2010
23
gennaio

2010: l’anno della web performance, ovvero “i tuoi utenti non sono più belli degli altri”

La prima metà di gennaio è solitamente il momento delle previsioni e dei buoni propositi: “le cinque tecnologie che rivoluzioneranno il web”, “le sette cose da fare per rinvigorire il tuo blog”, ecc. Ma quest’anno web marketing managers, esperti di usabilità, creativi e sviluppatori sembrano convergere su una priorità comune: la performance. Performance intesa come velocità di caricamento delle pagine, tempi di risposta rapidi, reattività dellinterfaccia utente… in ultima analisi, come elemento fondamentale della qualità di un sito web.

A parole tutti sottolineano l’importanza della velocità di navigazione, ma nei fatti, quando il sito in questione è il nostro, spesso si tende a relegarlo in secondo piano rispetto ad esempio ai testi o all’impatto visivo, confidando ottimisticamente nel fatto che tanto i nostri utenti “sono più belli degli altri” (particolarmente motivati verso i nostri contenuti, dotati di connessioni veloci e computer performanti…).

Non si fa così. L’evoluzione tecnologica non ha risolto il problema della banda: video, Flash, librerie JavaScript ecc. tengono sempre più in scacco la rete, e la banda continua a essere sottodimensionata per le esigenze del web, il che ha numerose conseguenze in termini di accessibilità e user experience. Ve lo confermo dandovi qualche spunto di riflessione.

Una piccola evidenza di tutto questo l’abbiamo avuta anche noi di LEN STRATEGY alla fine dell’anno scorso. Stavamo per partire con una campagna Google AdWords natalizia in LEN STRATEGY con associata una landing page, che per rispettare le richieste del cliente era arrivata a pesare uno sproposito (1,7 MB). Una riscrittura completa del codice dell’ultimo minuto, che tramite tecniche AJAX ha ridotto il caricamento iniziale a soli 160 KB, ha fatto sì che la qualità della pagina per Google schizzasse a 7/10, il che ci ha consentito di essere in primo piano su parole chiave anche molto competitive.

Cosa fare quindi per capire come siamo messi col nostro sito, senza per forza essere degli ingegneri?

  1. leggere Creare siti web ad alte prestazioni di Steve Souders, guru della web performance già direttore dello Yahoo! Exceptional Performance Group e oggi in Google: magari saltando i passaggi più tecnici, vedrete esposte in modo molto chiaro e sintetico le varie criticità da tenere sott’occhio e le possibili soluzioni
  2. analizzare il proprio sito (e magari quello dei competitor) con strumenti come YSlow e Google Speed
  3. monitorare le statistiche di traffico con uno strumento evoluto come Google Analytics (buttate via quel Webalizer, per favore!), in modo da individuare eventuali colli di bottiglia nella navigazione e punti ad alto tasso di abbandono da parte degli utenti
  4. testare il sito in più condizioni possibili: da reti più lente di quella del lavoro, con computer più vecchi e browser più “imbranati” (leggi: Internet Explorer 6), e magari dal telefonino. Ma soprattutto con altri utenti diversi da voi, per capire il loro grado di soddisfazione nel reperire le informazioni che cercano.

E in generale, se il sito è particolarmente “antico”, questa è davvero l’ultima chiamata per rottamare finalmente quei frameset e quelle animazioni inutili con sotto la scritta “Skip intro” (che magari a suo tempo costarono un sacco di soldi), e fare una revisione delle pagine anche solo a livello di codice. I vostri utenti, compreso il signor Google, apprezzeranno, e magari verranno a visitarvi un po’ più spesso.

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2010
18
gennaio

Pubblicità e videogiochi: l’advergame

Oggi parliamo di advergames, ovvero una forma di advertising online che  parecchio si allontana dalle forme di comunicazione tradizionali alle quali siamo stati abituati. L’advergame (detto anche game advertising o ancora in-game advertising),  è un tipo particolare di pratica che consiste nello sfruttare i videogame, da quelli in flash ai più sofisticati per consolle, all’interno delle proprie campagne di marketing. I videogiochi, infatti, rappresentano un’ottimo canale di comunicazione sia per reclamizzare e pubblicizzare specifici prodotti o brand, sia per veicolare specifiche idee e concetti. Si tratta di uno strumento decisamente pull che garantisce un alto livello di coinvolgimento ed una esposizione dell’utente al brand pubblicizzato sicuramente maggiore rispetto ad altri strumenti di advertising utilizzati su vecchi e nuovi media.

