2009
18
settembre

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 3

Dopo avere affrontato l’analisi strategica (v. puntata 1) possiamo concentrarci sulla fase di progettazione. A tal fine è fondamentale stabilire quale genere di community intendiamo creare.  E’ possibile identificare diverse tipologie, determinate da un lato dalla motivazione e dall’interesse mostrato dagli utenti verso la community e dall’altro dai valori del brand e del business intorno ai quali ruota la community stessa.
Incrociando queste variabili possiamo definire le seguenti tipologie:

1. community basate sulla fedeltà, finalizzate a creare relazioni fedeli con i membri e i clienti attuali e potenziali;

2. community basate sull’entusiasmo, composte da membri che condividono una passione legata al brand dell’azienda;

3. community basate sullo sviluppo condiviso di nuovi prodotti: mettono in relazione soggetti coinvolti nello sviluppo di nuove attività aziendali, sia interni che esterni all’azienda;

4. community basate sugli eventi, finalizzate a raccogliere adesioni per un evento e creare una comunità di partecipanti per più eventi;

5. community di formazione, sia interna all’azienda, sia rivolta ai clienti finali o al trade per l’utilizzo ottimale dei prodotti e dei servizi;

6. community di supporto ai prodotti, centrate all’assistenza post-vendita o per la rete vendita.

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2009
23
gennaio

Appuntamenti online, il business duraturo

Leggiamo su Emarketer un interessante articolo sul mondo dei siti di dating online, probabilmente una delle prime forme assimilabli ai social network.

I dati ci dicono che l’utilizzo di questi servizi online è in leggero calo, ma che sono in aumento le entrate. Insomma, si tratta di un fenomeno interessante perché è uno dei pochi servizi Internet per cui gli utenti paiono ben disposti a pagare (a differenza dei social network, ad esempio, o dei servizi di photo e video sharing, chi più chi meno in difficoltà nella trasformazione del loro potenziale in business).

In particolare l’aumento (effettivo ed atteso) è presentato in queste proporzioni:

Emarketer.com
Fonte: Emarketer.com

Parte del successo di questi servizi è spiegabile grazie all’efficacia con cui riescono a colpire diverse nicchie di mercato: come emerge da uno studio di Consumer Search, esistono i servizi per ebrei, musulmani, cristiani, afroamericani, senior, e persino persone affette da malattie croniche (per chi fosse interessato, si tratta rispettivamente di JDate.com, MusilmDating.net, ChristinaSingles.com, SeniorFriendFinder.com, BlackSingles.com e Prescription4Love.com).

Si tratta, quindi, di un modello in fondo diverso da quello dei social network “generalisti”, e anche non corrispondente ai social network tematici (come Linkedin); li definirei piuttosto comunità goal-oriented, il cui valore non è tanto legato al numero di partecipanti, ma alle caratteristiche e agli obiettivi degli stessi.

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2009
6
gennaio

Il futuro del web 2.0

Ritorniamo nel 2009 con uno spunto di riflessione (oltre che con gli auguri per tutti, naturalmente). Nel web 2.0 stiamo assistendo a quegli stessi fenomeni che hanno interessato Internet ed il web?

In primo luogo, parlo del fenomeno della concentrazione dell’offerta. Internet, per le sue caratteristiche sostanziali, non può che essere il regno delle start-up, il paradiso delle basse barriere all’entrata, l’eden del business verso le nicchie. Ma proiettando la prospettiva dal breve al medio periodo, e focalizzando l’attenzione sui servizi web, non assistiamo forse alla concentrazione dell’offerta in oligopoli o monopoli? Basta pensare al mercato dei motore di ricerca (che ormai è un mercato DEL motore di ricerca…).

Le indiscrezioni su Microsoft che vuole acquistare Facebook, su Facebook che vuole acquistare Twitter, da cui ha “copiato” il format del microblogging, e così via, sembrano effettivamente far intuire che il mercato vada in questa direzione.

