2009
10
dicembre

Caro Babbo Natale voglio le API nuove

La letterina con la lista dei regali l’ha già scritta. Latte e biscotti, da lasciare sul tavolo della cucina la vigilia di Natale, sono già stati acquistati. Giusto per far vedere che è un bravo bambino preparerà anche un paio di carote per le renne, pulirà la canna fumaria e metterà un panettone all’interno del camino come nella pubblicità. E’ tutto pronto; resta soltanto da scegliere il giorno per la visita al centro commerciale di Mountain View dove sulle ginocchia del vecchio Babbo Natale, il “piccolo” Google, potrà chiedergli i suoi regali.

Proprio come i bambini che nella loro letterina hanno in lista un nuovo giocattolo perchè il vecchio è rovinato o mezzo scassato, Google nella sua ci ha messo una richiesta per le nuove API. Le vecchie e care API Gears ideate con lo scopo di rendere i siti internet simili ad applicazioni web verranno accantonate per dare sempre più spazio alle logiche basate sul nuovo standard web dell’HTML5.
Anche se Google garantirà ancora il pieno supporto alle API Gears, le applicazioni basate su questa tecnologia (come ad esempio WordPress) si dovranno aggiornare seguendo la strada  che l’HTML5 sta tracciando. Con Chrome che tende sempre più a diventar un vero e proprio sistema operativo (Chrome OS) è necessario guardare al futuro basandosi su una tecnologia che, sebbene non sia ancora stata ufficialmente “battezzata” dal W3C, promette uniformità e nuove funzionalità. HTML5 permetterà di fare a meno di molti prodotti legati ai browser e di molti plug-in di terze parti. Molte logiche e funzionalità verranno integrate (plug-in video, streaming, ecc…) e si tenderà sempre più verso la creazione di un nuovo standard. La massima portabilità dei siti web su browser differenti e dispositivi mobili permetterà di avere internet sempre più al centro della vita di ogni singolo individuo.

Ci resta solo da aspettare il 25 dicembre per vedere se il “piccolo” Google sotto l’albero troverà il suo regalo. Ma siamo sicuri che durante l’anno sia stato un bravo bambino?

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2009
27
novembre

All-in di Google con Chrome OS. Fine del torneo?

Se fosse un torneo di Texas Hold’em, Google, con Chrome si è limitato a fare un call. Con il Chrome Frame ha fatto un raise ed ora al tavolo finale chiama l’all-in perchè in mano ha il Chrome OS.
Chrome OS è il sistema operativo basato su kernel Linux che Google ha presentato al mondo il 20 novembre scorso e che, entro la fine del 2010, sarà disponibile al pubblico (intanto se si vuole sbirciare qualcosina lo si può fare da QUI).
Pare dunque che le voci di corridoio circolate su questo tema si stiano tramutando in qualcosa di molto concreto e più che mai tangibile.
Lo scopo del sistema operativo di BigG è quello di rendere veloce l’esperienza che l’utente ha in rete. Tutto deve essere veloce ed immediato: dalla semplice navigazione all’utilizzo dei software. Infatti che senso ha sprecare il 50% o più delle risorse fisiche di una macchina solo per far girare il sistema operativo quando alla maggior parte degli utenti serve solo un browser per navigare in rete? Le pessime prestazioni di un PC, soprattutto legate alla memoria, rendono lenta l’esperienza che l’utente ha in rete e lo constringolo ad aggiornamenti hardware o alla peggio alla sostituzione dell’intera macchina. Ma che senso ha? E’ come uno che ha fame e si compra un ristorante!
Ecco dunque che Google punta a crare un’esperienza che non vincoli gli utenti, che fanno di internet la principale attività, alle prestazioni. Per questo sul suo sistema operativo non ci sarà nessun programma su disco da installare, nessun codice di registrazione/attivazione e nessun vincolo fisico legato alle prestazioni dell’hardware (supportati processori ARM ed x86).
Tutto free ed estremamente veloce, basti pensare al boot di soli 7 secondi, come già accade con i Docs, il Calendar, GMail, ecc.. utilizzabili dal proprio account di Google.