Vi sono due macrocategorie fondamentali di advergame :

  1. I giochi che nascono con il preciso scopo di veicolare un messaggio promozionale e pubblicitario.
  2. I giochi che, pur nascendo con scopi autonomi, veicolano al loro interno messaggi pubblicitari con fini differenti.

La prima macrocategoria trova la sua concretizzazione più naturale nei giochi in flash, che l’utente può giocare online oppure scaricare sul proprio pc; questi non richiedono competenze e costi di sviluppo particolarmente elevati e risultano comunque molto efficaci soprattutto per la loro viralità, specie considerando la loro diffusione attraverso portali e siti dedicati.

Figura 1. Advergame su videogioco in flash

Figura 1. Advergame su videogioco in flash

La seconda macrocategoria  è tipica invece dei videogame più sofisticati e, in particolare, di quelli sportivi, sfruttando spesso i cartelloni digitali come veicolo per la promozione dei prodotti. Ma la realtà dei fatti, e questo potrebbe apparire particolarmente innovativo ai più, non si ferma ai semplici prodotti. L’ultima, assai soddisfacente, campagna propagandistica di Obama ha sfruttato – in parte – i videogame per proporre il ben noto “change”. Cartelli con l’immagine presidenziale sono apparsi in videogame della Electronic Arts per console X-Box. Un indicatore davvero interessante delle tendenze in atto.

Figura 2. Cartellone digitale in "Burnout Paradise" di EA

Figura 2. Cartellone digitale in "Burnout Paradise" di EA

Andiamo a scoprire invece quelle che sono le microcategorie di advergames utilizzabili, ovvero a quali modelli ricorrere  a seconda di ciò che si vuole ottenere dall’utenza o ciò che si spera di suscitare nel pubblico. Le variabili in tal caso saranno il prodotto o l’idea da pubblicizzare e il modo in cui si intende farlo.  Avremo quindi:

  1. Giochi di tipo associativo, in cui c’è una correlazione non diretta, ma comunque presente tra il gioco e il brand in questione. Ne sono un esempio i cartelloni di sponsorizzazione disseminati nei vari giochi a sfondo sportivo.
  2. Giochi rappresentativi del brand: in cui l’oggetto stesso, o l’idea, o il prodotto diventano parte e – a volte – scopo stesso del gioco. La correlazione è diretta ed evidente. Questa pratica è molto diffusa nella categoria dei giochi flash a cui prima si faceva riferimento.
  3. Tipologie dimostrative che ricalcano le caratteristiche originali del marchio senza alterarle o modificarle in alcun modo.
  4. Giochi a competizione, che risultano particolarmente efficaci nel caso in cui il prodotto sia di particolare valore o particolarmente riconosciuto a livello sociale. In giochi come questi l’ingrediente fondamentale è – quasi sempre – la possibilità di sfidare amici e sconosciuti in multiplayer, aggiungendo una buona dose di competitività alla scena.
  5. Di tipo educativo o divulgativo, in cui ciò che conta è far passare prima di tutto un messaggio e poi vendere un prodotto. Sono un esempio di questi giochi quelli dedicati a particolari tematiche di ordine sociale o legati a contesti specifici. I più giovani risultano essere il target ideale.

E’ sempre bene considerare esattamente che cosa si vuole ottenere con la creazione di un prodotto del genere e stabilire, in funzione degli obiettivi una metodologia e un impianto di progettazione. Se ben gestiti possono essere uno strumento estremamente interessante e potente in grado di dare la giusta visibilità a ciò che vogliamo.

È bene fare un breve accenno anche a possibili effetti indesiderati che possono sussistere, primo fra tutti l’affermazione del gioco sul prodotto. Non sono rari i casi di esperimenti di questo tipo che hanno visto il prevalere del ludico sul pubblicitario. In casi come questi è necessario chiarire che il divertimento non è scopo prioritario (anche se importante) e non deve essere valorizzato in maniera eccessiva. D’altro canto non è nemmeno pensabile il contrario: l’eccessiva “commercializzazione” del tutto appiattirebbe ogni possibile relazione con l’utenza. Un corretto bilanciamento tra questi due poli rappresenta sicuramente la strategia migliore per garantire il successo di un videogame creato apposta per commercializzare un prodotto.

