2009
15
dicembre

Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

Questo è il post numero 3 della serie Il Rinascimento 2.0.

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito: Un altro esempio di Rinascimento 2.0!

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma questo è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche, e aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di Advertising, promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente con logiche SEM, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungerci nel vostro nuovo network professionale.

Articolo disponibile anche su “Diario di un Arrotino del Web

2009
18
novembre

Rinascimento 2.0 – Marketing con un anima

Questo è il post numero 2 della serie Il Rinascimento 2.0.

Il Rinascimento 2.0 è cominciato! Ecco un esempio….

Nel cielo grigio e cupo di oggi un raggio di sole Rinascimentale arriva da Luca Carra, Direttore Marketing di Erreà SpA di San Polo di Torrile (PR).

Ho incontrato Luca lo scorso agosto. Essendo Erreà sponsor tecnico del Parma Calcio, avevo avuto modo di raccontare una visita al loro stabilimento di San Polo di Torrile dal punto di vista dei tifosi di parmafans.it. Già questo era un bellissimo esempio di un azienda che apriva un canale esclusivo di dialogo e confronto con  propri utenti; quale modo migliore di fidelizzarli che andare nei luoghi dove dialogano ed estendere un invito per incontrarsi? Infatti da li abbiamo iniziato a dialogare.

ErreàUnendo l’utile al dilettevole, in questi giorni, insieme agli altri consulenti LEN STRATEGY stiamo ora portando avanti una serie di incontri sull’utilizzo di Social Media e tecniche di promozione online, visto l’imminente apertura del loro nuovo sito di e-commerce, previsto per l’inizio di Gennaio 2010.

Etica AnticrisiE’ proprio in preparazione di uno di questi incontri che, con una ricerca in Google, mi sono imbattuto in un articolo scritto da Luca (Non è stato lui a segnalarlo, me l’ha fornito Google…). ”Il Respiro Spirituale dell’Etica” è contenuto nel Volume Etica Anticrisi del Centro Studi Banca Europa, insieme ad articoli di personaggi come Letta, Chiamparino, Formigoni, Galan, Giannone, Brunetta e Travaglio tra gli altri. Il link diretto all’articolo non sembra funzionare più, che peccato (spero sia un problema temporaneo).

Ma al di là della giustificata soddisfazione nel vedere idee e valori che condivido inserite in un contesto tanto prestigioso, il vostro Geometra si vuol limitare a ragionare sulle parole di Luca.

Luca parla della esperienza Erreà, dei valori con cui si contrappone ad un mercato iper-competitivo e spesso irriguardoso di canoni etici, utilizzando termini come “qualità, coraggio, orgoglio, contro-corrente” e lo fa con onestà, trasparenza e decisione (quasi rabbia). Racconta non per vendere un brand, un bene od un servizio, ma per condividere un’esperienza vera, fatta di battaglie con concorrenti senza scrupoli focalizzati solo sul profitto, anche a discapito sella salute dei clienti (c’è chi usa materiali tossici). Parla quindi di leadership morale, responsabilità ed etica come valori a cui aggrapparsi testardamente, da vivere come opportunità ad ogni costo. I risultati gli stanno dando ragione.

Luca non ha bisogno dei nostri complimenti, e non è questo il senso del mio articolo. Vorrei solo sottolineare che tramite i Social Media le aziende hanno ora la possibilità di dialogare e trasmettere i propri valori fondanti in modo diretto con i propri clienti. Il dialogo è un opportunità da cogliere. E’ anche vero che non tutti hanno le carte in regola per farlo, solo se imprenditori e manager si mettono su un livello di trasparenza e combinano parole a fatti, mettendoci la faccia e raccontando le proprie storie come ha fatto Luca, risulteranno credibili. Luca è credibile perchè le sue parole sono supportate dai fatti (basta vedere le certificazioni sanitarie a cui Erreà sottopone i propri materiali). L’era delle mission aziendali sono finite, oggi fatti e parole vanno di pari passo, e ciò che raccontiamo diventa trasparente e verificabile. Molti lo vedono come un rischio, altri come Erreà sono pronti a metterci la faccia e questa è vera leadership morale che spero si divulghi viralmente agli altri. Noi facciamo la nostra parte dando lo spazio che merita.