L’ennesima sfida ai rivali di sempre sta per concretizzarsi. A questi conviene non rischiare e fare un fold intanto che si è al flop prima di farsi troppo male al turn o al river. Con Google come avversario non si può sperare in un suo bluf: le fiches potrebbero finire in un istante…

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2009
6
novembre

Internet dica 33

Tachipirine ed aspirine potrebbero non bastare. Forse nemmeno la sezione “medicina e chirurgia” di Wikipedia potrebbe bastare per curare un malato d’eccezione come internet se si prendesse l’influenza A/H1N1.
Il presidente USA Barack Obama nei giorni scorsi ha decretato lo stato d’emergenza nazionale in merito ad una possibile pandemia di influenza A che potrebbe mettere in pericolo la salute di molti cittadini americani.
Una pandemia influenzale di questo tipo però non metterebbe solo a repentaglio la salute delle persone ma potrebbe mettere a “letto” anche il World Wide Web.
Infatti secondo il Government Accountability Office milioni di persone influenzate, e quindi costrette a casa, potrebbero far collassare la rete.
Tra una soffiata di naso ed una misurazione di febbre, oltre a tentare di capire chi è il concorrente trans nella casa del Grande Fratello, milioni di utenti malaticci potrebbero ammazzare il tempo utilizzando internet.
La presenza simultanea e costante di molte persone intente a navigare sul web potrebbe portare ad un aumento esponenziale del traffico e quindi ad una congestione che sarebbe fatale per la rete.
L’aumento di traffico pare scontanto, infatti a quello normale generato da chi ogni giorno lavora con internet va sommato il traffico eccezionale che durante il periodo influenzale verrebbe utilizzato per l’on-line gaming, scaricare files di grosse dimensioni e guardare video in streaming.
La proposta del Government Accountability Office per evitare un blackout della rete è quella di adottare insieme ai provider una politica di limitazione della banda arrivando, se necessario, ad oscurare i siti più pesanti e dispendiosi a livello di risorse. Infatti senza i servizi forniti da internet quali e-mail, voip, ecc… si rischiano pesanti danni a livello economico ritenuti da molti più preoccupanti di qualche giorno passato a letto.
Dunque le medicine ci sono, resta solo da capire dove va infilato il termometro per misurare la febbre ad internet… :)

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2009
23
ottobre

Google Chrome Frame, perchè IE te lo spacco dal di dentro

“Dopo dieci anni di inutile assedio i greci, seguendo un piano ideato da Ulisse, finsero di rinunciare alla conquista della città di Troia e di tornare alle proprie sedi lasciando sulla spiaggia un enorme cavallo di legno per placare gli dei e propiziare il viaggio di ritorno in patria.
All’interno del cavallo, guidati da Ulisse, erano però nascosti i più valorosi guerrieri greci. I troiani, felici per lo scampato pericolo, trascinarono il cavallo all’interno delle mura.
Di notte, mentre i troiani dormivano, i greci uscirono dal cavallo ed aprirono le porte della città ai propri compagni che penetrando la misero a ferro e fuoco”.
Se sostituiamo Ulisse con Google, il cavallo di legno con il Chrome Frame e Troia con IE abbiamo riscritto la leggenda in chiave moderna.

Infatti il Chrome Frame di Mountain View mira a liberare gli utenti, ma soprattutto il web, dalla dipendenza da IE (6 e 7 su tutti). Per farlo la tecnica adottata assomiglia molto a quella del cavallo di Troia di Ulisse, ma ai giorni nostri ha la forma di un plug-in che installato sul browser di casa Microsoft permetterà agli utenti di poter utilizzare i nuovi standard del web moderno.
Così facendo IE diventa solo un involucro all’interno del quale gira il motore rendering webkit e l’avanzato interprete JavaScript V8 carratteristico del browser di Google.
Questo Chrome mascherato da IE permetterà agli utenti di avere la corretta interpretazione dei fogli di stile, il supporto per le canvas e la perfetta integrazione con il formato vettoriale SVG. Inoltre si avrà il pieno supporto all’HTML5, cosa che un browser creato prima dell’ideazione di questo linguaggio non può garantire.
Il rischio è infatti quello di avere un HTML5 di classe A ed uno di classe B come già accade con i CSS che ogni giorno fanno impazzire milioni di web designer che devono pregare non si sa quale “kernel” per ottenere la stessa grafica cross-browser.
Pare quindi che la guerra nei confronti dei browser datati, su tutti l’highlander IE6, stia per arrivare alla sua conclusione.
A dare la spallata definitiva ci si mettono anche gli sviluppatori dei servizi web più utilizzati che a breve, come dichiarato da YouTube, non garantiranno più il loro supporto nello sviluppo della compatibilità.

Troia o per meglio dire Troia 2.0 verrà conquistata nuovamente!

