2010
29
marzo

GoDaddy in Cina? No grazie.

La Cina, e in particolare il proprio governo, sembra fortemente intenzionata a dichiarare guerra al web. Dopo la diatriba con Google ecco che anche GoDaddy, il più importante registrar del mondo annuncia in modo secco e senza fronzoli di ripensamento, la propria decisione di non accettare più domini .cn. Dopo le ultime vicessitudini che hanno coinvolto google il governo cinese espande la propria politica di intrusione nella privacy delle persone e delle grandi potenze del web (tra cui Google e GoDaddy). Il primo caso lo abbiamo già visto, ma grosso clamore sta avendo il secondo: se le primo c’è stato comunque un tentativo di riconciliazione, nel secondo caso la decisione è stata immediata e categorica. La motivazione è stata semplice: il governo asiatico pretende tutti i dati di registrazione delle persone che registrano un dominio, compresa la copia dei documenti validi per la registrazione ed una foto. La goccia che hatto traboccare il vaso però, è stata la volontà di rendere questa legge retroattiva per tutti i domini registrati (considerando il numero, una enormità), nonchè il recente attacco denominato DDos ( Distributed Denial of Services attack) che oltre ad aver colpito decine di domini legati a GoDaddy, ha avuto anche altre vittime illustri come Yahoo, CNN o eBay.

Dato che all’azienda si è aggiunta anche Network Solution e che comunque i vecchi domini (per il momento) rimarranno .cn ma senza la divulgazione dei dati, rimane da capire se seguiranno la scia di Google dirottanto il proprio business su Hong kong, oppure sceglieranno un’altra strada.

Ora si apre e si solidifica un nuovo panorama del world wide web, ovvero vedere e provare a prevedere come gli altri grandi colossi del web gestiranno questo “The Grat firewall”, ma anche a livello interno visto che comunque la perdita di Google, GoDaddy e Network Solution hanno comunque provocato la perdita di posti di lavoro e di entrate monetarie.

Chissà che il tutto non venga trasportaro anche off line.

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2010
16
marzo

Google – Cina: via al 99.9%

Google-Cina 99%99% è questa la stima fatta dal Financial Times sulla probabilità di vedere Google ed i suoi servizi nel mercato del web cinese.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, l’aveva definita come la “relazione bilaterale più importante del mondo“, ma in questi ultimi tempi, complici le molteplici azioni di hackeraggio i rapporti tra le due nazioni e soprattutto tra un’azienda leader mondiale nei motori di ricerca e nei servizi correlati come Google, e un governo rigido e radicato, pieno di ombre come quello Cinese; il nodo politico rimane quindi il principale ostacolo tra la casa di Mountain View ed il mercato cinese.
Qualche giorno fa, il CEO Eric Shmidt, sembrava fiducioso sugli esiti degli utlimi colloqui con le autorità cinesi, ma il diappunto sembra prevalere su tutto:” Ci dispiacerebbe molto abbandonare il mercato cinese, ma Google non applicherà più filtri o censure nel mercato cinese”.
Di rimando, il ministro all’industria cinese, Li Yizhong, dopo i complimenti a Google per il raggiungimento del 30% della quota di mercato, ha commentato in modo poco benevolo le utlime vicessitudini dichiarando che: “se non si rispettano le leggi cinesi, si è irresponsabili e ostili, e si devono affrontare le conseguenze”.
E probabilmente è quello che avevano intenzione di fare già da tempo, forse l’attaco è stato solamente il punto di partenza per la “liberazione” del proprio mercato da fonti esterne come ad esempio l’oscuramento totale youtube, facebook, twitter, blogger e per completare il tutto sembra proprio che la ciliegina sulla torta sia Google.

In questo modo, Pechino e le sue imprese diventano padroni del più grande mercato interent del mondo sul piano del numero di utenti, circa 400 milioni.  Tolto  bigG, Baidu ed i suoi servizi, diventeranno padroni nei motori di ricerca, yahoo e bingo sono sotto il 3%, e la presenza delle aziende esterne si riduce notevolmente in quanto Amazon arriva appena all’8% nel mercato B2C Retail, Elong (Expedia) circa il 10% sul mercato dei voli, mentre MSN sfiora il 4% nel mercato delle chat. Da tutto questo si evince che la Cina ha ormai il pieno controllo su tutti i contenuti pubblicati nel proprio paese con la facoltà di censurare a proprio piacimento tutti i contenuto messi in rete; d’altra parte però le aziende straniere avrebbero buoni motivi per non investire o smettere di investire nel mercato on line cinese. Si rischia così di creare un precedente molto pericoloso per tutto il mondo del web e della liberalizzazione dei contenuti on line.

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