Basta un click e “The web 2.0 suicide machine” consente agli utenti del mondo web 2.0 di “suicidare” la propria identità online, di uscire una volta per tutte dai social network e dire addio al mondo web 2.0.
Stando a quanto asserito dai gestori del sito www.suicidemachine.org gli aspiranti suicidi virtuali possono “eliminare tutti falsi amici virtuali” – e “farla finita con il loro alterego Web 2.0″. Il servizio funziona attualmente con Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn e in 52 minuti riesce a fare automaticamente ciò che manualmente richiederebbe oltre nove ore.
L’unico problema, decisamente non trascurabile, riguarda il fatto che per effettuare questo “suicidio assistito” occorre fornire al gestore della suicide machine i dati che permettono l’accesso ai vari social network; in sostanza, nulla garantisce che il profilo non venga copiato prima di essere distrutto, oppure che venga semplicemente spostato su pagine irraggiungibili dal titolare in attesa di futuri utilizzi illeciti.
La risposta del mondo web 2.0 non si è fatta attendere, e Facebook da qualche giorno ha bloccato l’accesso da www.suicidemachine.org. In pratica, non è più possibile “suicidare” il proprio account attraverso questo sito.
Un rappresentante di Facebook ha dichiarato: “Facebook permette a chi non vuole più utilizzare il sito di disattivare il proprio account, oppure di cancellarlo completamente. La Web 2.0 Suicide Machine invece raccoglie le credenziali di accesso dell’utente e questo costituisce una violazione della nostra policy, pertanto l’abbiamo bloccata.”
I gestori della ‘macchina per il suicidio virtuale’ hanno risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.
La notizia ha già fatto il giro della stampa tecnica e di quella generalista: centinaia di migliaia di persone si sono trovate iscritte ad un gruppo “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia“, senza averlo mai sottoscritto. Questo gruppo, evidentemente, nasce come uno dei numerosissimi gruppi bufala su Facebook, strutturati soltanto per attirare membri, ed ha cambiato nome per cavalcare l’ondata mediatica susseguente alla vicenda capitata al nostro presidente del consiglio. Insomma, per capirci (e passatemi l’iperbole): è come iscriversi ad un club di appassionati della lettura (del tipo “Tutti quelli a cui piace leggere un buon libro prima di addormentarsi”), creato ed amministrato da una persona che non conoscete, e poi scoprire che questo amministratore lo fa diventare il circolo dei fan del Manifesto del partito comunista, o del Mein Kampf, se preferite. Effettivamente, a molti potrebbe non far piacere.
Per capirci qualcosa in più, sono interessanti le reazioni degli utenti di Facebook, strutturate questi livelli:
- c’è chi si è ribellato, scrivendo nella bacheca del gruppo ed invitando gli altri a disiscriversi;
- c’è ovviamente chi sostiene la teoria del complotto, pensando che si tratti di una trama ordita dalla destra per controbattere ai numerosi gruppi che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, e dei quali molti politici chiedono la chiusura;
- c’è chi ha un amico chiaramente di sinistra iscritto al gruppo e porta il suo nome a testimonianza della truffa.
Intanto, in home del gruppo, l’amministratore ci fa gentilmente sapere:
AVVISO IMPORTANTE
X TUTTI COLORO KE NN SANNO KI è STATO AD ISCRIVERLI!!
E STATO BABBO NATALE KE VI HA ELOGIATO CON IL REGALO PIU’ BELLO.
Insomma, sembra che la vicenda venga ricondotta nella cornice dell’iniziativa isolata di un singolo, probabilmente non del tutto lucido mentalmente: curiosamente (ma neanche tanto), è la stessa fine che sta facendo la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi.
Questa strana storia ci fa capire cosa rappresenti Facebook per moltissimi utenti (o meglio, per moltissime persone): uno strumento di definizione identitaria.
Su Facebook, le persone si iscrivono ai gruppi e diventano fan delle pagine per far sapere ai membri delle loro reti sociali quali sono le cose che amano, quelle in cui credono: in breve, chi sono veramente. E lo fanno con la loro identità reale, e non virtuale, non dimentichiamolo mai.
Certo, iscriversi ad un gruppo su Facebook implica un coinvolgimento tendente allo zero nella causa che decidi di sostenere davanti ai tuoi amici: è sufficiente un clic, e si può sempre tornare indietro. Non a caso, infatti, in questo modo si creano soltanto legami molto deboli tra i membri di quel gruppo, i quali raramente interagiscono tra loro
e quasi mai si conoscono, a parte qualche significativa eccezione.
Ma questo non significa che quell’adesione non conti nulla. Infatti, ora, quelle stesse persone si ribellano perché si sentono depredate della propria identità, e vedono il loro nome, il loro cognome, le loro foto, i loro stati entrare in dissonanza con un gruppo a cui non hanno scelto di aderire.