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2009
16
ottobre

Usare Facebook come sito aziendale? Ma anche no!!!

Riecco il buon Geom! Parliamo un pò di Facebook??? Dai, dai, dai!!

Oggi giorno le opzioni di Social Media iniziano ad essere più chiare, accessibili ed evidenti a chi tiene le orecchie aperte.

Anche i Media tradizionali si trovano costretti a parlarne, nonostante considerino in gran parte i Social Media come gli acerrimi nemici (dove pensate stiano finendo gli investimenti pubblicitari che perdono giornali e televisioni?). Ecco quindi che si vede l’impomatato conduttore televisivo di turno che parla di vicende (chiaramente quasi sempre con accezzione negativa) che riguardano Facebook, Twitter, YouTube etc.

Usare Facebook invece del sito aziendale?

La parola inizia a girare, è incontenibile e genera ascolti ed interesse.

Capita quindi sempre più spesso, per chi come me lavora con questi strumenti, di scambiare opinioni, impressioni e consigli con amici e persone che incontro. Devo dire che ultimamente sento sempre più persone, che magari gestiscono piccole aziende, o ristoranti o organizzano eventi che, dopo aver assaporato un accenno di potenzialità dei Social Media si “invasano” entusiasti e si fanno prendere la mano.

Vedi qualcuno che dopo i primi 10 minuti di Facebook o Linkedin si infila la muta di improvvisato Guru visionario e, con il sorrisetto ammaliante di chi ha scoperto di essere più furbo degli altri, ti dice:

 ”Sai cosa faccio? Io uso Facebook come sito Aziendale!!! E’ gratis, pratico ed efficacie… perchè dovrei spendere soldi per un sito?”

In effetti la tentazione è grande. Innanzitutto, facilità di creazione di un network (almeno nei numeri…poi discutiamo di fidelizzazione eh!) e quindi ottimo per la divulgazione e promozione delle proprie attività. Inoltre molti si sentono rassicurati dall’informalità del linguaggio; non hai più bisogno di un esperto di comunicazione od un consulente di PR per comunicare (altro risparmio). Allo stesso modo puoi dialogare direttamente “faccia a faccia ” (letteralmente) con i tuoi clienti. Infine, dovesse servire, ad un costo relativamente basso (rispetto a giornali e televisioni) se vuoi puoi anche promuovere le tue attività ad un target mirato, per sesso, età, luogo di residenza, area di interesse e quant’altro! Spettacolare vero??!

NOOOOOO!!! Sbagliato!
Fidatevi, se pensate di usare Facebook come il vostro sito Web…. NON FATELO!

Scusate lo sfogo… ora vi spiego perchè è una pessima idea:
1) E’ un rischio! Va contro alle condizioni di utilizzo di Facebook
Le condizioni di utilizzo che accettate iscivendovi dicono “You will not use your personal profile for your own commercial gain” (“Registration and Account Security”  al punto 2). Potete ignorarle se volete ma FB potrebbe non farlo, semplicemente bloccando il vostro account e virtualmente chiudendo le vostre operazioni, eliminando il network che avete faticosamente creato. Inoltre c’è sempre il rischio che un domani FB (o Twitter o altri) insercano nuove funzionalità e condizioni che potrebbero impattare il vostro business.

2) Mantenete voi il controllo e Controllate voi  vostri contenuti
Già è complesso proteggere il flusso di informazioni in rete, se poi delegate ad un sistema esterno il controllo non vi semplificate certo la vita.
Su FB gli utenti hanno una libertà ed uno spirito diverso. Gli atteggiamenti sono gogliardici, informali e vale più o meno tutto… comportamenti diversi di quanto non siano in siti istituzionali. Di per sè non è un problema, ma su questi strumenti avete un limitato controllo rispetto a quello che avreste nel vostro sito come Admin. Non scordatelo!

3) Non perdete l’opportunità di mostrare la vostra creatività
Facebook è l’IKEA del Web!!! La morte dell’arte e della bellezza, sacrificata sull’altare della “praticità”. FB vi fornisce una scatola vuota con aree pre-assegnate per contenuti, video, foto, commenti, email. E’ uno strumento utile come protesi a ciò che gia fate, ma come sito aziendale è molto poco originale. Ricordate che il fattore emozionale è fondamentale nel Web 2.0 e dovete esser in grado di variare gli impulsi che inviate lavorando direttamente su tutti i fronti. Con FB siete uno dei tanti, letti magari velocemente ma senza vero coinvolgimento. Inoltre non scordate che Web 2.0 vi offre l’opportunità di dimostrare quanto bravi siate. Usate FB e perdete questa opportunità!