Auguriamo a loro le migliori fortune!

Articolo disponibile anche su Arrotino del Net

2009
4
novembre

Italia da Medio-Evo? Preparatevi per il Rinascimento 2.0

Questo è il post numero 1 della serie Il Rinascimento 2.0.

Buongiorno, tutto bene?
Rieccoci a parlare di Social Media; oggi parliamo a tutti coloro che stanno mettendo la testa sotto la sabbia e continuano a ripetere che “a loro non serve cambiare le vecchie abitudini“.

Inizia una nuova saga: Il Rinascimento 2.0!

Il mondo si muove veloce signori miei, e solo perchè ad oggi in Italia siamo i secondi peggiori in Europa per uso di internet (solo la Grecia sta messa peggio) non significa che saremo sempre al medio-evo… il “Rinascimento” è proprio dietro l’angolo! Non potete sfuggire ai “Social Media” per il vostro business.

Gary Haynes ha pensato ad un buon modo per mostrarvi la velocità in cui l’universo internet si muove:

Quando avete finito di leggere l’articolo, andate a vedere quanti nuovi membri ha Facebook, o Twitter oppure quanti video sono stati visti su YouTube in questi pochi minuti.

Se questo ancora non basta… fiuuuu!! quando siete duri da convincere ;-) Proviamo a sfatare alcuni dei vostri “luoghi comuni”

“Geometra! Io ho una piccola azienda … che me ne faccio dei Social Media. Il mio business è troppo piccolo”

Come sempre accade l’uomo inventa strumenti per soddisfare dei bisogni. Facebook è nato come “Annuario multimediale” per tornare in contatto (o mantenere i rapporti) con vecchi compagni di università. Il “nonno” di YouTube è nato per permettere ai soldati USA impegnati nel Golfo, di comunicare e mandare video ai propri famigliari.

Ciò che le orde “Rinascimentali Web 2.0″ fanno benissimo è pensare a nuovi usi per quegli stessi strumenti. E questa è l’opportunità che ognuno di voi ha oggi:

Prendere uno strumento, capirlo e trovare un applicazione per agevolare e promuovere il proprio business!

Web 2.0 cambia le dinamiche di relazioni ma in cambio ti offre la possibilità di ottenere risultati che vadano al di là della semplice vendita di un prodotto/servizio. In linee generali i risultati che si possono ottenere sui quali noi consulenti lavoriamo sodo sono 3:

1) Aumento delle vendite (con Strumenti di promozione “emozionale” continuativa e contestualizzata, diffusa viralmente, bassi costi ed alti ritorni)

2) Generare “Business Lead” (collaborazione partecipativa, condivisione costi e rischi, dialoghi, scambio informazioni con clienti, espansione network contatti commerciali)

3) “Ritenere e fidelizzare” clienti esistenti e nuovi (Velocizzando interazioni, coinvolgendoli, assistendoli e garantendo convenienza)

Nel prossimo articolo vedremo alcune opere (esempi) di Rinascimento 2.0 assolutamente geniali ;-)

A presto su questi schermi (Ah! avete controllato quanti nuovi Blog hanno aperto mentre leggevate???)

Articolo disponibile anche su Arrotino del Web

2009
2
novembre

Social Relationship Management: il CRM al tempo dei Social Media

Che relazioni corrono tra social media marketing e CRM? E soprattutto, a che tipo di evoluzione andranno incontro aspetti chiave come la profilazione degli utenti e il lead management con l’avvento del social web? In questo senso è molto interessante l’analisi pubblicata di recente da Forrester Research intitolata The Future Of The Social Web.