Questa nuova tipologia di advertising è destinata a crescere sempre di più in futuro. Le aziende più all’avanguardia investono sempre più capitali nella creazione di tali strumenti e nella gestione di tali dinamiche. Lo scopo – come sempre – è quello di assicurarsi una fetta sempre maggiore di utenze raggiungendo sempre più persone.

È erroneo pensare che queste soluzioni siano impiegabili esclusivamente da grossi brand: anche le PMI italiane possono trovare in soluzioni di questo tipo un utile compromesso tra costi di produzione e ritorno pubblicitario, certo è che tutto dipende da ciò di cui abbiamo bisogno.

Come sempre la soluzione pubblicitaria migliore è quella più adatta alle nostre esigenze.

Fonte

Disponibile anche su Web Marketing InnerEye

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2010
13
gennaio

GOOGLE Dictionary, e il dizionario è on line!

GOOGLE .= “Dictionary” oppure GOOGLE++ potrebbero scrivere i programmatori abituati alla maggior parte dei linguaggi di programmazione in uso. Per i neofiti, Google aggiunge in via quasi definitiva un servizio in più a quelli già esistenti: Dictionary. Per gli utilizzatori più assidui del motore di ricerca, forse questo servizio era già conosciuto tramite l’utilizzo di “define” nella barra di ricerca, ma ora c’è di più. Google mette a disposizione una sezione del sito apposita, www.google.com/dictionary in cui poter cercare le definizioni per una parola lingua per lingua o tradurla in diverse lingue opzionabili (da non confondere con google translate che esegue una mera traduzione di una frase nella lingua selezionata). Nella pagina risultato della parola cercata è possibile avere la parte legata al dizionario, con lo spelling, la pronuncia ed alcune traduzioni; una seconda parte, con i possibili sinonimi e le altre lingue in cui è presente quella parola ed una terza parte in cui ci sono le vere definizioni: queste non sono presenti all’interno di un database di Google, ma vengono presi i riferimenti in base alle definizioni per quella parola nel web e nella lingua selezionata anche se, come riferimento principale, si ha quasi sempre wikipedia nell’eenco dei risultati.

 
 
Fig. 1 Risultati Google Dictionary

Fig. 1 Risultati Google Dictionary per "hello"

 

 
 

Nel caso però si voglia solamente avere una definizione della parola cercata, è possibile utilizzare una scorciatoia che mette a disposizione Google direttamente dalla propria barra di ricerca, sia dalla home page del sito, che dalla toolbar. In poche parole, scrivendo “define : hello” veniamo rimandati ad una pagina di risultati particolari, denominata Definizioni Web (Fig 2. – Ma gli stessi risultati si possono trovare nella pagina dei risultati di Google Dictionary – Fig 1.). In questa pagina è possibile visualizzare le definizioni per la parola cercata, presenti su diversi siti web. Vengono fornite anche associazioni di parole in cui è presente quella cercata ed anche la possibilità di trovare definizioni in altre lingue. Da notare che, in linea con i risultati di Google Dictionary, anche qui wikipedia viene utilizzato come principale sito di riferimento. Un’utile funzionalità è che ci viene data la possibilità, come nelle normali ricerche, di cercare la definizione sia nel web, che nella lingua del browser.

 

Fig 2. Google - define : ciao 

Fig 2. Google - define : ciao

 

Riprendendo quanto scritto all’inizio, Google Dictionary è quasi definitivo, poiché mancano all’appello ancora alcune lingue e l’obiettivo finale sarà quello di correlare un file audio per la pronunica delle parole e qualche file miltumediale dove possibile (al momento queste ultime caratteristiche sono implementate solo per alcuni vocaboli.).
Per le agenzie di consulenza on line e soprattutto per tutte quelle che effettuano delle campagne, e quindi SEM, vi è la possibilità di migliorare la propria competenza e di capire più approfonditamente il concetto che le persone hanno delle parole cecate, dato che le definizioni vengono fornite dal web e da siti, come wikipedia, dove il contenuto può essere fatto da tutti. Nell’imminente futuro dunque, per capire se le nostre keywords possono funzionare al 100%, sarà opportuno correlare le informazioni che possiamo avere dall’analisi delle parole chiave tramite strumenti appositi (come AdWords per i volumi di ricerca) ma anche dai concetti o definizioni che le persone associano a quelle keywords. In questo modo si avrà una maggior precisione nell’impostazione delle campagne e si potranno capire in tempi brevi su quali nuove parole chiave poter puntare per attirare nuovi utenti e quindi nuovi clienti.

