2010
2
aprile

Stracchino Nonno Nanni e gli stracchini volanti: quando i consumatori si infettano da soli (di idee virus)

Se siete utenti Facebook è probabile che il contagio sia già arrivato nella vostra rete sociale. Stiamo parlando della fan page di Facebook “Il malvagio Nonno Nanni ed il suo temibile esercito di stracchini volanti“, che scherza ovviamente su quell’originale spot televisivo che gira da un po’ di tempo in tv (lo potete guardare su Youtube). Si tratta di una trovata che ha molti tratti tipici dell’ideavirus:

1. è ironica e fa ridere

2. parla in maniera ermetica di un elemento comune ai membri di un gruppo sociale

3. non è un concetto chiuso, perché sulla base dello stesso si possono formulare altre battute ed elaborare altri concetti (guardate ad esempio questo video su Youtube).

Come va valutata questa fama che proviene dal basso per il brand “Nonno Nanni”? E’ da considerare una corollario della brand awarness a cui mira lo spot tv o siamo di fronte ad un potenziale problema di reputazione per questo marchio?

Probabilmente, questo piccolo caso dimostra come si possa raggiungere l’obiettivo di awarness sbagliando il tono di uno spot televisivo. E, da questo punto di vista, Internet si conferma uno strumento di feedback sulla percezione dei consumatori davvero unico.

Auguri di buona Pasqua a tutti.

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2010
2
febbraio

Un pò di Viral Marketing per il vostro sito web..

Oggi vediamo come il Marketing Virale,  che solitamente accompagna il lancio di un prodotto o di un marchio aziendale, possa venire in soccorso al vostro preziosissimo sito web, in fase di posizionamento sui motori di ricerca.

Come ben sappiamo le pratiche di “link building” rappresentano una prorità nel momento in cui vogliamo far ben posizionare il nostro sito web sui principali motori di ricerca sul web. Questa operazione richiede non solo determinate competenze tecnico-strategiche assimilabili con anni di pratica e aggiornamenti continui, ma anche una quantità di tempo non trascurabile. Una pratica sostitutiva alla ricerca di link che rimandino al nostro sito è far si che sia la gente a farlo per noi sfruttando il cosiddetto “effetto virale”

Vediamo insieme qualche metodo efficace per applicarlo:

1) Crea dei contenuti di valore

Creare un articolo ben scritto nei contenuti è una prerogativa fondamentale per continuare a farlo lavorare per te più e più volte. La gente vorrà linkarlo automaticamente. Un grande articolo può diventare una macchina da marketing virale.

2) Crea un breve report

Raggruppa un certo numero di tuoi articoli in un unico report di 10-25 pagine. Assicurati di includere i link ai tuoi prodotti e / o al tuo sito web. Offri questo report agli iscritti della tua newsletter o ai proprietari di siti web. Inseriscilo nelle directory di e-book. La libera distribuzione del tuo report creerà un effetto virale.

3) Scrivi un comunicato stampa

Converti uno dei tuoi articoli o altri scritti in un comunicato stampa, poi distribuiscilo ai siti gratuiti e a pagamento che si occupano di comunicati stampa. Non solo otterrai link ad alto valore da questi siti, ma i comunicati stampa ti aiuteranno a generare traffico da parte di persone interessate a te.

4) Social Media

Utilizza i siti di social media come Twitter, Facebook, YouTube e siti di social bookmarking per rendere virali i tuoi contenuti. Invece di passare il tempo a ricevere un link alla volta è possibile generare centinaia di link con questi mezzi di comunicazione sociale e di bookmarking.

5) Directory di articoli

Le più famose directory che si occupano di articoli ricevono milioni di visitatori ogni settimana. Se continuerai a scrivere e inviare articoli originali, essi continueranno a produrre, nel tempo, interessanti risultati  per te.

Se riuscirete ad applicare anche solo una buona parte di questi sei consigli, i benefici di traffico per il vostro sito web saranno tangibili e soprattutto avranno una discreta durata nel tempo.

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2009
29
luglio

Le funzioni di Gmail e il marketing virale

Il lancio di Gmail è ormai un caso di marketing virale da libro di testo. La webmail firmata Google, infatti, si è diffusa inizialmente grazie al meccanismo degli inviti, creando attorno ad esso un’aura di esclusività e facendolo diffondere attraverso le reti sociali degli utenti.