Secondo Forrester è possibile individuare cinque fasi nell’evoluzione in chiave sociale del Web:

  1. l’era delle relazioni: a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 fanno la loro comparsa piattaforme multiutente che, come AOL, implementano per la prima volta i concetti di “profilo personale” e “connessione tra persone”, che superano il modello tecnicamente “asociale” della pagina web personale;
  2. l’era delle funzionalità: la fase in cui ci troviamo attualmente, caratterizzata dalla diffusione di piattaforme evolute come Facebook che mettono a disposizione degli utenti i paradigmi e gli strumenti fondanti per il vero Social Web;
  3. l’era della colonizzazione: attraverso la diffusione di tecnologie di identificazione permanente come Facebook Connect e OpenID e di integrazione come Google Wave, gli utenti possono muoversi liberamente tra network mantenendo intatto (almeno secondo Forrester) il proprio grafo sociale;
  4. l’era del contesto: la pervasività delle tecnologie sociali consente alle piattaforme non solo di riconoscere gli utenti, ma di personalizzare in modo intelligente e automatizzato la fruizione sulla base delle identità, delle relazioni e dei comportamenti sul web dei soggetti;
  5. l’era del commercio: i social network rendono definitivamente obsoleti i modelli del sito istituzionale e del CRM, e che le dinamiche di community costituiranno la spina dorsale di qualsiasi azione di marketing online.

Si tratta di un processo che secondo Forrester giungerà a compimento in tempi relativamente brevi (2012), come illustrato nel seguente grafico.

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Nel suo commento alla ricerca, Brian Solis suggerisce che in concomitanza con l’avvento dell’era del Social Commerce debba prendere piede un nuovo paradigma tecnologico e di marketing, che sappia tenere conto delle relazioni sociali tra i consumatori e dei meccanismi “inter pares” che ne influenzano in modo reciproco il comportamento: acquisti, raccomandazioni, commenti… Un “Social Relationship Management” (SRM) che superi la visione rigida del CRM tradizionale, in cui le relazioni sono sempre e solo uno scambio diretto tra azienda e singolo consumatore.

A mio avviso, pur non confidando almeno per il nostro Paese in un’evoluzione così veloce e automatica (del resto, secondo un’indagine ISTAT a oggi solo il 60% delle imprese italiane informatizzate ha un sito web, e il 24% ha adottato forme di CRM al suo interno), credo che un ripensamento in chiave più “umana” del comportamento del consumatore sia estremamente necessario. Di fronte a mercati caratterizzati da saturazione dell’offerta, consumatori sempre più maturi, e crisi ormai irreversibile delle forme tradizionali di promozione e pubblicità, è inevitabile che il motore fondamentale che influenza il comportamento del consumatore sia rappresentato dal panorama di soggetti che formano la sua rete sociale. La sfida, tecnologica e sociologica, di riuscire a computare queste reti di relazioni, è grande, ma affrontabile.

C’è infine un’altra considerazione di Solis che a mio parere è molto interessante. Se i Social Media che tutti conosciamo vivono principalmente di contenuti (testi, foto, video pubblicati dagli utenti), le reti sociali online in chiave business sono invece incentrate sui dati. Identità, comportamenti, connessioni sociali e lifestreams sono il bagaglio che ogni utente dovrà essere in grado di portarsi dietro di piattaforma in piattaforma, per un’esperienza che a un certo punto non vedrà più discontinuità tra siti, ma consentirà agli utenti di agire in un unico, grande ambiente integrato che ci riconosce a ogni passo e ci suggerisce ciò che è meglio per noi.

Ci piacerà tutto questo? Glielo lasceremo fare?

2009
21
ottobre

Calendario corsi Executive Education Internet Marketing

Per progettare una strategia di comunicazione efficace e di successo è fondamentale essere continuamente aggiornati sulle ultime tendenze e gli scenari di sviluppo del marketing online.
LEN STRATEGY offre l’opportunità di partecipare a corsi di approfondimento sugli argomenti più attuali in termini di Internet e comunicazione, e, dopo il successo dei corsi già tenuti, ha deciso di offrire un vero e proprio calendario Executive Education, da cui ciascuno può scegliere il corso più in linea con le sue esigenze.

Chi siamo:
LEN STRATEGY S.r.l. si occupa della consulenza progettuale per le aziende in termini di strategia, organizzazione, marketing e vendita.

I corsi a calendario:
L’offerta formativa è composta dai seguenti corsi:

- Marketing sui motori di ricerca – le tecniche SEM evolute: l’utilizzo di programmi di marketing sui motori di ricerca come Google AdWords e Yahoo! Search Marketing per operazioni di keyword advertising e content targeting.