 

 

 
 
 
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2010
7
gennaio

“The web 2.0 suicide machine”: suicidio sui social network in modo rapido e indolore.

Basta un click e “The web 2.0 suicide machine” consente agli utenti del mondo web 2.0 di “suicidare” la propria identità online, di uscire una volta per tutte dai social network e dire addio al mondo web 2.0.
Stando a quanto asserito dai gestori del sito www.suicidemachine.org gli aspiranti suicidi virtuali possono “eliminare tutti falsi amici virtuali” – e “farla finita con il loro alterego Web 2.0″. Il servizio funziona attualmente con Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn e in 52 minuti riesce a fare automaticamente ciò che manualmente richiederebbe oltre nove ore.
L’unico problema, decisamente non trascurabile, riguarda il fatto che per effettuare questo “suicidio assistito” occorre fornire al gestore della suicide machine i dati che permettono l’accesso ai vari social network; in sostanza, nulla garantisce che il profilo non venga copiato prima di essere distrutto, oppure che venga semplicemente spostato su pagine irraggiungibili dal titolare in attesa di futuri utilizzi illeciti.
La risposta del mondo web 2.0 non si è fatta attendere, e Facebook da qualche giorno ha bloccato l’accesso da www.suicidemachine.org. In pratica, non è più possibile “suicidare” il proprio account attraverso questo sito.
Un rappresentante di Facebook ha dichiarato: “Facebook permette a chi non vuole più utilizzare il sito di disattivare il proprio account, oppure di cancellarlo completamente. La Web 2.0 Suicide Machine invece raccoglie le credenziali di accesso dell’utente e questo costituisce una violazione della nostra policy, pertanto l’abbiamo bloccata.”
I gestori della ‘macchina per il suicidio virtuale’ hanno risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.

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2009
23
dicembre

Presepe, stella cometa e rosario digitale I-Phone…

rosarioLa recita del rosario diventa digitale su I-Phone e sul BlackBerry, e la chiesa Cattolica è sempre più Hi-tech!
Il Rosario Digitale, lanciato dalla Santa chiesa di Loreto, consente di recitare il Santo Rosario con un proprio gruppo di amici o con un gruppo di preghiera già attivo, sentendosi parte di una comunità che prega insieme in uno scenario mondiale. L’applicazione è disponibile da fine novembre 2009 sia in italiano che in inglese alla modica cifra di 4,99€.
Nei giorni subito successivi al lancio è stato toccato il picco di più di 4.000 visitatori unici al giorno e ora si contano più di 400 visite giornaliere con trend in forte crescita.
Associata al sito www.prexcommunion.com, mostra direttamente il testo associato al giorno della settimana, mentre scorrono le immagini e la voce guida inizia la recita delle preghiere. Sul video del cellulare, o al computer, si potrà vedere quante persone nel mondo stanno pregando assieme in quel momento. Gli utenti registrati, tra l’altro, potranno anche proporre agli altri fedeli intenzioni di preghiera pubbliche o private.
Quindi, se a meno di due giorni dal Natale non avete ancora deciso cosa regalare, mettete un bel rosario digitale sotto l’albero…!!!

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2009
15
dicembre

Facebook, Berlusconi, i gruppi misteriosi nati in un’ora e la costruzione identitaria

facebookLa notizia ha già fatto il giro della stampa tecnica e di quella generalista: centinaia di migliaia di persone si sono trovate iscritte ad un gruppo “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia“, senza averlo mai sottoscritto. Questo gruppo, evidentemente, nasce come uno dei numerosissimi gruppi bufala su Facebook, strutturati soltanto per attirare membri, ed ha cambiato nome per cavalcare l’ondata mediatica susseguente alla vicenda capitata al nostro presidente del consiglio. Insomma, per capirci (e passatemi l’iperbole): è come iscriversi ad un club di appassionati della lettura (del tipo “Tutti quelli a cui piace leggere un buon libro prima di addormentarsi”), creato ed amministrato da una persona che non conoscete, e poi scoprire che questo amministratore lo fa diventare il circolo dei fan del Manifesto del partito comunista, o del Mein Kampf, se preferite. Effettivamente, a molti potrebbe non far piacere.

