Se l’obiettivo di conversione è la raccolta di dati dell’utente (a partire dall’e-mail), una delle decisioni più critiche è: quante e quali informazioni chiedo all’utente?
Da un lato, è naturale che un database completo di nome, cognome, sesso, età, indirizzo, telefono, e-mail, etc… sia un’ottima base per attività mirate di direct marketing e CRM. Ma dall’altro, lo sappiamo benissimo, gli utenti non hanno nessuna voglia di lasciare quei dati in giro, o, se non altro, non hanno tempo per compilare lunghi form. E’ necessario vedere la questione da questo di vista: su Internet, la maggior parte dei servizi si pagano con i propri dati personali. Intendiamoci, non è nulla di rivoluzionario, ma spesso viene dimenticato.
Pertanto, se vogliamo chiedere un lauto “pagamento” da parte del nostro utente, dobbiamo dargli in cambio qualcosa considerato di alto valore.
Provate a guardare questa landing page di una campagna del wall street institute:
http://www.wallstreet.it/offerte-speciali/verifica-il-tuo-inglese-gratis.php
Se siete interessati ad un corso d’inglese, probabilmente siete interessati a ricevere un test di autovalutazione… E se vi siete impegnati a realizzare il test (per la verità forse un po’ lungo per le dinamiche del web, ma del resto bisognava mantenere un’idea di serietà dell’operazione) di sicuro vorrete sapere il risultato… Solo se vi registrate, naturalmente. In questo caso, la richiesta di altri dati, oltre l’e-mail, è del tutto giustificata, e scoraggerà un numero limitato di utenti…
Un’altra arma fondamentale per indurre l’utente a lasciare i propri dati personali è la trasparenza. Il principale timore di chi lascia i propri dati personali, infatti, è legato all’ignoto, all’impossibilità di sapere come verranno utilizzati. In questo caso, Activia (http://www.activia.it/Registrazione/default.aspx) lega efficacemente il concetto di programma regolarità con la cadenza della newsletter, chierendo fin da subito cosa succederà lasciando la propria e-mail. Poi, per la verità, la seconda pagina (obbligatoria) del form di registrazione non è altrettanto trasparente e temo possa far diminuere significativamente il tasso di conversione… Per questo motivo, le landing page che funionano non sono quelle che tendono tranelli agli utenti, ma che li informano in maniera trasparente (anche sulle politiche di privacy). Funzionano non soltanto in termini di tasso di conversione, ma anche di “qualità” del contatto ottenuto.
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