Una volta raggiunto il tipping point, Google ha liberato il servizio per tutti; a quel punto, diffusosi tra gli early adopter, Gmail era pronto per entrare nel mercato di massa, con l’inviadiabile etichetta: Gmail, l’ e-mail rivoluzionaria.

Fino a qui, nulla di nuovo.

E’ però interessante notare che queste logiche di promozione continuino ad essere presenti anche in questa fase avanzata di ciclo di vita del prodotto. L’esempio più lampante è Gmail Labs, l’area che dà accesso alle funzioni avanzate di Gmail.

Sotto questa etichetta sono presenti vari piccoli strumenti. Analizziamo ad esempio il Filtro anti-gaffe di Gmail. La funzionalità viene così descritta:

Google si impegna per rendere utili le informazioni a livello mondiale. La posta che invii a tarda notte nei fine settimana potrà anche essere utile, ma è probabile che la mattina successiva ti penta di averla inviata. Metti alla prova la tua lucidità risolvendo alcuni semplici esercizi di matematica, prima di procedere. Altrimenti fatti una bella dormita e riprova la mattina dopo, a mente fresca.

Qualcuno l’ha definito in maniera geniale: il test del palloncino 2.0.

La funzione Filtro anti gaffe di Gmail è una perfetta ideavirus. Tanto da diffondersi in maniera virale.

Stamattina, occhiata al sito del Sole 24 ore. In home page, campeggia la notizia: Google, ecco la mail anti-gaffe. Eppure mi sembrava di averne già sentito parlare: è davvero una novità?

Basta una veloce ricerca (su Google, naturalmente), ed ecco le notizie, in diverse siti e blog, che risalgono fino a diversi mesi fa, compresa quella di Repubblica (non certo un covo di Geek, insomma). Nulla di nuovo, in fondo: il virus continua ad infettare.

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2009
2
febbraio

Il blog delle mogli dei banchieri americani

Non sarà Internet Marketing in senso stretto, ma si tratta pur sempre di un piccolo fenomeno che non passa inosservato: il blog delle mogli dei banchieri americani.

Collegandovi a http://dabagirls.wordpress.com, trovate il blog gestito da una sorta di club delle compagne di banchieri americani, colpite anch’esse dalla crisi americana, che raccontano la loro vita, agiata ma non più come prima.

L’iniziativa, partita, a detta di Repubblica, dalle newyorchesi Laney Crowell e Megan Petrus, sta spopolando.

Trovo il caso interessante per due motivi:

1. Il web si conferma “il paradiso delle nicchie“: trova popolarità una categoria ristrettissima, offuscata finora dalla ricchezza dei mariti;

2. Si tratta di un fenomeno virale, un’ideavirus che fa leva su tipici elementi del gossip (la bella vita di una categoria privilegiata, la consolazione popolare di “anche i ricchi piangono”, i problemi lontani dalla quotidianità della maggioranza, etc…), con una spruzzata di “casalinghe disperate”. Non manca, infine, l’acronimo stile WAGS (così venivano definite le compagne dei calciatori della nazionale inglese).

E’ così ben costruita che quali viene il dubbio non sia del tutto casuale…

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2009
16
gennaio

Facebook, burger king e “Whopper Sacrifice”, la moda dell’anti-social network?

Burger King si è sempre distinta, almeno negli Stati Uniti, per il carattere innovativo delle sue campagne. E’ sufficiente ricordare “Subservient Ckicken” e “Whopper Freakout”.

Ora, in tempi di in cui Facebook è un fenomeno di moda, e crescono i movimenti anti-facebook (vedi ad esempio questo interessante post sui pentiti di Facebook sul blog di tutoronline), Burger King tenta di cavalcare proprio la moda anti-facebook con la campagna “Whopper Sacrifice” (www.whoppersacrifice.com).

Il meccanismo è semplice: un’applicazione creata su Facebook consente di ottenere un Whopper (il panino “stendardo” di Burger King) gratis in cambio della cancellazione di 10 amici da Facebook. Il ritornello della campagna, abbastanza provocatorio, fa leva sul fatto che l’amore per il Whopper sia più forte dell’amicizia (almeno di quella inedita forma di amicizia che si crea sui social network).