Per capirci qualcosa in più, sono interessanti le reazioni degli utenti di Facebook, strutturate questi livelli:
- c’è chi si è ribellato, scrivendo nella bacheca del gruppo ed invitando gli altri a disiscriversi;
- c’è ovviamente chi sostiene la teoria del complotto, pensando che si tratti di una trama ordita dalla destra per controbattere ai numerosi gruppi che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, e dei quali molti politici chiedono la chiusura;
- c’è chi ha un amico chiaramente di sinistra iscritto al gruppo e porta il suo nome a testimonianza della truffa.

Intanto, in home del gruppo, l’amministratore ci fa gentilmente sapere:

AVVISO IMPORTANTE
X TUTTI COLORO KE NN SANNO KI è STATO AD ISCRIVERLI!!
E STATO BABBO NATALE KE VI HA ELOGIATO CON IL REGALO PIU’ BELLO.

Insomma, sembra che la vicenda venga ricondotta nella cornice delliniziativa isolata di un singolo, probabilmente non del tutto lucido mentalmente: curiosamente (ma neanche tanto), è la stessa fine che sta facendo la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi.

Questa strana storia ci fa capire cosa rappresenti Facebook per moltissimi utenti (o meglio, per moltissime persone): uno strumento di definizione identitaria.
Su Facebook, le persone si iscrivono ai gruppi e diventano fan delle pagine  per far sapere ai membri delle loro reti  sociali quali sono le cose che amano, quelle in cui credono: in breve, chi sono veramente. E lo fanno con la loro identità reale, e non virtuale, non dimentichiamolo mai.

Certo, iscriversi ad un gruppo su Facebook implica un coinvolgimento tendente allo zero nella causa che decidi di sostenere davanti ai tuoi amici: è sufficiente un clic, e si può sempre tornare indietro. Non a caso, infatti, in questo modo si creano soltanto legami molto deboli tra i membri di quel gruppo, i quali  raramente interagiscono tra loro
e quasi mai si conoscono, a parte qualche significativa eccezione.
Ma questo non significa che quell’adesione non conti nulla. Infatti, ora, quelle stesse persone si ribellano perché si sentono depredate della propria identità, e vedono il loro nome, il loro cognome, le loro foto, i loro stati entrare in dissonanza con un gruppo a cui non hanno scelto di aderire.

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2009
15
dicembre

Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito: Un altro esempio di Rinascimento 2.0!

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma questo è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche, e aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di Advertising, promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente con logiche SEM, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungerci nel vostro nuovo network professionale.

Articolo disponibile anche su “Diario di un Arrotino del Web

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2009
10
dicembre

Caro Babbo Natale voglio le API nuove

La letterina con la lista dei regali l’ha già scritta. Latte e biscotti, da lasciare sul tavolo della cucina la vigilia di Natale, sono già stati acquistati. Giusto per far vedere che è un bravo bambino preparerà anche un paio di carote per le renne, pulirà la canna fumaria e metterà un panettone all’interno del camino come nella pubblicità. E’ tutto pronto; resta soltanto da scegliere il giorno per la visita al centro commerciale di Mountain View dove sulle ginocchia del vecchio Babbo Natale, il “piccolo” Google, potrà chiedergli i suoi regali.

Proprio come i bambini che nella loro letterina hanno in lista un nuovo giocattolo perchè il vecchio è rovinato o mezzo scassato, Google nella sua ci ha messo una richiesta per le nuove API. Le vecchie e care API Gears ideate con lo scopo di rendere i siti internet simili ad applicazioni web verranno accantonate per dare sempre più spazio alle logiche basate sul nuovo standard web dell’HTML5.
Anche se Google garantirà ancora il pieno supporto alle API Gears, le applicazioni basate su questa tecnologia (come ad esempio WordPress) si dovranno aggiornare seguendo la strada  che l’HTML5 sta tracciando. Con Chrome che tende sempre più a diventar un vero e proprio sistema operativo (Chrome OS) è necessario guardare al futuro basandosi su una tecnologia che, sebbene non sia ancora stata ufficialmente “battezzata” dal W3C, promette uniformità e nuove funzionalità. HTML5 permetterà di fare a meno di molti prodotti legati ai browser e di molti plug-in di terze parti. Molte logiche e funzionalità verranno integrate (plug-in video, streaming, ecc…) e si tenderà sempre più verso la creazione di un nuovo standard. La massima portabilità dei siti web su browser differenti e dispositivi mobili permetterà di avere internet sempre più al centro della vita di ogni singolo individuo.