- Online Reputation Management – cosa dicono i tuoi clienti di te?: gli strumenti e le piattaforme dalle quali nasce il dialogo tra gli utenti, i rischi e le opportunità che ne derivano per le aziende.

- Facebook for Business – come approcciare il fenomeno social network: le caratteristiche, gli strumenti, gli scenari di sviluppo e le potenzialità per le aziende del social network Facebook.

- Consumer Database – conosci i tuoi clienti in un database in chiave marketing: le logiche di customer database come strumento per le aziende nella corretta gestione delle relazioni con i clienti.

A chi è rivolto il corso:
Alle aziende, ai professionisti e a tutti coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze in ambito di Internet e comunicazione.

Date e durata dei corsi:
Ciascun corso è concentrato in una giornata intera, sempre il venerdì.

Marketing sui motori di ricerca – le tecniche SEM evolute:
- 6 novembre 2009

Online Reputation Management:
- 20 novembre 2009
- 4 dicembre 2009

Facebook for Business
- 6 novembre 2009
- 4 dicembre 2009

Consumer Database
- 20 novebre 2009

Le sedi del corso:
I corsi si svolgeranno a Parma, presso il Grand Hotel de la Ville e l’Hotel Parma e Congressi. Per maggiori informazioni, consulta la scheda dell’evento che ti interessa!

In più:
Il pacchetto del corso comprende il materiale didattico, l’accesso alla web library e agli approfondimenti, e una settimana di assistenza gratuita da parte da parte dei docenti e del loro staff dopo il corso, per applicare immediatamente quanto appreso alla propria attività lavorativa.

2009
20
ottobre

Business con Twitter? Si può fare!

Che Twitter sia un fenomeno mondiale, ormai non ci sono dubbi. Ma che le aziende possano trarre opportunità di business da Twitter, è tutt’altro che una certezza. Nonostante questo, l’approccio di molte realtà è stato finora su questa falsariga: visto  che è gratis, buttiamoci, tanto non perdiamo nulla.

In realtà, come tutti gli strumenti Internet, anche Twitter, senza approccio strategico, richia di rimanere un contenitore vuoto, una buona opportunità per rinfrescare l’immagine davanti agli stakeholder (”Sono su Twitter!!!”), ma poi null’altro. Soprattutto, il rischio è non sfruttare il potenziale di relazione che sta alla base del successo di Twitter.

Leggiamo questa slide di Delphine Remy-Boutang, social media marketing manager di IBM, per iniziare a capire come approcciare a livello strategico l’utilizzo di Twitter, e di sfruttarne tutte le potenzialità, senza illusioni né perdite di tempo.

Fonte: Ogivily. Citato da http://www.socialmediatoday.com/SMC/134138

Credits: Ogivily. Citato da http://www.socialmediatoday.com/SMC/134138

Il primo elemento che emerge immediatamente è un fattore comune a queste considerazioni: Twitter non è l’ennesimo media in cui diffondere messaggi broadcast di marketing. E’ al contrario uno strumento di relazione, utile per certe finalità di corporate communication, ma non per altre. E’ in particolare uno strumento di:

  • relazione con i clienti;
  • gestione della reputazione, ed in particolare delle situazioni di crisi (ma non solo)
  • copertura mediale degli eventi;
  • promozione “just in time” dei prodotti;
  • coivolgimento attorno ad una causa.

Il primo passo è chiedersi: la mia organizzazione è interessate a seguire una di queste finalità? Se la risposta è sì, Twitter è un’alternativa da considerare, e, in certi contesti, impossibile da ignorare.

Vedremo nelle prossime puntate della serie come seguire ciascuno di questi obiettivi di comunicazione su Twitter. Stay tuned on IME Facebook!

2009
16
ottobre

Usare Facebook come sito aziendale? Ma anche no!!!

Riecco il buon Geom! Parliamo un pò di Facebook??? Dai, dai, dai!!

Oggi giorno le opzioni di Social Media iniziano ad essere più chiare, accessibili ed evidenti a chi tiene le orecchie aperte.