4) Non perdete l’opportunità di essere ricercati e trovati in Google & Co.
Per quanto enorme e variegato l’universo FB è a sè stante. Se un domani decidete di proporvi siete limitati all’utilizzo degli strumenti forniti dalla piattaforma. Di per sè può non essere un problema, ma anche qui state perdendo opportunità importanti come partecipare al ben più vasto meccanismo di ricerca globale (Google su tutti), e soprattutto di “contestualizzare” la vostra indicizzazione (apparire in ricerca a chi vi sta cercando è sicuramente più intelligente che apparire in un riquadro davanti a gente che parla di tutt’altro).

5) E se bloccano/chiudono l’accesso a Facebook ai vostri Fan? Che fate?
Molte ditte (settore pubblico ma non solo) stanno chiudendo gli accessi a Facebook e Social Network… dall’oggi al domani perdereste audience e gettereste nel WC tutto il lavoro di promozione fatto sino ad oggi (tirate l’acqua, mi raccomando!)

Concludendo, chiamiamo le cose con il loro nome ed usiamo buon senso.

Social Network sono strumenti eccellenti come “protesi” delle vostre attività business, divulgano e promulgano i vostri contenuti meglio e in modo più efficace di ciò che avete conosciuto sino ad oggi… che sia aumentare la vostra base clienti, o fornire Assistenza rapidamente (…mmmmh pericoloso, ma qualcuno lo sta facendo), distribuzione di coupones e sconti, notizie ed eventi del vostro Brand, ma non può esser casa vostra!

Piuttosto utilizzate questi strumenti per convincere nuova audience a venirvi a trovare a casa vostra, nel vostro sito o blog, dove avrete preparato per loro delle sorprese e dove vorranno poi tornare con regolarità.
Ma ricordatevi bene dove deve esser costruita la vostra casa, il luogo dove veramente operate, dove cambiate le vostre strategie e controllate i progressi.

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2009
6
ottobre

Meta tag keywords non servi più

E’ ufficiale! Google ignora il meta tag keywords. La conferma arriva da Mountain View dove Matt Cutts (nel video in basso) dalle pagine dellOfficial Google Webmaster Central Blog conferma che “Google does not use the keywords meta tag in web ranking“.

La notizia non sconvolge più di tanto chi mastica SEO, anzi è l’ufficialità di una situazione che gli esperti già da tempo si aspettavano. Infatti la lenta e dolorosa degenerazione che ha portato alla “morte” del meta tag keywords è iniziata una decina di anni fa quando i motori di ricerca iniziarono a valutare le pagine web in base al contenuto e non in base a fattori off-page come link in entrata, link in uscita, ecc…
Rapidamente i più furbi, non solo “webmasterini” alle prime armi ma anche le più esperte web agency, hanno iniziato ad utilizzare impropriamente il meta tag inserendo infinite parole chiave o parole chiave non coerenti con i contenuti del sito. Un misero trucchetto per accaparrarsi qualche visita in più o una posizione migliore all’interno della SERP. Capitava così di ritrovarsi sul sito della più aggressiva pornostar ungherese solo per aver osato cercato “cavallo” all’interno di un motore di ricerca.

Vista l’uscita di scena da parte del meta tag keywords acquistano maggiore importanza gli altri tag che verranno sempre più analizzati da parte di Google. Tra i più importanti ricordo:

  • description: meta tag che contiene una breve descrizione della pagina web visualizzata nella SERP;
  • title: meta tag che si occupa di identificare la pagina web;
  • robots: meta tag che dialoga con gli spider dei motori di ricerca;
  • content-type: meta tag che definisce il contenuto ed il set di caratteri utilizzati nella pagina web;
  • refresh: meta tag che reindirizza gli utenti ad una nuova pagina web utile per evitare gli errori 404 (consiglio però reindirizzamenti 301 lato server più affidabili e di qualità).