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Se frequentate un forum o una community online lo sapete già benissimo: le occasioni di “comunicazione” effettiva tra la vita reale e la vita virtuale sono ben definite.
Pubblichiamo le nostre foto, pubblichiamo le foto della nostra scrivania, pubblichiamo il nostro desktop, organizziamo un ritrovo, partecipiamo insieme a quell’evento, etc… Così come, quando la vita reale prende il sopravvento su quella virtuale, si innescano sempre meccanismi particolari. A volte, c’è qualcuno che si scusa:
“Mi dispiace ragazzi, ma il forum mi ha preso troppo e non riesco più a gestirlo nella mia vita: ho deciso che da domani non posto più”.
Molto più spesso, però, la decisione di mollare avviene all’improvviso, e da un giorno all’altro un utente attivo sparisce. E allora gli altri si chiedono:
“Che fine ha fatto? Qualcuno lo conosce?”.
E, tra le diverse ipotesi, c’è sempre qualcuno che la butta lì, scherzando:
“E se fosse morto”?
Il dubbio però fa molto presto a diffondersi, e la comunità si rende presto conto che se quella persona fosse morta, i membri forse non lo verrebbero a sapere.
Poi, naturalmente, ci sono volte in cui qualcuno muore davvero. In base alle situazioni, tra il silenzio dell’ignara comunità online di cui faceva parte, o magari tra le lacrime di chi aveva creato relazioni virtuali con lui, e che è venuto a sapere da qualcuno che fa da ponte tra reale e virtuale (un amico, un parente, etc…)
Provate ad applicare queste logiche a Facebook.

1. E’ la più grande comunità online al mondo.
2. Per come è costruito, tende a replicare le reti sociali offline, e poi eventualmente ad allargarle, invece che crearle ex-novo. In breve, quando apri il tuo account su Facebook, per prima cosa cerchi di collegarti alle persone che già conosci offline.
Il morire su Facebook non poteva non essere gestito. E infatti lo è. Si può morire su Facebook, ma solo se si è morti nella vita reale.
http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=deceased. A questo link trovate il form che, per dirla a livello tecnico, serve a trasformare un account utente in un account commemorativo.
E che ci fa ricordare di quanto la vita online e la vita offline stiano diventando una cosa sola.
Quando una persona muore, la sua presenza non ci abbandona del tutto, e resta un luogo in cui possiamo andare a trovarla. Allo stesso modo, morire online non significa sparire, ma diventare un oggetto di commemorazione. Una lapide 2.0.
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Per progettare una strategia di comunicazione efficace e di successo è fondamentale essere continuamente aggiornati sulle ultime tendenze e gli scenari di sviluppo del marketing online.
LEN STRATEGY offre l’opportunità di partecipare a corsi di approfondimento sugli argomenti più attuali in termini di Internet e comunicazione, e, dopo il successo dei corsi già tenuti, ha deciso di offrire un vero e proprio calendario Executive Education, da cui ciascuno può scegliere il corso più in linea con le sue esigenze.
Chi siamo:
LEN STRATEGY S.r.l. si occupa della consulenza progettuale per le aziende in termini di strategia, organizzazione, marketing e vendita.
I corsi a calendario:
L’offerta formativa è composta dai seguenti corsi:
- Marketing sui motori di ricerca – le tecniche SEM evolute: l’utilizzo di programmi di marketing sui motori di ricerca come Google AdWords e Yahoo! Search Marketing per operazioni di keyword advertising e content targeting.
- Online Reputation Management – cosa dicono i tuoi clienti di te?: gli strumenti e le piattaforme dalle quali nasce il dialogo tra gli utenti, i rischi e le opportunità che ne derivano per le aziende.
- Facebook for Business – come approcciare il fenomeno social network: le caratteristiche, gli strumenti, gli scenari di sviluppo e le potenzialità per le aziende del social network Facebook.
- Consumer Database – conosci i tuoi clienti in un database in chiave marketing: le logiche di customer database come strumento per le aziende nella corretta gestione delle relazioni con i clienti.
A chi è rivolto il corso:
Alle aziende, ai professionisti e a tutti coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze in ambito di Internet e comunicazione.
Date e durata dei corsi:
Ciascun corso è concentrato in una giornata intera, sempre il venerdì.
Marketing sui motori di ricerca – le tecniche SEM evolute:
- 6 novembre 2009
Online Reputation Management:
- 20 novembre 2009
- 4 dicembre 2009
Facebook for Business
- 6 novembre 2009
- 4 dicembre 2009
Consumer Database
- 20 novebre 2009
Le sedi del corso:
I corsi si svolgeranno a Parma, presso il Grand Hotel de la Ville e l’Hotel Parma e Congressi. Per maggiori informazioni, consulta la scheda dell’evento che ti interessa!