Naturalmente, si tratta soltanto di un modo provocatorio ed originale di interpretare il social media marketing, finalizzato più che altro a creare rumore attorno ad un fenomeno. I risultati sembrano dare ragione agli ideatori della campagna: 233906 amici cancellati, oltre al blocco dell’applicazione da parte di Facebook, fonte naturalmente di altro sano buzz… Immancabile, poi, il gruppo Facebook che richiede lo sblocco dell’applicazione Whopper Sacrifice. Infine, la chiave di lettura quasi “filosofica” che si può dare alla campagna (vale a dire, vendo 10 amici per il panino di un fast-food) ha attirato anche gli articoli di molti quotidiani, non solo statunitensi, che hanno contribuito ad alimentare il fenomeno virale.

Internet Marketing Experience

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2008
3
ottobre

I social banner della campagna Tetrapak

Da qualche giorno si vedono, soprattutto su Facebook, i banner relativi alla campagna Tetrapak relativa al riciclaggio del celebre pack.

Lo trovo innanzi tutto un bell’esempio di cross marketing, con il claim “Dillo a tutti” che fa da trait-d’union degli interventi sui diversi media, online e offline, anche se le interazioni tra reale e virtuale non vanno oltre a questo.

Concentrandosi sulla campagna banner e sulla landing page, si vedono in effetti tratti innovativi orientati al viral marketing. Sulla landing page http://www.tetrapak.it/dilloatutti è possibile condividere le foto per farle apparire nel banner della campagna. Inoltre c’è la classica classifica virale dei banner più visti, che premia i sette banner più visualizzati con due ore di visibilità su Virgilio. Come ci ha fatto notare una studentessa, l’iniziativa è particolarmente azzeccata perché coerente con la filosofia di Facebook, nato in origine come raccoglitore virtuale di foto di studenti, e poi evolutosi in un social network con ben altre ambizioni.

Ma forse il messaggio di Tetrapak, connotato da chiari tratti di corporate social responsability, non meritava una strategia virale basata sulla brama di notorietà. Anzi, probabilmente non ne aveva nemmeno bisogno. Si tratta già di un bel messaggio, di una buona notizia, che un ampio target di persone sono stimolate a diffondere nella propria rete di contatti, senza bisogno di un benefit piuttosto effimero. Probabilmente la voglia di viralità di Tetrapak (che, del resto, emerge già dal claim “Dillo a tutti!”) ha rischiato di contaminare una gran bella campagna.

Comunque complimenti. Si vedono raramente campagne coraggiose, innovative e ben pianificate come questa.

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2008
3
settembre

Strategie di lancio: Chrome vs. Firefox

Solo un rapido spunto per confrontare due recenti strategie di lancio: Google Chrome vs. Mozilla Firefox 3. Due piani di web marketing profondamente differenti.

Firefox: il lancio è stato preparato a lungo tempo e con la mobilitazione di tutta la community di programmatori, fan e supporters da tutto il mondo, con il “fuoco d’artificio” finale del coinvolgimento di tutti per la corsa al record con più di otto milioni di download. Record ottenuto sul sito (ottimo a nostro parere) di community marketing per firefox spreadfirefox.com.

Chrome: uscita improvvisa sui principali media a seguito di una presunta fuga di notizie legata all’uscita del fumetto (di cui al post precedente). Operazione di viral marketing? è probabile! Durante le 48 ore, la comunicazione relativa al nuovo prodotto è stata “in balia” dei media e dei blogger, mentre sullo stesso google i risultati alla ricerca della voce “google chrome” erano i più disparati. Oggi invece la grande G sfrutta lo spazio al di sotto della barra di ricerca per promozionare con una frasetta nel solito stile neutro il tanto atteso browser (Novità! Scarica Chrome (BETA) – il nuovo browser di Google).

Personalmente abbiamo preferito di gran lunga la coerenza e la trasparenza dell’operazione condotta, pur con molti meno mezzi a disposizione, dalla community di Firefox rispetto alla campagna a nostro avviso troppo caotica di Google Chrome. Voi cosa ne dite?

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