Chissà di quanto caleranno ora le visite al sito web della pornostar ungherese… :)

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

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2009
23
settembre

Blog come strumento business – Come e perchè – Part 2

Riecco il Geom Alfieri, per servirvi;-) Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati:

Vi abbiamo dato 7 buoni motivi per considerare un “Blog” un valido strumento business… vi siete convinti? No eh!? Lo sapevo.  E’ una vitaccia convincervi e le osservazioni che molti sollevano sono comuni e in qualche modo assolutamente pertinenti e condivisibili.

blog-header-500La prima osservazione: “Bloggare” è un attività dannatamente pesante, che richiede tempo, risorse e disciplina, senza all’apparenza portare ritorni immediati (vivere bloggando è un mito americano riuscito a pochissimi talentuosi individui). Ci sono settimanali online che faticano a publicare articoli interessanti ed a fidelizzare i propri lettori. Perchè allora un azienda dovrebbe farlo?

Risposta del Geom: Vi abbiamo spiegato che Blogging è il primo piolo di una scala ben più alta nel magico mondo di SMM (Social Media Marketing).Guardatevi intorno, molti prevedono che tra qualche anno tutti i siti istituzionali più importanti saranno strutturati od integrati con piattaforme di dialogo. Dialogare… che dramma! Trovarsi su di un palco, dove avvengono scambi alla luce del sole ed è possibile che la natura di quegli scambi stessi sia una variabile determinante di scelta dei vostri potenziali clienti. Possibile al limite del “probabile”.

Molti dei vostri futuri clienti, i più giovani, già considerano la partecipazione dinamica e gli strumenti di condivisione online come assodati. Basta dare un occhiata a certi blog di download, forum sportivi, videogiochi o a come usano e-bay e altre piattaforme cui la valutazione e la reputazione dei servizi ricevuti è sacrosanta. Credete che a loro possa bastare un banner ed un sito statico?  Prepararsi quindi… la strada inizia sempre dal contenuto come valore aggiunto.

Seconda osservazione: Ma se non riesco a creare interazione col cliente nel mio blog, sto solo perdendo tempo e faccio pure la figura di chi se la suona e se la canta da solo!

Risposta del Geom:Nobody said it’s gonna be easy” ma una qualsiasi piattaforma di Blog, se ben indicizzata porta inevitabilmente utenti interessati sulle sue pagine. L’opportunità arriva quindi, bisogna saperla sfruttare e ciò che proponete è inevitabilmente la chiave per fidelizzare. Ma non finisce qui! Un utente, anche di passaggio, vi fornisce informazioni e queste sono importantissime per voi. Con i plugins (applicazioni aggiuntive da inserire nel pannello di admin del Blog) avete strumenti per sapere per esempio chi è entrato, cosa cercava (quale parola chiave interessava), da dove veniva, dove si è soffermato e per quanto.  Esistono inoltre altri strumenti di “integrated intelligence” che permettono di avere informazioni ancora più specifiche, e, come dice Mike Clough nel suo articolo ”The new Small Business Super-Strategy – (leggetelo! è interessantissimo)

I responsabili di piccole aziende che sapranno assimilare, gestire e utilizzare le informazioni dei propri clienti per adattare le proprie strategie saranno in una posizione privilegiata per dominare il (proprio) mercato“.

Ultima osservazione: Ma la raccolta strategica di queste informazioni la posso fare anche dal mio sito, che bisogno c’è di aprire un Blog?

Risposta del Geom: Verissimo! Ma torniamo a ciò che dicevamo nel precedente articolo: “Un blog è dinamico, con contenuti sempre nuovi che attirano ricerche specifiche (e sempre nuovi utenti) ma anche flessibile graficamente e strutturalmente grazie a API e plugins (gratuiti!), inserimento di video, podcast, presentazioni in “slideshare”, sondaggi, postare articoli su Facebook, Twitter, aggregatori e molto altro. Sono queste attività che stimolano coinvolgimento ed interesse, portano contatti ed informazioni nuove, analizzabili strategicamente. Lo potete fare anche da un sito istituzionale, ma a meno che non abbiate un webmaster incatenato sotto la scrivania come schiavo personale, farete molta più fatica. Noi in LEN STRATEGY abbiamo fatto esattamente questo, sito istituzionale e due Blog di riferimento a supporto. Infatti non scordate che è possibile abbinare un Blog al vostro sito istituzionale attraverso links (collegamenti) per portare traffico dove volete. Capite bene che se cercate di analizzare il comportamento dei vostri clienti il blog resta lo strumento da scegliere.

Altre osservazioni?

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2009
15
settembre

Blog come strumento business – Perchè e come…

Greetings, sono il Geom Alfieri, sono nuovo qui, quindi trattatemi bene ;-)

Oggi parliamo di un pilastro portante di S.M.M. (Social Media Marketing): Blogging (scrivere su Blog).

