2010
14
giugno

L’Advertising di Google su Facebook: dove guardare Italia-Paraguay?

Se siete utenti Facebook (e vi interessa molto l’Internet Marketing), avrete cominciato a notare le pubblicità che popolano il social network. Tra le più interessanti ci sono indubbiamente quelle di Google. Sono interessanti perché si sforzano di estendere la logica del servizio all’advertising.

Non sapete dove guardare la partita stasera? State guardando su Facebok se i vostri amici organizzano qualcosa, ma nessuno vuole mettere a disposizione casa sua? Google ha la soluzione, naturalmente. Già, Google, non Facebook.

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2010
16
marzo

Google – Cina: via al 99.9%

Google-Cina 99%99% è questa la stima fatta dal Financial Times sulla probabilità di vedere Google ed i suoi servizi nel mercato del web cinese.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, l’aveva definita come la “relazione bilaterale più importante del mondo“, ma in questi ultimi tempi, complici le molteplici azioni di hackeraggio i rapporti tra le due nazioni e soprattutto tra un’azienda leader mondiale nei motori di ricerca e nei servizi correlati come Google, e un governo rigido e radicato, pieno di ombre come quello Cinese; il nodo politico rimane quindi il principale ostacolo tra la casa di Mountain View ed il mercato cinese.
Qualche giorno fa, il CEO Eric Shmidt, sembrava fiducioso sugli esiti degli utlimi colloqui con le autorità cinesi, ma il diappunto sembra prevalere su tutto:” Ci dispiacerebbe molto abbandonare il mercato cinese, ma Google non applicherà più filtri o censure nel mercato cinese”.
Di rimando, il ministro all’industria cinese, Li Yizhong, dopo i complimenti a Google per il raggiungimento del 30% della quota di mercato, ha commentato in modo poco benevolo le utlime vicessitudini dichiarando che: “se non si rispettano le leggi cinesi, si è irresponsabili e ostili, e si devono affrontare le conseguenze”.
E probabilmente è quello che avevano intenzione di fare già da tempo, forse l’attaco è stato solamente il punto di partenza per la “liberazione” del proprio mercato da fonti esterne come ad esempio l’oscuramento totale youtube, facebook, twitter, blogger e per completare il tutto sembra proprio che la ciliegina sulla torta sia Google.

In questo modo, Pechino e le sue imprese diventano padroni del più grande mercato interent del mondo sul piano del numero di utenti, circa 400 milioni.  Tolto  bigG, Baidu ed i suoi servizi, diventeranno padroni nei motori di ricerca, yahoo e bingo sono sotto il 3%, e la presenza delle aziende esterne si riduce notevolmente in quanto Amazon arriva appena all’8% nel mercato B2C Retail, Elong (Expedia) circa il 10% sul mercato dei voli, mentre MSN sfiora il 4% nel mercato delle chat. Da tutto questo si evince che la Cina ha ormai il pieno controllo su tutti i contenuti pubblicati nel proprio paese con la facoltà di censurare a proprio piacimento tutti i contenuto messi in rete; d’altra parte però le aziende straniere avrebbero buoni motivi per non investire o smettere di investire nel mercato on line cinese. Si rischia così di creare un precedente molto pericoloso per tutto il mondo del web e della liberalizzazione dei contenuti on line.

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2010
23
febbraio

Caso Toyota: il Search Engine Marketing per il reputation management

Il mese di Gennaio i dirigenti Toyota non lo scorderanno facilmente. Come molti di voi sapranno, la casa automobilistica nipponica ne ha combinate di tutti i colori, rischiando di minare la sua immagine in pochi giorni, più di quanto non fosse riuscita a fare in tutta la storia del brand. Il richiamo di milioni di autovetture, prima per i problemi al pedale di accelerazione, e poi per quello ai freni, è rimbalzato in rete diffondendosi nel giro di poche ore. La prima cosa che mi è venuta da pensare è stata questa: “ce la faranno gli inventori del Total Quality Management a non compromettere irrimediabilmente la propria reputazione”? Beh a questa domanda non è facile trovare una risposta, o almeno non nel breve periodo. Ma una cosa è certa: Toyota sta cercando di correre ai ripari e lo sta facendo anche attraverso il web. Probabilmente i nostri amici “giappo” avranno dato un’occhiata alle ricerche emergenti sul web in relazione alla parola chiave Toyota, su cui spiccano nelle prime cinque posizioni le seguenti: “Toyota recall models”, “Toyota pedal recall”, “Toyota recall 2010″, “Toyota recall list”. Ah però…ma quanta gente curiosa! Il grafico seguente parla da solo:

Nel giorno 27 Gennaio le ricerche della parola “Toyota” sono improvvisamente raddoppiate. Ed è proprio sul motore di ricerca Google, dove tutti cercavano informazioni sulle magagne tecniche e sui richiami, che il gigante automobilistico ha deciso di ammettere le sue colpe, informando tempestivamente i propri clienti sul nome dei modelli a rischio. Tutto questo attraverso un annuncio sponsorizzato sulla la piattaforma Google Adwords, che recitava: “Toyota – Azione Speciale”.