Anche i Media tradizionali si trovano costretti a parlarne, nonostante considerino in gran parte i Social Media come gli acerrimi nemici (dove pensate stiano finendo gli investimenti pubblicitari che perdono giornali e televisioni?). Ecco quindi che si vede l’impomatato conduttore televisivo di turno che parla di vicende (chiaramente quasi sempre con accezzione negativa) che riguardano Facebook, Twitter, YouTube etc.

Usare Facebook invece del sito aziendale?

La parola inizia a girare, è incontenibile e genera ascolti ed interesse.

Capita quindi sempre più spesso, per chi come me lavora con questi strumenti, di scambiare opinioni, impressioni e consigli con amici e persone che incontro. Devo dire che ultimamente sento sempre più persone, che magari gestiscono piccole aziende, o ristoranti o organizzano eventi che, dopo aver assaporato un accenno di potenzialità dei Social Media si “invasano” entusiasti e si fanno prendere la mano.

Vedi qualcuno che dopo i primi 10 minuti di Facebook o Linkedin si infila la muta di improvvisato Guru visionario e, con il sorrisetto ammaliante di chi ha scoperto di essere più furbo degli altri, ti dice:

 ”Sai cosa faccio? Io uso Facebook come sito Aziendale!!! E’ gratis, pratico ed efficacie… perchè dovrei spendere soldi per un sito?”

In effetti la tentazione è grande. Innanzitutto, facilità di creazione di un network (almeno nei numeri…poi discutiamo di fidelizzazione eh!) e quindi ottimo per la divulgazione e promozione delle proprie attività. Inoltre molti si sentono rassicurati dall’informalità del linguaggio; non hai più bisogno di un esperto di comunicazione od un consulente di PR per comunicare (altro risparmio). Allo stesso modo puoi dialogare direttamente “faccia a faccia ” (letteralmente) con i tuoi clienti. Infine, dovesse servire, ad un costo relativamente basso (rispetto a giornali e televisioni) se vuoi puoi anche promuovere le tue attività ad un target mirato, per sesso, età, luogo di residenza, area di interesse e quant’altro! Spettacolare vero??!

NOOOOOO!!! Sbagliato!
Fidatevi, se pensate di usare Facebook come il vostro sito Web…. NON FATELO!

Scusate lo sfogo… ora vi spiego perchè è una pessima idea:
1) E’ un rischio! Va contro alle condizioni di utilizzo di Facebook
Le condizioni di utilizzo che accettate iscivendovi dicono “You will not use your personal profile for your own commercial gain” (”Registration and Account Security”  al punto 2). Potete ignorarle se volete ma FB potrebbe non farlo, semplicemente bloccando il vostro account e virtualmente chiudendo le vostre operazioni, eliminando il network che avete faticosamente creato. Inoltre c’è sempre il rischio che un domani FB (o Twitter o altri) insercano nuove funzionalità e condizioni che potrebbero impattare il vostro business.

2) Mantenete voi il controllo e Controllate voi  vostri contenuti
Già è complesso proteggere il flusso di informazioni in rete, se poi delegate ad un sistema esterno il controllo non vi semplificate certo la vita.
Su FB gli utenti hanno una libertà ed uno spirito diverso. Gli atteggiamenti sono gogliardici, informali e vale più o meno tutto… comportamenti diversi di quanto non siano in siti istituzionali. Di per sè non è un problema, ma su questi strumenti avete un limitato controllo rispetto a quello che avreste nel vostro sito come Admin. Non scordatelo!

3) Non perdete l’opportunità di mostrare la vostra creatività
Facebook è l’IKEA del Web!!! La morte dell’arte e della bellezza, sacrificata sull’altare della “praticità”. FB vi fornisce una scatola vuota con aree pre-assegnate per contenuti, video, foto, commenti, email. E’ uno strumento utile come protesi a ciò che gia fate, ma come sito aziendale è molto poco originale. Ricordate che il fattore emozionale è fondamentale nel Web 2.0 e dovete esser in grado di variare gli impulsi che inviate lavorando direttamente su tutti i fronti. Con FB siete uno dei tanti, letti magari velocemente ma senza vero coinvolgimento. Inoltre non scordate che Web 2.0 vi offre l’opportunità di dimostrare quanto bravi siate. Usate FB e perdete questa opportunità!