Social Media Marketing si basa sulle famose “4 C“: Contenuto, Contesto, Connettività e Comunità (scimiottando le 4 P di Kotleriana memoria, product, place, price e promotion).

Il grande errore che molte aziende fanno è quella di puntare direttamente a strumenti come Facebook (Social Media) o Twitter (Micro-blogging) o YouTube (Video cast) semplicemente mettendo qualche stupido banner o video pubblicitario e sperando che del business si materializzi con l’intervento divino. Spreco di soldi e tempo, ma soprattutto un’opportunità gettata al vento. (Cit.)

Il nostro consiglio invece è quello di procedere per gradi, seguendo un ordine logico e strategico che contempli le 4 C fondamentali per Social Media Marketing. Infatti, in una ideale gerarchia di strumenti a disposizione, (che vedremo), Blogging è lo strumento più potente e penetrante per creare “Contenuto, Contesto, Connettività per arrivare infine ad una comunità di utenti fidelizzati”.

I poster statici e i monologhi televisivi alla Cesare Cadeo hanno costi alti e bassissimi “Ritorni”. Online infatti è un gioco alla pari Aziende-clienti, dove utenti non subiscono più passivamente ma interagiscono, dialogano alla pari. Un banner è un insulto per questa gente! Ogni approccio dovrebbe sempre partire da contenuti.

In parole povere…Cosa è un Blog?

Un Blog è un sotfware, l’evoluzione Web 2.0 di un diario di bordo e permette a chiunque di postare (scrivere) contenuti di qualsiasi genere, solitamente con piglio informale e diretto. Articoli e contenuti si susseguono in ordine cronologico e resteranno sempre online (a meno che non decidiate il contrario, il controllo è vostro).

Perchè usare un Blog? Vi diamo 7  buoni motivi:

1) E’ laborioso pubblicare o modificare contenuti in un web site, nei blog è questione di secondi ed è estremamente facile (non serve una laurea in informatica).

2) Software per blog sono gratuiti e pratici. Noi consigliamo: http://it.wordpress.com/ dategli un occhiata; è più semplice di quel che si pensi. E’ inoltre possibile strutturare un Blog come un sito Web, godendosi i vantaggi qui sotto:

3) Google ed i motori di ricerca AMANO piattaforme Blog, a differenza di molti siti web. Ottimi quindi in funzione S.E.O. sia in termini di frequenza aggiornamenti che nello “sfruttare” collegamenti url esterni per incrementare traffico e “ranking”. Inoltre ad ogni articolo si associano TAG (parole chiave) che saranno sempre ricercabili anche in futuro. I blog potenzialmente garantiscono ottimi risultati “organici” ma ben si adattano ai meccanismi di promozione “Siti Sponsorizzati” di Google tipici di campagne S.E.M.

4) Un blog inoltre è in grado di lavorare anche sul piano “emozionale” ed “esperienziale” in modi inarrivabili per statici siti aziendali. Concludendo, con questo strumento si lavora sule 4C per acquisire velocemente visibilità, traffico, “ranking” in ricerca e mantenere alto l’interesse e fidelizzare. Fatevi consigliare all’inizio, una volta capiti i trucchi lo farete da soli facilmente.

5) I Blog hanno delle funzionalità potenti per divulgarne i contenuti, fidelizzare un alto numero di lettori interessati, aprire un dialogo diretto con loro (attraverso commenti, raccomandazioni e coinvolgimento). Difficile trovare strumenti altrettanto potenti in un normale sito web.

6) I Blog portano i vostri contenuti (interessanti) in giro per l’etere senza che voi muoviate un dito. Se i contenuti interessano, saranno i vostri stessi clienti a spingere il Blog in modo virale, anche usando strumenti che voi non usate, portando il vostro Brand in luoghi nuovi, gratuitamente. Esistono “plugins” per automatizzare la notifica di nuovi contenuti in strumenti di Social Media (noi usiamo e consigliamo http://sharethis.com/)

7) I Blog sono dialoghi, modi per interagire con potenziali clienti, strumenti spettacolari di “Test Marketing” o “One to one marketing” . I feedback dei vostri clienti arrivano autentici, spontanei e veri e diventano una risorsa invidiabile per la vostra pianificazione strategica.

Articolo disponibile anche su “Diario di un Arrotino 2.0”.

Spero vi sia piaciuto questo articolo, un pò lunghino eh? Beh, nel mio prossimo parleremo di come iniziare ad usare un Blog, come partire e cosa fare.

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