La prima metà di gennaio è solitamente il momento delle previsioni e dei buoni propositi: “le cinque tecnologie che rivoluzioneranno il web”, “le sette cose da fare per rinvigorire il tuo blog”, ecc. Ma quest’anno web marketing managers, esperti di usabilità, creativi e sviluppatori sembrano convergere su una priorità comune: la performance. Performance intesa come velocità di caricamento delle pagine, tempi di risposta rapidi, reattività dell’interfaccia utente… in ultima analisi, come elemento fondamentale della qualità di un sito web.
A parole tutti sottolineano l’importanza della velocità di navigazione, ma nei fatti, quando il sito in questione è il nostro, spesso si tende a relegarlo in secondo piano rispetto ad esempio ai testi o all’impatto visivo, confidando ottimisticamente nel fatto che tanto i nostri utenti “sono più belli degli altri” (particolarmente motivati verso i nostri contenuti, dotati di connessioni veloci e computer performanti…).
Non si fa così. L’evoluzione tecnologica non ha risolto il problema della banda: video, Flash, librerie JavaScript ecc. tengono sempre più in scacco la rete, e la banda continua a essere sottodimensionata per le esigenze del web, il che ha numerose conseguenze in termini di accessibilità e user experience. Ve lo confermo dandovi qualche spunto di riflessione.
- Google: dopo avere sottolineato chiaramente l’importanza della velocità di caricamento ai fini della qualità di una pagina perché strettamente legata alla soddisfazione dell’utente, il principale motore di ricerca mondiale ha ufficializzato che i tempi di caricamento presto costituiranno uno dei parametri fondamentali per l’elaborazione dei risultati
- le mosse degli altri grandi: tutti i top players mondiali mostrano una nuova consapevolezza sul tema, basti pensare a Facebook Lite (di cui abbiamo già parlato tempo fa) o alle recentissime sperimentazioni HTML 5 di YouTube e Vimeo volte a eliminare il collo di bottiglia della tecnologia Flash Video
- le tecnologie di connessione: l’esperienza di Internet in Italia è ancora caratterizzata per lo più da connessioni ADSL insoddisfacenti. La banda larga non decolla, Wi-Max è tabù, numerose aree geografiche nemmeno troppo periferiche viaggiano ancora a 56k… e nel frattempo in un anno gli utenti che si connettono da cellulare o chiavetta USB in Italia sono più che raddoppiati, tutte persone che comunque si adattano a navigare in condizioni restrittive
Una piccola evidenza di tutto questo l’abbiamo avuta anche noi di LEN STRATEGY alla fine dell’anno scorso. Stavamo per partire con una campagna Google AdWords natalizia in LEN STRATEGY con associata una landing page, che per rispettare le richieste del cliente era arrivata a pesare uno sproposito (1,7 MB). Una riscrittura completa del codice dell’ultimo minuto, che tramite tecniche AJAX ha ridotto il caricamento iniziale a soli 160 KB, ha fatto sì che la qualità della pagina per Google schizzasse a 7/10, il che ci ha consentito di essere in primo piano su parole chiave anche molto competitive.
Cosa fare quindi per capire come siamo messi col nostro sito, senza per forza essere degli ingegneri?
- leggere Creare siti web ad alte prestazioni di Steve Souders, guru della web performance già direttore dello Yahoo! Exceptional Performance Group e oggi in Google: magari saltando i passaggi più tecnici, vedrete esposte in modo molto chiaro e sintetico le varie criticità da tenere sott’occhio e le possibili soluzioni
- analizzare il proprio sito (e magari quello dei competitor) con strumenti come YSlow e Google Speed
- monitorare le statistiche di traffico con uno strumento evoluto come Google Analytics (buttate via quel Webalizer, per favore!), in modo da individuare eventuali colli di bottiglia nella navigazione e punti ad alto tasso di abbandono da parte degli utenti
- testare il sito in più condizioni possibili: da reti più lente di quella del lavoro, con computer più vecchi e browser più “imbranati” (leggi: Internet Explorer 6), e magari dal telefonino. Ma soprattutto con altri utenti diversi da voi, per capire il loro grado di soddisfazione nel reperire le informazioni che cercano.
E in generale, se il sito è particolarmente “antico”, questa è davvero l’ultima chiamata per rottamare finalmente quei frameset e quelle animazioni inutili con sotto la scritta “Skip intro” (che magari a suo tempo costarono un sacco di soldi), e fare una revisione delle pagine anche solo a livello di codice. I vostri utenti, compreso il signor Google, apprezzeranno, e magari verranno a visitarvi un po’ più spesso.
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Quello è un investimento intelligente con logiche SEM, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!
Adoro 