4) Non perdete l’opportunità di essere ricercati e trovati in Google & Co.
Per quanto enorme e variegato l’universo FB è a sè stante. Se un domani decidete di proporvi siete limitati all’utilizzo degli strumenti forniti dalla piattaforma. Di per sè può non essere un problema, ma anche qui state perdendo opportunità importanti come partecipare al ben più vasto meccanismo di ricerca globale (Google su tutti), e soprattutto di “contestualizzare” la vostra indicizzazione (apparire in ricerca a chi vi sta cercando è sicuramente più intelligente che apparire in un riquadro davanti a gente che parla di tutt’altro).

5) E se bloccano/chiudono l’accesso a Facebook ai vostri Fan? Che fate?
Molte ditte (settore pubblico ma non solo) stanno chiudendo gli accessi a Facebook e Social Network… dall’oggi al domani perdereste audience e gettereste nel WC tutto il lavoro di promozione fatto sino ad oggi (tirate l’acqua, mi raccomando!)

Concludendo, chiamiamo le cose con il loro nome ed usiamo buon senso.

Social Network sono strumenti eccellenti come “protesi” delle vostre attività business, divulgano e promulgano i vostri contenuti meglio e in modo più efficace di ciò che avete conosciuto sino ad oggi… che sia aumentare la vostra base clienti, o fornire Assistenza rapidamente (…mmmmh pericoloso, ma qualcuno lo sta facendo), distribuzione di coupones e sconti, notizie ed eventi del vostro Brand, ma non può esser casa vostra!

Piuttosto utilizzate questi strumenti per convincere nuova audience a venirvi a trovare a casa vostra, nel vostro sito o blog, dove avrete preparato per loro delle sorprese e dove vorranno poi tornare con regolarità.
Ma ricordatevi bene dove deve esser costruita la vostra casa, il luogo dove veramente operate, dove cambiate le vostre strategie e controllate i progressi.

2009
12
ottobre

Y!ou, Yahoo riparte da te!

Nuova campagna mondiale per la web agency che cerca di focalizzare il proprio brand e strategy attorno all’esperienza dell’utente.

“Oggi il Web e il tuo mondo sono inseparabili. – ha detto Carol Bartz, Chief Executive Officer di Yahoo! – Centinaia di milioni di persone usano Yahoo!® per accedere alle informazioni di cui hanno bisogno, per connettersi con i propri amici, la propria famiglia e per divertirsi. Stiamo lavorando per creare esperienze online che siano significative, rilevanti e divertenti per le persone.

 “La nostra vision è essere al centro della vita online delle persone, nel posto in cui il loro mondo incontra un mondo più ampio. Il nostro nuovo branding sarà focalizzato sulle persone, per venire incontro alle potenzialità e alle aspettative di ognuno di voi.

Questa è molto più di una campagna pubblicitaria, è la dimostrazione di come Yahoo! offra al mercato le promesse della propria vision in qualsiasi cosa faccia. La nostra brand strategy mostra il nostro impegno per creare esperienze online rilevanti e personalizzate.” – ha dichiarato Elisa Steele, Executive Vice President e Chief Marketing Officer di Yahoo!, parlando allo IAB MIXX Conference e Expo a New York City –.

 “Qualsiasi cosa facciano i nostri ingegneri e sviluppatori di prodotto si fonda su competenze profonde e tecnologie all’avanguardia per rendere il web più personalizzato e divertente per le persone”, ha detto Ari Balogh, Executive Vice President of Products e Chief Technology Officer di Yahoo!.

Queste sono le dichiarazioni riportate nel comunicato stampa di Yahoo da parte dei maggiori vertici aziendali di yahoo legati al progetto Y!ou.
Come si può intuire, questa è una vera e propria rivoluzione per quello che veniva sempre riconosciuto come un motore di ricerca, negli ultimi anni alternativo. Grazie soprattutto all’accordo con Steve BallmerMicrosoft Corp.– è stato possibile per Yahoo abbandonare definitivamente tutto quanto riguardi la progettazione e o sviluppo del motore di ricerca, in quanto fornito interamente da Microsoft tramite Bing; Yahoo deve ora trasformarsi, cercando di dare una nuova immagine di se e per fare questo può puntare tutte le proprie forze e risorse direttamente sulla brand campaign e sullo sviluppo delle applicazioni necessarie.
Elemento positivo per Yahoo è dato dalla grande liquidità e libertà di spesa che può effettuare grazie soprattutto al patto con Microsoft che gli può garantire circa 100 milioni di dollari. Mica male come budget di advertising!