In più:
Il pacchetto del corso comprende il materiale didattico, l’accesso alla web library e agli approfondimenti, e una settimana di assistenza gratuita da parte da parte dei docenti e del loro staff dopo il corso, per applicare immediatamente quanto appreso alla propria attività lavorativa.
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Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?
Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.

Facebook Lite
Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve seguire tre semplici step:
- Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
- Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
- Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com
Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.
Queste le principali differenze a colpo d’occhio:
- È sparita la colonna a sinistra
- È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
- È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
- I commenti non mostrano le immagini degli autori
- Il corpo del testo è più grande
- Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)
Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste HTTP) della versione Classic a soli 155 KB. Aggiungiamo una evidente riduzione nella quantità di dati visualizzati, e quindi di query, e la dieta è servita.


Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:
- le applicazioni
- le pagine
- i gruppi
Tre componenti fondamentali dell’”esperienza Facebook” del tutto scomparsi: non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o a quali gruppi si iscrivono i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.
A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.
Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”, ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.
Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it. E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di due settimane siamo oltre ventritremila ;-).
Tags: facebookPost correlati
Leggiamo su Emarketer un interessante articolo sul mondo dei siti di dating online, probabilmente una delle prime forme assimilabli ai social network.
I dati ci dicono che l’utilizzo di questi servizi online è in leggero calo, ma che sono in aumento le entrate. Insomma, si tratta di un fenomeno interessante perché è uno dei pochi servizi Internet per cui gli utenti paiono ben disposti a pagare (a differenza dei social network, ad esempio, o dei servizi di photo e video sharing, chi più chi meno in difficoltà nella trasformazione del loro potenziale in business).
In particolare l’aumento (effettivo ed atteso) è presentato in queste proporzioni:

Fonte: Emarketer.com
Parte del successo di questi servizi è spiegabile grazie all’efficacia con cui riescono a colpire diverse nicchie di mercato: come emerge da uno studio di Consumer Search, esistono i servizi per ebrei, musulmani, cristiani, afroamericani, senior, e persino persone affette da malattie croniche (per chi fosse interessato, si tratta rispettivamente di JDate.com, MusilmDating.net, ChristinaSingles.com, SeniorFriendFinder.com, BlackSingles.com e Prescription4Love.com).
Si tratta, quindi, di un modello in fondo diverso da quello dei social network “generalisti”, e anche non corrispondente ai social network tematici (come Linkedin); li definirei piuttosto comunità goal-oriented, il cui valore non è tanto legato al numero di partecipanti, ma alle caratteristiche e agli obiettivi degli stessi.
Tags: appuntamenti online, dating online, facebook, linkedin, social networkPost correlati
Burger King si è sempre distinta, almeno negli Stati Uniti, per il carattere innovativo delle sue campagne. E’ sufficiente ricordare “Subservient Ckicken” e “Whopper Freakout”.
Ora, in tempi di in cui Facebook è un fenomeno di moda, e crescono i movimenti anti-facebook (vedi ad esempio questo interessante post sui pentiti di Facebook sul blog di tutoronline), Burger King tenta di cavalcare proprio la moda anti-facebook con la campagna “Whopper Sacrifice” (www.whoppersacrifice.com).
Il meccanismo è semplice: un’applicazione creata su Facebook consente di ottenere un Whopper (il panino “stendardo” di Burger King) gratis in cambio della cancellazione di 10 amici da Facebook. Il ritornello della campagna, abbastanza provocatorio, fa leva sul fatto che l’amore per il Whopper sia più forte dell’amicizia (almeno di quella inedita forma di amicizia che si crea sui social network).
Naturalmente, si tratta soltanto di un modo provocatorio ed originale di interpretare il social media marketing, finalizzato più che altro a creare rumore attorno ad un fenomeno. I risultati sembrano dare ragione agli ideatori della campagna: 233906 amici cancellati, oltre al blocco dell’applicazione da parte di Facebook, fonte naturalmente di altro sano buzz… Immancabile, poi, il gruppo Facebook che richiede lo sblocco dell’applicazione Whopper Sacrifice. Infine, la chiave di lettura quasi “filosofica” che si può dare alla campagna (vale a dire, vendo 10 amici per il panino di un fast-food) ha attirato anche gli articoli di molti quotidiani, non solo statunitensi, che hanno contribuito ad alimentare il fenomeno virale.
Internet Marketing Experience
Tags: 10 amici per una panino, Burger King, facebook, social media marketing, viral marketing, Whopper SacrificePost correlati
Ritorniamo nel 2009 con uno spunto di riflessione (oltre che con gli auguri per tutti, naturalmente). Nel web 2.0 stiamo assistendo a quegli stessi fenomeni che hanno interessato Internet ed il web?
