2009
23
gennaio

Appuntamenti online, il business duraturo

Leggiamo su Emarketer un interessante articolo sul mondo dei siti di dating online, probabilmente una delle prime forme assimilabli ai social network.

I dati ci dicono che l’utilizzo di questi servizi online è in leggero calo, ma che sono in aumento le entrate. Insomma, si tratta di un fenomeno interessante perché è uno dei pochi servizi Internet per cui gli utenti paiono ben disposti a pagare (a differenza dei social network, ad esempio, o dei servizi di photo e video sharing, chi più chi meno in difficoltà nella trasformazione del loro potenziale in business).

In particolare l’aumento (effettivo ed atteso) è presentato in queste proporzioni:

Emarketer.com
Fonte: Emarketer.com

Parte del successo di questi servizi è spiegabile grazie all’efficacia con cui riescono a colpire diverse nicchie di mercato: come emerge da uno studio di Consumer Search, esistono i servizi per ebrei, musulmani, cristiani, afroamericani, senior, e persino persone affette da malattie croniche (per chi fosse interessato, si tratta rispettivamente di JDate.com, MusilmDating.net, ChristinaSingles.com, SeniorFriendFinder.com, BlackSingles.com e Prescription4Love.com).

Si tratta, quindi, di un modello in fondo diverso da quello dei social network “generalisti”, e anche non corrispondente ai social network tematici (come Linkedin); li definirei piuttosto comunità goal-oriented, il cui valore non è tanto legato al numero di partecipanti, ma alle caratteristiche e agli obiettivi degli stessi.

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2008
9
settembre

A-space, la CIA apre il social network delle spie

E’ notizia di oggi che anche la CIA sta per presentare il suo social network. Dal 22 settembre, A-space (questo è il nome scelto) diventerà una piattaforma di condivisione delle informazioni per tutte le spie del “network”.

Naturalmente, bisognerebbe saperne qualcosa di più sul progetto per poterlo giudicare, e le informazioni sono per ora abbastanza scarse (e temo lo rimarranno anche in futuro). In assoluto, si tratterà ovviamente di un’applicazione dell’idea del social network orientata al knowledge management. Del resto, c’è forse un’organizzazione più knowledge based della CIA?

Se davvero assomiglierà a Facebook e co., di sicuro dovrà esserci una gestione dei permessi e dei flussi di informazione molto più rigida. Facebook stimola continuamente a condividere informazioni di ogni tipo su di sè e sui propri contatti, e lascia la tutela della privacy ad una serie di opzioni: del resto, è la mole di informazioni personali reccolte e trattate che costuisce il valore a livello di business di quel progetto. Allo stesso modo, LinkedIn sollecita gli utenti ad ampliare continuamente i dati del proprio curriculum. Non penso, invece, che per forza tutte le informazioni interne a CIA ed FBI (anch’essa coinvolta nel progetto) debbano essere patrimonio di tutto il network, e probabilmente non basterà una relazione particolare tra due iscritti (l’equivalente dell’amicizia su facebook) per sapere tutto dell’altra spia.

Insomma, un bel rompicapo per i progettisti, e al tempo stesso, una delle più stimolanti sfide di knowledge management immaginabili. Voi come la affrontereste? Come bilancereste la necessità di indurre i membri a partecipare con il controllo dei flussi informativi?

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