Ci resta solo da aspettare il 25 dicembre per vedere se il “piccolo” Google sotto l’albero troverà il suo regalo. Ma siamo sicuri che durante l’anno sia stato un bravo bambino?

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

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2009
27
novembre

All-in di Google con Chrome OS. Fine del torneo?

Se fosse un torneo di Texas Hold’em, Google, con Chrome si è limitato a fare un call. Con il Chrome Frame ha fatto un raise ed ora al tavolo finale chiama l’all-in perchè in mano ha il Chrome OS.
Chrome OS è il sistema operativo basato su kernel Linux che Google ha presentato al mondo il 20 novembre scorso e che, entro la fine del 2010, sarà disponibile al pubblico (intanto se si vuole sbirciare qualcosina lo si può fare da QUI).
Pare dunque che le voci di corridoio circolate su questo tema si stiano tramutando in qualcosa di molto concreto e più che mai tangibile.
Lo scopo del sistema operativo di BigG è quello di rendere veloce l’esperienza che l’utente ha in rete. Tutto deve essere veloce ed immediato: dalla semplice navigazione all’utilizzo dei software. Infatti che senso ha sprecare il 50% o più delle risorse fisiche di una macchina solo per far girare il sistema operativo quando alla maggior parte degli utenti serve solo un browser per navigare in rete? Le pessime prestazioni di un PC, soprattutto legate alla memoria, rendono lenta l’esperienza che l’utente ha in rete e lo constringolo ad aggiornamenti hardware o alla peggio alla sostituzione dell’intera macchina. Ma che senso ha? E’ come uno che ha fame e si compra un ristorante!
Ecco dunque che Google punta a crare un’esperienza che non vincoli gli utenti, che fanno di internet la principale attività, alle prestazioni. Per questo sul suo sistema operativo non ci sarà nessun programma su disco da installare, nessun codice di registrazione/attivazione e nessun vincolo fisico legato alle prestazioni dell’hardware (supportati processori ARM ed x86).
Tutto free ed estremamente veloce, basti pensare al boot di soli 7 secondi, come già accade con i Docs, il Calendar, GMail, ecc.. utilizzabili dal proprio account di Google.

L’ennesima sfida ai rivali di sempre sta per concretizzarsi. A questi conviene non rischiare e fare un fold intanto che si è al flop prima di farsi troppo male al turn o al river. Con Google come avversario non si può sperare in un suo bluf: le fiches potrebbero finire in un istante…

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

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2009
24
novembre

Reputazione online – Google il diavolo e l’Acquasanta

arrotino-boia (2)Adoro Google, nel bene o nel male è uno delle eliche che sospinge il vento Rinascimentale 2.0.

Ma nel suo condore 2.0 del suo slogan “don’t be Evil”, (è finto: it’s business it’s not personal) il motore di ricerca nato in un garage americano può diventare per molte aziende od individui un nemico giurato! Provate ad inserire il nome vostro o delle vostre aziende, se qualcuno ha mai scritto qualcosa di negativo, Google non si scorda, ne si scorderà in futuro e vi riporta tutto in termini di pertinenza (non di giusto o sbagliato, legale od illegale).

In America “Reputation Management” è nato proprio per fornire degli strumenti adatti ad affrontare le difficoltà che emergono nel gestire il proprio brand nel web. Quando Google (“Don’t be Evil”) diventa “Diabolico” e, ad una ricerca con il tuo nome, restituisce risultati imbarazzanti o quanto meno indesiderati. Tutti facciamo errori, ma con Google e nel web in genere un errore può mordervi i calcagni per molto tempo.

Ma google non è diabolico come sembra, fa il suo lavoro, ma cerca comunque di agevolarvi nel sapere cosa fare e quando. Innanzi tutto ha inserito una funzione gratuita “Google Alert” che una volta settato vi segnala in tempo reale quando e dove qualcuno ha menzionato voi od il vostro brand.