L'annuncio tramite Google Adwords
Fig .1 L’annuncio tramite Google Adwords

Questo annuncio rimandava poi ad una pagina preparata ad hoc per le scuse e in particolare si poteva leggere: “La politica di Toyota è di mettere i propri clienti al primo posto, in tutte le circostanze. Siamo consapevoli del fatto che la situazione attuale sta causando alcune difficoltà, e ne siamo profondamente rammaricati“.

La landing Page dell'annuncio
Fig .2 La landing Page dell’annuncio

Personalmente credo che questa sia stata un’ottima mossa da parte di Toyota per proteggere la propria reputazione da questo grave episodio, andando a contattare i propri clienti e a scusarsi con loro, proprio attraverso i motori di ricerca, ovvero lo stesso luogo dove i clienti cercavano informazioni sul fattaccio. Nel momento in cui scrivo questo articolo la campagna SEM di Toyota sembrerebbe terminata o quantomeno sospesa….riterranno superato il polverone o, considerando il danno stimato di 2 miliardi di dollari, staranno risparmiando sul budget? Scherzi a parte, questa vicenda mette in risalto la grande flessibilità degli strumenti di internet per gestire a 360° la comunicazione aziendale con gli stakeholders del proprio mercato.

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2010
16
febbraio

GOOGLE: Banda da 1 gigabit

Google annuncia a tutto il mondo un piano per aumentare in modo esponenziale la velocità di connessione degli utenti, ovvero una banda che può arrivare fino ad un gigabit. Una notizia a dir poco sensazionale! E’ comunque una fase sperimentale in cui Google cerca di fare da tramite tra i servizi offerti e gli utenti proponendo una quantità massima di utenti su cui effettuare i test a livello di banda in primis, aumentando la quantità ed in un secondo momento la qualità della fibra ottica, mentre in un secondo momento testare alcuni servizi in fase di produzione nei google labs per poi poterli sviluppare al meglio prima del lancio definitivo. L’adesione al proetto  fibra ottica è libera, ad iscrizione, e va da un minimo di 50.000 utenti ad un massimo di 500.000 concentrati tutti negli Stati Uniti con preferenza alla California e stati limitrofi. Gli scopri principali, per quanto si evince dal Blog Ufficiale, sono sostanzialmente tre:

  • Sviluppo e test di applicazioni di nuova generazione
  • Sostenere l’idea di apertura della rete: le informazioni devono essere liberamente consultabili ed in tempo reale
  • Nuove tecniche di scavo e cablatura della rete telematica

Detto questo è forse utile vedere questa operazione come aggiramento di alcune barriere all’entrata nel mercato degli isp, con un percorso già iniziato con i DNS pubblici al quale farà coppia anche un servizio internet dedicato. In più una forte spinta nell’area di Mountain View viene dedicata al Wi-Fi dove. L’idea è molto buona ed allettante soprattutto se Google decidesse un’espansione anche oltre oceano decidendo investire (si parla di un miliardo di dollari solo nel mercato Statunitense a livello di testing) anche nel terzo mondo in fatto connessioni a reti web: l’Italia. Dato che nel resto d’Eurpoa siamo il paese più arretrato con una banda massima che raggiunge appena i 20 Mbit (contro i 100 o nei casi peggiori 50) ma che a livello nazionale non si riece a garantire nemmeno i 2Mbit, l’arretratezza si evidenzia soprattutto spostandosi o alloggiando in alberghi o addirittura ostelli in giro per il mondo: ogni luogo citato ha la sua connessione, wirless o in fibra con la possibilità di utilizzo libero di entrambe. Poi arrivi in Italia e, va appena bene se trovi la connessione, in più quelle poche volte, ti ritrovi a pagare diversi euro per pochi minuti di connessione. Mentre in Italia accade tutto questo, con promesse di investimenti non ancora effettuati (congelati poi scongelati, poi ricongelati poiscongelati a trance….),  oltreoceano si apprestano, a conti fatti, ad entrare nel futuro, un futuro che sa quasi di strar trek!