In primo luogo, parlo del fenomeno della concentrazione dell’offerta. Internet, per le sue caratteristiche sostanziali, non può che essere il regno delle start-up, il paradiso delle basse barriere all’entrata, l’eden del business verso le nicchie. Ma proiettando la prospettiva dal breve al medio periodo, e focalizzando l’attenzione sui servizi web, non assistiamo forse alla concentrazione dell’offerta in oligopoli o monopoli? Basta pensare al mercato dei motore di ricerca (che ormai è un mercato DEL motore di ricerca…).
Le indiscrezioni su Microsoft che vuole acquistare Facebook, su Facebook che vuole acquistare Twitter, da cui ha “copiato” il format del microblogging, e così via, sembrano effettivamente far intuire che il mercato vada in questa direzione.
Del resto, per quanto riguarda il social networking, si tratta di prodotti di rete per eccellenza, il cui valore per il cliente aumentare all’aumentare del numero di utilizzatori. Mi iscrivo su Facebook, “pago” con i miei dati personali, mi guardo i banner, clicco sugli annunci, perché ci sono i miei amici, i compagni delle medie, gli amici degli amici che voglio conoscere, etc.. Ed è naturale che, quando il prodotto social network diventa sempre più maturo, e quindi attraente non solo per gli early adopeter, il fattore della numerosità degli utilizzatori gioca un ruolo sempre più importante nella scelta degli utenti, rispetto, ad esempio, alle caratteristiche tecniche o di usabilità che avevano attirato i pioneri del servizio. Che ne pensate? Avremo un solo social network, in cui tutti scriveranno e caricheranno materiale?
Intanto, nascono le applicazioni (vedi l’italiana Hello Txt), in grado di postare su tutti i network contemporaneamente….
C’è chi ipotizza persino che Facebook sia in grado di concentrare su di sé l’offerta di altri servizi Internet: posta elettronica, photo e video sharing, blogging, micro-blogging, petition on-line, etc…
Del secondo fenomeno parleremo nei prossimi giorni.
Buona epifania, intanto.
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Da qualche giorno si vedono, soprattutto su Facebook, i banner relativi alla campagna Tetrapak relativa al riciclaggio del celebre pack.
Lo trovo innanzi tutto un bell’esempio di cross marketing, con il claim “Dillo a tutti” che fa da trait-d’union degli interventi sui diversi media, online e offline, anche se le interazioni tra reale e virtuale non vanno oltre a questo.
Concentrandosi sulla campagna banner e sulla landing page, si vedono in effetti tratti innovativi orientati al viral marketing. Sulla landing page http://www.tetrapak.it/dilloatutti è possibile condividere le foto per farle apparire nel banner della campagna. Inoltre c’è la classica classifica virale dei banner più visti, che premia i sette banner più visualizzati con due ore di visibilità su Virgilio. Come ci ha fatto notare una studentessa, l’iniziativa è particolarmente azzeccata perché coerente con la filosofia di Facebook, nato in origine come raccoglitore virtuale di foto di studenti, e poi evolutosi in un social network con ben altre ambizioni.
Ma forse il messaggio di Tetrapak, connotato da chiari tratti di corporate social responsability, non meritava una strategia virale basata sulla brama di notorietà. Anzi, probabilmente non ne aveva nemmeno bisogno. Si tratta già di un bel messaggio, di una buona notizia, che un ampio target di persone sono stimolate a diffondere nella propria rete di contatti, senza bisogno di un benefit piuttosto effimero. Probabilmente la voglia di viralità di Tetrapak (che, del resto, emerge già dal claim “Dillo a tutti!”) ha rischiato di contaminare una gran bella campagna.
Comunque complimenti. Si vedono raramente campagne coraggiose, innovative e ben pianificate come questa.
Tags: banner tetrapak, corporate social responsability, facebook, tetrapak riciclabile, viral marketingPost correlati
Leggiamo su Emarketer alcuni interessanti dati quantitativi sul fenomeno dei social network relativi agli Stati Uniti:
- il 90% degli studenti di college utilizza i social network;
- il 60% li utilizza giornalmente;
- il principale utilizzo è costituito dai contatti con i propri conoscenti;
- trova abbastanza alta anche la percentuale di utenti che aggiornano il loto blog: 5% per i ragazzi e 9% per le ragazze.
Insomma, il fenomeno social network si conferma davvero dilagante, soprattutto in alcune fasce di utenti. Ma non sembra ancora maturo il modello di business. Le inserzioni pubblicitarie su Facebook sembrano ancora poche o non targetizzate fino alla profondità consentita dal mezzo. Non a caso lo stesso Facebook è nell’ultimo periodo un inserzionista accanito su AdWords…
Tags: AdWords, dati, dati facebook, dati social network, facebook, social network, web marketing





