Il futuro dell’internet marketing in Cina si chiama Baidu, il motore di ricerca mandarino, che controlla quasi il 60% del mercato online cinese. Se si considera che attualmente gli internauti cinesi sono 384 milioni, e che questo numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni (data anche la delicata situazione con Google.cn), le prospettive per Baidu sono decisamente positive.
Come tutti i motori di ricerca che si rispettino anche Baidu offre la possibilità di effettuare campagne SEM tramite key-words advertising grazie a Baidu P4P Service.
Il meccanismo di funzionamento si basa sempre sul CPC su asta dinamica, e la logica è del tutto simile a quella di una campagna AdWords. Per noi occidentali l’interfaccia non è altrettanto intuitiva, essendo completamente in lingua cinese.
Se conoscete la lingua potete armarvi di buona pazienza e divertirvi a perlustrare l’interfaccia che trovate a questo indirizzo.

Un’ottima opportunità dunque per tutte le aziende italiane che esportano in Cina, soprattutto alla luce della recente diatriba tra Google e il Governo Cinese.Il motore di ricerca cinese venne fondato nel 2000 da un ex di Google, Li Yanhong, grazie al venture capital americano e con una partecipazione iniziale proprio di Google. La multinazionale di Mountain View rivendette quella quota nel 2006, quando creò il proprio sito in mandarino.
Li Yanhong nel suo paese è diventato un vero e proprio idolo per i giovani che sognano un futuro nell’industria hi-tech.
Negli ultimi anni però la reputazione di Baidu non è stata proprio “senza macchia”: il motore di ricerca cinese è infatti stato accusato dall’ong GlobalVoicesOnline.org (organo di vigilanza sul rispetto delle libertà su Internet), di oscurare i siti sgraditi alla censura cinese in modo ben più radicale di quanto facesse Google prima della “ribellione”. Come se non bastasse è stato più volte sfiorato dai sospetti di corruzione e conflitto d’interessi.
Dietro il successo di Baidu c’è però la capacità di Li Yanhong di configurare il proprio motore di ricerca nel modo più adatto all’uso del mandarino, e sbaragliare la concorrenza di Google.cn. Il nome Baidu infatti significa “cento volte” e richiama un’antica poesia d’amore della dinastia Song.
Quindi perché non trasformare una minaccia in un’opportunità? Sono già molte le aziende che hanno deciso di investire in SEM su Baidu, tra le quali Nike, IBM, BMW e Nivea, solo per citarne alcune. Queste aziende hanno capito che per raggiungere il mercato cinese bisogna parlare la stessa lingua, pensare allo stesso modo, e quindi utilizzare il motore di ricerca che meglio rispecchia la cultura del consumatore finale.
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9 febbraio 2010 alle 17:37
Campagne SEM in Cina con Baidu!…
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