Del resto, per quanto riguarda il social networking, si tratta di prodotti di rete per eccellenza, il cui valore per il cliente aumentare all’aumentare del numero di utilizzatori. Mi iscrivo su Facebook, “pago” con i miei dati personali, mi guardo i banner, clicco sugli annunci, perché ci sono i miei amici, i compagni delle medie, gli amici degli amici che voglio conoscere, etc.. Ed è naturale che, quando il prodotto social network diventa sempre più maturo, e quindi attraente non solo per gli early adopeter, il fattore della numerosità degli utilizzatori gioca un ruolo sempre più importante nella scelta degli utenti, rispetto, ad esempio, alle caratteristiche tecniche o di usabilità che avevano attirato i pioneri del servizio. Che ne pensate? Avremo un solo social network, in cui tutti scriveranno e caricheranno materiale?

Intanto, nascono le applicazioni (vedi l’italiana Hello Txt), in grado di postare su tutti i network contemporaneamente….

C’è chi ipotizza persino che Facebook sia in grado di concentrare su di sé l’offerta di altri servizi Internet: posta elettronica, photo e video sharing, blogging, micro-blogging, petition on-line, etc…

Del secondo fenomeno parleremo nei prossimi giorni.
Buona epifania, intanto.

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2008
22
settembre

Social network: i dati del fenomeno

Leggiamo su Emarketer alcuni interessanti dati quantitativi sul fenomeno dei social network relativi agli Stati Uniti:

  • il 90% degli studenti di college utilizza i social network;
  • il 60% li utilizza giornalmente;
  • il principale utilizzo è costituito dai contatti con i propri conoscenti;
  • trova abbastanza alta anche la percentuale di utenti che aggiornano il loto blog: 5% per i ragazzi e 9% per le ragazze.

Insomma, il fenomeno social network si conferma davvero dilagante, soprattutto in alcune fasce di utenti. Ma non sembra ancora maturo il modello di business. Le inserzioni pubblicitarie su Facebook sembrano ancora poche o non targetizzate fino alla profondità consentita dal mezzo. Non a caso lo stesso Facebook è nell’ultimo periodo un inserzionista accanito su AdWords

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2008
17
settembre

La rivolta degli utenti di Facebook

Facebook sta migrando verso una nuova interfaccia, e, come tutte le aziende, è interessato a capire la soddisfazione degli utenti verso il nuovo prodotto. Risultato?

La creazione di un gruppo, composto ad oggi da quasi 900.000 membri che non vogliono la nuova interfaccia. Ma l’obiettivo dichiarato sono i 5.000.000 di aderenti:

5,000,000 against the new version of Facebook ( Please Forward ).

Da un lato si tratta dell’ennesima dimostrazione delle grande facilità di aggregazione messa a disposizione dai social network, che consentono di lanciare e formare gruppi con pochissima fatica, anche se bisogna sempre sottolineare che il grado di coinvolgimento in una causa su Facebook è ben diverso da quella di una causa nella vita reale.

Dall’altro lato, bisogna chiedesi: si tratta di una situazione di crisi di reputazione per i getori del social network? Oppure soltanto di una serie di feedback organizzati di cui tenere conto?

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2008
9
settembre

A-space, la CIA apre il social network delle spie

E’ notizia di oggi che anche la CIA sta per presentare il suo social network. Dal 22 settembre, A-space (questo è il nome scelto) diventerà una piattaforma di condivisione delle informazioni per tutte le spie del “network”.

Naturalmente, bisognerebbe saperne qualcosa di più sul progetto per poterlo giudicare, e le informazioni sono per ora abbastanza scarse (e temo lo rimarranno anche in futuro). In assoluto, si tratterà ovviamente di un’applicazione dell’idea del social network orientata al knowledge management. Del resto, c’è forse un’organizzazione più knowledge based della CIA?

Se davvero assomiglierà a Facebook e co., di sicuro dovrà esserci una gestione dei permessi e dei flussi di informazione molto più rigida. Facebook stimola continuamente a condividere informazioni di ogni tipo su di sè e sui propri contatti, e lascia la tutela della privacy ad una serie di opzioni: del resto, è la mole di informazioni personali reccolte e trattate che costuisce il valore a livello di business di quel progetto. Allo stesso modo, LinkedIn sollecita gli utenti ad ampliare continuamente i dati del proprio curriculum. Non penso, invece, che per forza tutte le informazioni interne a CIA ed FBI (anch’essa coinvolta nel progetto) debbano essere patrimonio di tutto il network, e probabilmente non basterà una relazione particolare tra due iscritti (l’equivalente dell’amicizia su facebook) per sapere tutto dell’altra spia.

