista del contenuto appena visualizzato su Youtube (un film, una canzone, un videogioco, etc…).

Da quanto si legge sul blog di Youtube, si tratterebbe soltanto del primo passo in direzione della costruzione di una piattaforma di e-commerce che coinvolga utenti e partner. E soddisfi naturalmente i produttori di quei contenuti che spesso sono caricati in maniera illegale dagli utenti su Youtube.

Se la strategia che si sta delineando funziona, in effetti può essere la strada giusta: creare business e trovare accordi proficui con i potenti nemici del video-sharing.

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2008
13
giugno

Youtube introduce due nuove funzionalità orientate all’interattivo

Non sono novità assolute per altri siti di video sharing, ma da oggi anche youtube mette a disposizione alcune funzionalità potenzialmente molto interessanti.

1. L’inserimento di commenti : è ora possibile inserire da parte dell’autore brevi commenti all’interno del video che vengono visualizzati nel momento (o al secondo) che decide l’autore. Questa funzione è solo a disposizione di chi posta il video e non di altri utenti (come invece accade, per esempio, su Flickr).

2. Il link interno: è anche possibile inserire in un commento link ad altri video su youtube.

Naturalmente, la migliore presentazione di uno strumento di questo tipo è un video.

Tralatro, questa realizzazione ha tutte le possibilità di diventare un video virale: per ora siamo a 123.140 visualizzazioni…

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2008
28
marzo

Le statistiche di Youtube

Leggiamo su webnews che Youtube ha messo a disposizione dei suoi utenti un servizio di statistiche, chiamato Youtube Insight.
I dati forniti da YouTube Insight riguardano principalmente la provenienza (per gli Stati Uniti c’è anche lo stato) e le abitudini di visione. Tutti i dati vengono visualizzati su una timeline che è possibile scorrere e i cui parametri possono essere modificati dinamicamente. È possibile capire gli orari in cui il video è più visitato o che versione di un video realizza più contatti e ben presto sarà anche possibile capire come ogni utente è arrivato a quel video.

Esiste anche, per gli utenti a pagamento, la funzione che consente di sapere quanti tra gli utenti che cominciano a vedere un video arrivano alla fine o solo a metà o a un quarto.

Youtube ha rivoluzionato il mondo dei video online, senza account a pagamento. Dopo l’acquisizione da parte di Google a Ottobre 2006 per la ragguardevole cifra di 1,65 miliardi di dollari, ci si è cominciati a domandare da dove possa guadagnare Youtube, che in ogni caso deve affrontare importanti costi di storage e banda, vista la dimensione dei file uplodati. Pubblicità contestuale, overlay sui video, video usati come pubblicità sui siti e guadagni condivisi con gli autori, programmi di revenue basati sulle visualizzazioni: le voci potenziali sono molte (considerando anche i concorrenti), ma non stupisce che Google cerchi altre vie per rendere più appetibile il servizio anche per chi ha interessi commerciali.
In ogni caso, al di là della situazione finanziaria di Youtube, questa notizia è una buona occasione per riflettere sulle opportunità di marketing offerte dalle piattaforme di video sharing. Come possono essere utilizzate? Che tipo di video caricheresti? Hai mai notato la pubblicità su Youtube? Ti pare efficace?

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