Poi scopriamo questo recente post del Google Webmaster Central Blog che fornisce alcuni interessanti consigli su cosa fare quando la negatività si accosta al vostro nome; suggerimenti quindi su come gestire le notizie e le informazioni che influenzano la tua reputazione online.

Pensaci 2 volte (anche 3)

La prima regola per risolvere il problema alla radice: pensaci 2 volte prima di inserire le tue informazioni personali su internet. A volte i motori di ricerca restituiscono risultati con i tuoi dati personali anche al di fuori del contesto in cui sono stati pubblicati in un primo momento. Detto in poche parole: “Devi essere sempre in controllo delle informazioni che pubblichi, la responsabilità è tua e tua soltanto“. Non inserire commenti con superficialità, soprattutto su pagine controllate da altri (nel tuo blog puoi sempre rimuovere).

Agisci in prima persona (e fallo in fretta)
Se qualcosa che non ti piace è stato pubblicato, cerca di rimuoverlo il prima possibile. Google non è il padrone di internet e restituisce solo i risultati inviati dagli instancabili spider. Instancabili, sì, ma non onnipresenti: se agisci in fretta puoi rimuovere i contenuti indesiderati prima ancora che siano indicizzati. Ecco i possibili scenari, a seconda di dove è il contenuto:

1) Il contenuto è sul tuo sito – Splendido! Facile facile: Ricontrolli ciò che hai pubblicato, ti accorgi che hai commesso un errore subito, modifica e nessuno se ne accorgerà… ma fallo subito!
2) Il contenuto è su una piattaforma di Sharing/Social Network – Probabilmente anche in questo caso non ci saranno grandi problemi. Entra nel tuo profilo e cancella il materiale o le informazioni che ti danneggiano. Al massimo, se le cose si mettono male, elimina definitivamente il tuo profilo.
3) Il contenuto è su un sito di terzi – Contatta il prima possibile il webmaster per far rimuovere le informazioni errate. Se il sito non presenta canali di comunicazione, puoi trovare le informazioni che cerchi effettuando una ricerca [ whois www.esempio.it ] o, al massimo, contattando l’azienda di hosting sempre elencata nei risultati whois.
Usa gli strumenti di Google
Solo dopo che il contenuto è stato fisicamente cancellato dal web (che sia stato tu a farlo o il web master di un sito terzo non importa) puoi rivolgerti al centro di rimozione url di Google per completare l’opera, sia di aggiornamento pagina che di rimozione dell’url obsoleto.

Utilizza un approccio proattivo
Se hai difficoltà a contattare il webmaster, o se questo (maledetto) si rifiuta di soddisfare le tue richieste, l’unico modo per contrastare la fuoriuscita di contenuti spiacevoli nella SERP di Google è la pubblicazione di nuovi contenuti capaci di “affossare” quelli che non ti rispecchiano. Certo, se hai a disposizione un network di siti satellite (possibilmente SEO Friendly) la cosa può essere abbastanza semplice, ma l’importante è combattere i risultati nefasti sul loro stesso piano:

Come affossi i contenuti sgraditi?

Per i testi: Usa il tuo blog, il profilo Google e un buon contatto Linkedin per diffondere le informazioni che preferisci.
Per le foto: pubblica delle nuove foto perfettamente ottimizzate per il web sia sul tuo blog che su Picasa e Flickr così risolvi le ricerche immagini di Yahoo!
Per i Video: inutile dirti che Youtube, Google Videos e Yahoo! Video sono i tuoi campi di lavoro. In questo caso, qualche buon consiglio su come creare dei video virali ti può servire.

Influenza le Google News
Anche se hai un blog ben indicizzato per veicolare i tuoi contenuti, forse non sei compreso tra le liste dei siti considerati da Google News. Se hai la necessità di far scivolare dalle ultime notizie qualcosa che non gradisci, ti conviene pubblicare contenuti validi sui migliori siti di comunicati stampa, ovvero piattaforme multiautore che Google tiene in buona considerazione per l’aggiornamento delle notizie.

Articolo disponibile anche su: Arrotino del Net

Ecco alcuni articoli che ho scritto su Reputation Management:

Reputation rule! I consumatori si fidano delle opinioni on-line

Reputation 2.0 – Le 10 regole per “Reputation Management fai da te”

“Reputazione 2.0”- Welcome to the Jungle!

Reputation 2.0 – Liberatevi dell’Omino Bianco

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