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2010
9
febbraio

Campagne SEM in Cina con Baidu!

logoIl futuro dellinternet marketing in Cina si chiama Baidu, il motore di ricerca mandarino, che controlla quasi il 60% del mercato online cinese. Se si considera che attualmente gli internauti cinesi sono 384 milioni, e che questo numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni (data anche la delicata situazione con Google.cn), le prospettive per Baidu sono decisamente positive.
Come tutti i motori di ricerca che si rispettino anche Baidu offre la possibilità di effettuare campagne SEM tramite key-words advertising grazie a Baidu P4P Service.
Il meccanismo di funzionamento si basa sempre sul CPC su asta dinamica, e la logica è del tutto simile a quella di una campagna AdWords. Per noi occidentali l’interfaccia non è altrettanto intuitiva, essendo completamente in lingua cinese.
Se conoscete la lingua potete armarvi di buona pazienza e divertirvi a perlustrare l’interfaccia che trovate a questo indirizzo.
Immagine2
Un’ottima opportunità dunque per tutte le aziende italiane che esportano in Cina, soprattutto alla luce della recente diatriba tra Google e il Governo Cinese.Il motore di ricerca cinese venne fondato nel 2000 da un ex di Google, Li Yanhong, grazie al venture capital americano e con una partecipazione iniziale proprio di Google. La multinazionale di Mountain View rivendette quella quota nel 2006, quando creò il proprio sito in mandarino.
Li Yanhong nel suo paese è diventato un vero e proprio idolo per i giovani che sognano un futuro nell’industria hi-tech.
Negli ultimi anni però la reputazione di Baidu non è stata proprio “senza macchia”: il motore di ricerca cinese è infatti stato accusato dall’ong GlobalVoicesOnline.org (organo di vigilanza sul rispetto delle libertà su Internet), di oscurare i siti sgraditi alla censura cinese in modo ben più radicale di quanto facesse Google prima della “ribellione”. Come se non bastasse è stato più volte sfiorato dai sospetti di corruzione e conflitto d’interessi.
Dietro il successo di Baidu c’è però la capacità di Li Yanhong di configurare il proprio motore di ricerca nel modo più adatto all’uso del mandarino, e sbaragliare la concorrenza di Google.cn. Il nome Baidu infatti significa “cento volte” e richiama un’antica poesia d’amore della dinastia Song.
Quindi perché non trasformare una minaccia in un’opportunità? Sono già molte le aziende che hanno deciso di investire in SEM su Baidu, tra le quali Nike, IBM, BMW e Nivea, solo per citarne alcune. Queste aziende hanno capito che per raggiungere il mercato cinese bisogna parlare la stessa lingua, pensare allo stesso modo, e quindi utilizzare il motore di ricerca che meglio rispecchia la cultura del consumatore finale.

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2010
23
gennaio

2010: l’anno della web performance, ovvero “i tuoi utenti non sono più belli degli altri”

La prima metà di gennaio è solitamente il momento delle previsioni e dei buoni propositi: “le cinque tecnologie che rivoluzioneranno il web”, “le sette cose da fare per rinvigorire il tuo blog”, ecc. Ma quest’anno web marketing managers, esperti di usabilità, creativi e sviluppatori sembrano convergere su una priorità comune: la performance. Performance intesa come velocità di caricamento delle pagine, tempi di risposta rapidi, reattività dellinterfaccia utente… in ultima analisi, come elemento fondamentale della qualità di un sito web.

A parole tutti sottolineano l’importanza della velocità di navigazione, ma nei fatti, quando il sito in questione è il nostro, spesso si tende a relegarlo in secondo piano rispetto ad esempio ai testi o all’impatto visivo, confidando ottimisticamente nel fatto che tanto i nostri utenti “sono più belli degli altri” (particolarmente motivati verso i nostri contenuti, dotati di connessioni veloci e computer performanti…).

Non si fa così. L’evoluzione tecnologica non ha risolto il problema della banda: video, Flash, librerie JavaScript ecc. tengono sempre più in scacco la rete, e la banda continua a essere sottodimensionata per le esigenze del web, il che ha numerose conseguenze in termini di accessibilità e user experience. Ve lo confermo dandovi qualche spunto di riflessione.

Una piccola evidenza di tutto questo l’abbiamo avuta anche noi di LEN STRATEGY alla fine dell’anno scorso. Stavamo per partire con una campagna Google AdWords natalizia in LEN STRATEGY con associata una landing page, che per rispettare le richieste del cliente era arrivata a pesare uno sproposito (1,7 MB). Una riscrittura completa del codice dell’ultimo minuto, che tramite tecniche AJAX ha ridotto il caricamento iniziale a soli 160 KB, ha fatto sì che la qualità della pagina per Google schizzasse a 7/10, il che ci ha consentito di essere in primo piano su parole chiave anche molto competitive.

Cosa fare quindi per capire come siamo messi col nostro sito, senza per forza essere degli ingegneri?