Wow sei Y!ou
Brand campaign e sviluppo applicazioni: sarà questa la base della trasformazione di Yahoo, ed in particolar modo la sezione dedicata alla brand campaign e tutto ciò che sarà informazione e raccolta applicazioni saranno chiamate lo la sigla Y!ou, mentre tutto ciò che riguarda le nuove applicazioni o miglioramento delle esistenti saranno riconducibili alla voce Wow.
Le innovazioni sono molteplici: dalle possibilità di accedere alla home page o contenuti da una web location su ogni piattaforma; al miglioramento della posta elettronica con opzioni ed utility più funzionali e snelle; Alta definizione per le videochiamate di messenger e miglior interazione della home page con i vari dispositivi mobili.

Ristrutturazione
Questa è la grande ristrutturazione che Yahoo sta applicando in questi giorni – a partire dal 28 settembre negli Stati Uniti e dal 5 Ottobre in Francia ed Europa – sicuramente in modo più che positivo, ma purtroppo a questa innovazione si affiancano anche i tagli, d anche importanti di alcune parti che ne hanno fatto la storia o che rimarranno nella storia degli addetti ai lavori come Zimbra – l’anti Google Docs – ,alla Small Business unit e notizia degli ultimi giorni, anche un pilastro del web 1.0 come Geocities.

In definitiva è un’operazione che in un modo o nell’altro andava fatta, cercare di concentrarsi su un certo tipo di Core Business ed avere una Vision ben chiara di quello, piuttosto che mettersi in gioco per sperare di riuscire a gestire al meglio anche quei Business che vengono palesemente superati dalla concorrenza o di cui non disponiamo dei mezzi efficaci per riuscire a rimanere nel mercato dando una buona immagine di noi. Yahoo vien così incorntro alle esigenze dei suoi utenti allineandosi con i concorrenti garantendo servizi adeguati per i vecchi utenti e dando uno stimolo in più ai nuovi internetuti.

Qui sotto il primo video della campagna Y!ou

2009
28
settembre

Una gita in Facebook Lite: quale impatto per il social media marketing?

Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?
Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.
Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve:
1. Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
2. Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
3. Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com
Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.
Queste le principali differenze a colpo d’occhio:
È sparita la colonna a sinistra
È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
I commenti non mostrano le immagini degli autori
Il corpo del testo è più grande
Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)
Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste http) della versione Classic a soli 155 KB.
Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:
le applicazioni
le pagine
i gruppi
Non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o cosa pubblicano i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.
A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.
Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”,  ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.
Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it . E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di una settimana siamo già oltre sedicimila.

Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?

Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.

Facebook Lite

Facebook Lite

Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve seguire tre semplici step:

  1. Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
  2. Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
  3. Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com

Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.

Queste le principali differenze a colpo d’occhio:

  • È sparita la colonna a sinistra
  • È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
  • È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
  • I commenti non mostrano le immagini degli autori
  • Il corpo del testo è più grande
  • Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)

Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste HTTP) della versione Classic a soli 155 KB. Aggiungiamo una evidente riduzione nella quantità di dati visualizzati, e quindi di query, e la dieta è servita.

classic_home

lite_home

Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:

  • le applicazioni
  • le pagine
  • i gruppi

Tre componenti fondamentali dell’”esperienza Facebook” del tutto scomparsi: non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o a quali gruppi si iscrivono i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.

A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.

Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”,  ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.

Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it. E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di due settimane siamo oltre ventritremila ;-).

2009
23
settembre

Blog come strumento business – Come e perchè – Part 2

Questo è il post numero 2 della serie Blog come strumento business - Come e perchè.