Insomma, un bel rompicapo per i progettisti, e al tempo stesso, una delle più stimolanti sfide di knowledge management immaginabili. Voi come la affrontereste? Come bilancereste la necessità di indurre i membri a partecipare con il controllo dei flussi informativi?

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2008
29
agosto

Yahoo! Mash shutdown, chiude il social network

Come si legge sul blog dedicato, Yahoo Mash chiude, non superando la fase della beta.

Si tratta (o meglio, trattava) del tentativo di Yahoo di costruire il proprio social network. Senza funzionalità particolari, e senza il vantaggio dell’early adopter, il servizio puntava sull’integrazione con la e-mail di Yahoo!, molto popolare tra gli utenti: bastava, infatti, utilizzare l’account di posta già esistente per iscriversi. Ma non è stato sufficiente per avvicinare Facebook o Myspace.

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2008
25
luglio

In autunno su Facebook le ricerche si faranno con Windows Live

Leggiamo su Il Sole 24 ore online la notizia dell’accordo tra il principale player nel settore dei social network e Microsoft. Al centro dell’accordo, l’implementazione della piattaforma “Windows Live”, per le ricerche e per la gestione della pubblicità online, su Facebook.

Per Microsoft, il vantaggio è quello di sfruttare l’enorme bacino di utenti di Facebook per far conoscere i propri servizi di search engine e non di meno espandere la propria rete commerciale di keyword advertising.

Per Facebook… staremo a vedere. Non pensate che si rischino di snaturare le caratteristiche originarie del social network più diffuso?

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2008
9
luglio

Google lancia il “Social Advertising”?

L’advertising su Facebook fino a qualche giorno fa sembrava essere l’ultima frontiera del web marketing. Anche stavolta, tuttavia, Google non è rimasto indietro e di fronte all’avanzata del cosiddetto “Web 2.0″ ha messo in cantiere l’ennesima evoluzione della famosa piattaforma per l’advertising AdSense. Leggiamo su Appunti Digitali che la novità riguarderà la visualizzazione di annunci non solo coerenti con il testo presente nelle pagine ma anche con le reti di conoscenze e relazioni correlate all’utente. Cosa ne pensate?

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2008
21
maggio

Flickr: utenti 2.0 ma non PRO

Leggiamo un interessante articolo sul caso di Flickr, commissionato dall’università Diderot di Parigi e dai laboratori Orange, e citato anche dal blog Appunti Digitali. Flickr è senza dubbio uno dei siti del cosiddetto web 2.0 di maggiore successo, grazie alla sua capacità di unire le possibilità di storage per le foto con gli aspetti sociali: proprio dall’analisi del suo caso posso emergere dati interessanti per cercare di capire le direzioni possibili di questo fenomeno.

In primo luogo, il successo di questo sito è dato dalla partecipazione di un alto numero di utenti, che tuttavia sono coinvolti con intensità ben diverse:

1. colpisce notare che il 39% degli account è inattivo, è stato aperto ma poi mai utilizzato;

2. è interessante vedere che il 19% degli utenti usa Flickr per fare l’upload di foto ma non per altri utilizzi social, mentre un altro 19% è attivo nella parte social di Flickr senza aver mai caricato nemmeno una foto.

In secondo luogo, il dato più interessante che emerge è che soltanto il il 3,7% degli utenti ha un account PRO, per il quale si pagano 25 dollari, e che permette di superare il limite delle 200 foto caricabili con gli account gratuiti. Le foto inserite dagli utenti PRO sfiora tuttavia il 60% del totale.

Le potenzialità economiche dei social network sono state valutate finora in termini per lo più potenziali, e si è arrivati a stimare valori da capogiro per i più noti (un recente rumor racconta di un interessamento di Microsoft per Facebook per una cifra di 20 miliardi di dollari). Ma non sembra ancora molto chiaro come trasformare queste straordinarie piattaforme di partecipazione e condivisione in opportunità di business mature e consolidate.

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