  1. leggere Creare siti web ad alte prestazioni di Steve Souders, guru della web performance già direttore dello Yahoo! Exceptional Performance Group e oggi in Google: magari saltando i passaggi più tecnici, vedrete esposte in modo molto chiaro e sintetico le varie criticità da tenere sott’occhio e le possibili soluzioni
  2. analizzare il proprio sito (e magari quello dei competitor) con strumenti come YSlow e Google Speed
  3. monitorare le statistiche di traffico con uno strumento evoluto come Google Analytics (buttate via quel Webalizer, per favore!), in modo da individuare eventuali colli di bottiglia nella navigazione e punti ad alto tasso di abbandono da parte degli utenti
  4. testare il sito in più condizioni possibili: da reti più lente di quella del lavoro, con computer più vecchi e browser più “imbranati” (leggi: Internet Explorer 6), e magari dal telefonino. Ma soprattutto con altri utenti diversi da voi, per capire il loro grado di soddisfazione nel reperire le informazioni che cercano.

E in generale, se il sito è particolarmente “antico”, questa è davvero l’ultima chiamata per rottamare finalmente quei frameset e quelle animazioni inutili con sotto la scritta “Skip intro” (che magari a suo tempo costarono un sacco di soldi), e fare una revisione delle pagine anche solo a livello di codice. I vostri utenti, compreso il signor Google, apprezzeranno, e magari verranno a visitarvi un po’ più spesso.

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2010
13
gennaio

GOOGLE Dictionary, e il dizionario è on line!

GOOGLE .= “Dictionary” oppure GOOGLE++ potrebbero scrivere i programmatori abituati alla maggior parte dei linguaggi di programmazione in uso. Per i neofiti, Google aggiunge in via quasi definitiva un servizio in più a quelli già esistenti: Dictionary. Per gli utilizzatori più assidui del motore di ricerca, forse questo servizio era già conosciuto tramite l’utilizzo di “define” nella barra di ricerca, ma ora c’è di più. Google mette a disposizione una sezione del sito apposita, www.google.com/dictionary in cui poter cercare le definizioni per una parola lingua per lingua o tradurla in diverse lingue opzionabili (da non confondere con google translate che esegue una mera traduzione di una frase nella lingua selezionata). Nella pagina risultato della parola cercata è possibile avere la parte legata al dizionario, con lo spelling, la pronuncia ed alcune traduzioni; una seconda parte, con i possibili sinonimi e le altre lingue in cui è presente quella parola ed una terza parte in cui ci sono le vere definizioni: queste non sono presenti all’interno di un database di Google, ma vengono presi i riferimenti in base alle definizioni per quella parola nel web e nella lingua selezionata anche se, come riferimento principale, si ha quasi sempre wikipedia nell’eenco dei risultati.

 
 
Fig. 1 Risultati Google Dictionary

Fig. 1 Risultati Google Dictionary per "hello"

 

 
 

Nel caso però si voglia solamente avere una definizione della parola cercata, è possibile utilizzare una scorciatoia che mette a disposizione Google direttamente dalla propria barra di ricerca, sia dalla home page del sito, che dalla toolbar. In poche parole, scrivendo “define : hello” veniamo rimandati ad una pagina di risultati particolari, denominata Definizioni Web (Fig 2. – Ma gli stessi risultati si possono trovare nella pagina dei risultati di Google Dictionary – Fig 1.). In questa pagina è possibile visualizzare le definizioni per la parola cercata, presenti su diversi siti web. Vengono fornite anche associazioni di parole in cui è presente quella cercata ed anche la possibilità di trovare definizioni in altre lingue. Da notare che, in linea con i risultati di Google Dictionary, anche qui wikipedia viene utilizzato come principale sito di riferimento. Un’utile funzionalità è che ci viene data la possibilità, come nelle normali ricerche, di cercare la definizione sia nel web, che nella lingua del browser.

 

Fig 2. Google - define : ciao 

Fig 2. Google - define : ciao

 

Riprendendo quanto scritto all’inizio, Google Dictionary è quasi definitivo, poiché mancano all’appello ancora alcune lingue e l’obiettivo finale sarà quello di correlare un file audio per la pronunica delle parole e qualche file miltumediale dove possibile (al momento queste ultime caratteristiche sono implementate solo per alcuni vocaboli.).
Per le agenzie di consulenza on line e soprattutto per tutte quelle che effettuano delle campagne, e quindi SEM, vi è la possibilità di migliorare la propria competenza e di capire più approfonditamente il concetto che le persone hanno delle parole cecate, dato che le definizioni vengono fornite dal web e da siti, come wikipedia, dove il contenuto può essere fatto da tutti. Nell’imminente futuro dunque, per capire se le nostre keywords possono funzionare al 100%, sarà opportuno correlare le informazioni che possiamo avere dall’analisi delle parole chiave tramite strumenti appositi (come AdWords per i volumi di ricerca) ma anche dai concetti o definizioni che le persone associano a quelle keywords. In questo modo si avrà una maggior precisione nell’impostazione delle campagne e si potranno capire in tempi brevi su quali nuove parole chiave poter puntare per attirare nuovi utenti e quindi nuovi clienti.

 

 

 
 
 
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