2009
28
settembre

Una gita in Facebook Lite: quale impatto per il social media marketing?

Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?
Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.
Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve:
1. Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
2. Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
3. Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com
Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.
Queste le principali differenze a colpo d’occhio:
È sparita la colonna a sinistra
È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
I commenti non mostrano le immagini degli autori
Il corpo del testo è più grande
Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)
Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste http) della versione Classic a soli 155 KB.
Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:
le applicazioni
le pagine
i gruppi
Non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o cosa pubblicano i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.
A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.
Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”,  ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.
Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it . E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di una settimana siamo già oltre sedicimila.

Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?

Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.

Facebook Lite

Facebook Lite

Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve seguire tre semplici step:

  1. Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
  2. Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
  3. Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com

Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.

Queste le principali differenze a colpo d’occhio:

  • È sparita la colonna a sinistra
  • È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
  • È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
  • I commenti non mostrano le immagini degli autori
  • Il corpo del testo è più grande
  • Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)

Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste HTTP) della versione Classic a soli 155 KB. Aggiungiamo una evidente riduzione nella quantità di dati visualizzati, e quindi di query, e la dieta è servita.

classic_home

lite_home

Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:

  • le applicazioni
  • le pagine
  • i gruppi

Tre componenti fondamentali dell’”esperienza Facebook” del tutto scomparsi: non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o a quali gruppi si iscrivono i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.

A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.

Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”,  ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.

Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it. E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di due settimane siamo oltre ventritremila ;-).

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2009
23
settembre

Blog come strumento business – Come e perchè – Part 2

Riecco il Geom Alfieri, per servirvi;-) Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati:

Vi abbiamo dato 7 buoni motivi per considerare un “Blog” un valido strumento business… vi siete convinti? No eh!? Lo sapevo.  E’ una vitaccia convincervi e le osservazioni che molti sollevano sono comuni e in qualche modo assolutamente pertinenti e condivisibili.

blog-header-500La prima osservazione: “Bloggare” è un attività dannatamente pesante, che richiede tempo, risorse e disciplina, senza all’apparenza portare ritorni immediati (vivere bloggando è un mito americano riuscito a pochissimi talentuosi individui). Ci sono settimanali online che faticano a publicare articoli interessanti ed a fidelizzare i propri lettori. Perchè allora un azienda dovrebbe farlo?

Risposta del Geom: Vi abbiamo spiegato che Blogging è il primo piolo di una scala ben più alta nel magico mondo di SMM (Social Media Marketing).Guardatevi intorno, molti prevedono che tra qualche anno tutti i siti istituzionali più importanti saranno strutturati od integrati con piattaforme di dialogo. Dialogare… che dramma! Trovarsi su di un palco, dove avvengono scambi alla luce del sole ed è possibile che la natura di quegli scambi stessi sia una variabile determinante di scelta dei vostri potenziali clienti. Possibile al limite del “probabile”.

Molti dei vostri futuri clienti, i più giovani, già considerano la partecipazione dinamica e gli strumenti di condivisione online come assodati. Basta dare un occhiata a certi blog di download, forum sportivi, videogiochi o a come usano e-bay e altre piattaforme cui la valutazione e la reputazione dei servizi ricevuti è sacrosanta. Credete che a loro possa bastare un banner ed un sito statico?  Prepararsi quindi… la strada inizia sempre dal contenuto come valore aggiunto.

Seconda osservazione: Ma se non riesco a creare interazione col cliente nel mio blog, sto solo perdendo tempo e faccio pure la figura di chi se la suona e se la canta da solo!

Risposta del Geom:Nobody said it’s gonna be easy” ma una qualsiasi piattaforma di Blog, se ben indicizzata porta inevitabilmente utenti interessati sulle sue pagine. L’opportunità arriva quindi, bisogna saperla sfruttare e ciò che proponete è inevitabilmente la chiave per fidelizzare. Ma non finisce qui! Un utente, anche di passaggio, vi fornisce informazioni e queste sono importantissime per voi. Con i plugins (applicazioni aggiuntive da inserire nel pannello di admin del Blog) avete strumenti per sapere per esempio chi è entrato, cosa cercava (quale parola chiave interessava), da dove veniva, dove si è soffermato e per quanto.  Esistono inoltre altri strumenti di “integrated intelligence” che permettono di avere informazioni ancora più specifiche, e, come dice Mike Clough nel suo articolo ”The new Small Business Super-Strategy – (leggetelo! è interessantissimo)

I responsabili di piccole aziende che sapranno assimilare, gestire e utilizzare le informazioni dei propri clienti per adattare le proprie strategie saranno in una posizione privilegiata per dominare il (proprio) mercato“.

Ultima osservazione: Ma la raccolta strategica di queste informazioni la posso fare anche dal mio sito, che bisogno c’è di aprire un Blog?

Risposta del Geom: Verissimo! Ma torniamo a ciò che dicevamo nel precedente articolo: “Un blog è dinamico, con contenuti sempre nuovi che attirano ricerche specifiche (e sempre nuovi utenti) ma anche flessibile graficamente e strutturalmente grazie a API e plugins (gratuiti!), inserimento di video, podcast, presentazioni in “slideshare”, sondaggi, postare articoli su Facebook, Twitter, aggregatori e molto altro. Sono queste attività che stimolano coinvolgimento ed interesse, portano contatti ed informazioni nuove, analizzabili strategicamente. Lo potete fare anche da un sito istituzionale, ma a meno che non abbiate un webmaster incatenato sotto la scrivania come schiavo personale, farete molta più fatica. Noi in LEN STRATEGY abbiamo fatto esattamente questo, sito istituzionale e due Blog di riferimento a supporto. Infatti non scordate che è possibile abbinare un Blog al vostro sito istituzionale attraverso links (collegamenti) per portare traffico dove volete. Capite bene che se cercate di analizzare il comportamento dei vostri clienti il blog resta lo strumento da scegliere.

Altre osservazioni?

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2009
22
settembre

Twitter, la pubblicità e una strana lezione di e-mail marketing

Se di recente avete ricevuto un’e-mail da Biz Stone, e non siete appassionati di Internet Marketing, c’è la possibilità che l’abbiate preso per il solito venditore di Viagra.

Invece si trattava dell’originale approccio all’e-mail marketing del co-fondatore di Twitter che vi annunciava un cambio nei termini del servizio di Twitter, e che vi rimanda a leggerli alla pagina http://www.twitter.com/tos, oltre naturalmente a parlarne sul blog.

In particolare, Twitter lascia le porte aperte all’advertising. Per ora non si capisce come, ma vogliono far diventare un bel servizio un utile servizio. E lo illustrano come al solito in una maniera impeccabile con una foto di gelato…

Twitter Ice Cream
At the start, critics often said, “Twitter is fun, but it’s not useful.” At one point @ev responded dryly with, “Neither is ice cream.”. Fonte: blog.twitter.com

Intanto, su Emarketer, leggiamo un’interessante ricerca sugli utenti di Twitter negli USA, in cui si analizza la crescita del numero di follower.

Twitter
Fonte: http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1007282

Cosa ne pensate? Che forma di pubblicità potrebbe proporre Twitter?

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