Riecco il Geom Alfieri, per servirvi;-) Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati:

Vi abbiamo dato 7 buoni motivi per considerare un “Blog” un valido strumento business… vi siete convinti? No eh!? Lo sapevo.  E’ una vitaccia convincervi e le osservazioni che molti sollevano sono comuni e in qualche modo assolutamente pertinenti e condivisibili.

blog-header-500La prima osservazione: “Bloggare” è un attività dannatamente pesante, che richiede tempo, risorse e disciplina, senza all’apparenza portare ritorni immediati (vivere bloggando è un mito americano riuscito a pochissimi talentuosi individui). Ci sono settimanali online che faticano a publicare articoli interessanti ed a fidelizzare i propri lettori. Perchè allora un azienda dovrebbe farlo?

Risposta del Geom: Vi abbiamo spiegato che Blogging è il primo piolo di una scala ben più alta nel magico mondo di SMM (Social Media Marketing).Guardatevi intorno, molti prevedono che tra qualche anno tutti i siti istituzionali più importanti saranno strutturati od integrati con piattaforme di dialogo. Dialogare… che dramma! Trovarsi su di un palco, dove avvengono scambi alla luce del sole ed è possibile che la natura di quegli scambi stessi sia una variabile determinante di scelta dei vostri potenziali clienti. Possibile al limite del “probabile”.

Molti dei vostri futuri clienti, i più giovani, già considerano la partecipazione dinamica e gli strumenti di condivisione online come assodati. Basta dare un occhiata a certi blog di download, forum sportivi, videogiochi o a come usano e-bay e altre piattaforme cui la valutazione e la reputazione dei servizi ricevuti è sacrosanta. Credete che a loro possa bastare un banner ed un sito statico?  Prepararsi quindi… la strada inizia sempre dal contenuto come valore aggiunto.

Seconda osservazione: Ma se non riesco a creare interazione col cliente nel mio blog, sto solo perdendo tempo e faccio pure la figura di chi se la suona e se la canta da solo!

Risposta del Geom:Nobody said it’s gonna be easy” ma una qualsiasi piattaforma di Blog, se ben indicizzata porta inevitabilmente utenti interessati sulle sue pagine. L’opportunità arriva quindi, bisogna saperla sfruttare e ciò che proponete è inevitabilmente la chiave per fidelizzare. Ma non finisce qui! Un utente, anche di passaggio, vi fornisce informazioni e queste sono importantissime per voi. Con i plugins (applicazioni aggiuntive da inserire nel pannello di admin del Blog) avete strumenti per sapere per esempio chi è entrato, cosa cercava (quale parola chiave interessava), da dove veniva, dove si è soffermato e per quanto.  Esistono inoltre altri strumenti di “integrated intelligence” che permettono di avere informazioni ancora più specifiche, e, come dice Mike Clough nel suo articolo ”The new Small Business Super-Strategy – (leggetelo! è interessantissimo)

I responsabili di piccole aziende che sapranno assimilare, gestire e utilizzare le informazioni dei propri clienti per adattare le proprie strategie saranno in una posizione privilegiata per dominare il (proprio) mercato“.

Ultima osservazione: Ma la raccolta strategica di queste informazioni la posso fare anche dal mio sito, che bisogno c’è di aprire un Blog?

Risposta del Geom: Verissimo! Ma torniamo a ciò che dicevamo nel precedente articolo: “Un blog è dinamico, con contenuti sempre nuovi che attirano ricerche specifiche (e sempre nuovi utenti) ma anche flessibile graficamente e strutturalmente grazie a API e plugins (gratuiti!), inserimento di video, podcast, presentazioni in “slideshare”, sondaggi, postare articoli su Facebook, Twitter, aggregatori e molto altro. Sono queste attività che stimolano coinvolgimento ed interesse, portano contatti ed informazioni nuove, analizzabili strategicamente. Lo potete fare anche da un sito istituzionale, ma a meno che non abbiate un webmaster incatenato sotto la scrivania come schiavo personale, farete molta più fatica. Noi in LEN STRATEGY abbiamo fatto esattamente questo, sito istituzionale e due Blog di riferimento a supporto. Infatti non scordate che è possibile abbinare un Blog al vostro sito istituzionale attraverso links (collegamenti) per portare traffico dove volete. Capite bene che se cercate di analizzare il comportamento dei vostri clienti il blog resta lo strumento da scegliere.

Altre osservazioni?