Archivio di gennaio 2010

2010
30
gennaio

Toolbar Ti Presento Facebook!

Facebook Toolbar

Facebook Toolbar

E’ questa la nuova Toolbar che si appresta ad aggiungersi all’innumerevole serie di bar presenti nella rete e che ogni giorno dobbiamo combattere per non ritrovarci il nostro browser pieno di componenti aggiuntivi che non ci permettono di avere una visuale completa della pagina. La novità? Semplice, questa non è una bar comune, è la bar personale di FACEBOOK!
Ebbene si, dopo il recente cambio delle impostazioni legate alla privacy, dopo la condivisione di pensiari anche via email, ecco in via quasi definitiva anche la possibilità di avere una toolbar tutta bianco blu.
A dire il vero, per la rete non si trovano grandi notizie al riguardo, come a tener a bada ancora l’entusiasmo per per questo nuovo prodotto a marchio Facebook, ma di progettazione non totalmente californiana. Infatti, grazie a progetti open source, gli sviluppatori possono accedere direttamente al codice sorgente per migliorarlo e volendo anche renderlo adatto o crearne ad hoc per tutti browser che al momento sono sprovvisti dell’applicazione apposita: la toolbar in questo momento è installabile solo su internet explorer e firefox. Inoltre un aiuto in più che gli sviluppatori cercano è sicuramente l’adattamento linguistico dato che al momento la toolbar è disponibile in un numero ristretto di lingue tra cui però è presente l’italiano.

Facebook Toolbar Italiano

Facebook Toolbar Italiano

Con la Tollbar è possibile rimanere sempre connessi con il proprio profilo anche senza essere connessi con il sito di Facebook sempre grazie all’abilitazione dei Cookies che tengono traccia delle informazioni principali per la connessione con la propria pagina di Facebook. E’ presente la barra per cercare informazioni, persone, pagine, gruppi su Facebook, una parte in cui salvare i link preferiti, icona con indici numerici per informarci di notifiche, richieste di amicizia, inviti ad eventi, post nei gruppi, la posta su Facebbok e per ultimo il pulsante condividi; ovvero la possibilità di condividere link, immagini, video presenti nella pagina web che si stà visualizzando. Tutto questo apre unnuovo mondo per gli utenti di Facebook.
A prima vista potrebbe sembrare l’ennesima barra da non avere installata sul proprio browser, ma a conti fatti potrebbe essere una miniera d’oro grezza se pensiamo che Facebook ha:

  • in media, 37.7 milioni di visitatori per giorno, con incremento del 181%
  • 45 billioni di pagine viste per mese, con incremento del 153%
  • un tempo speso sul sito di circa 28 billioni di minuti, tre volte tanto rispetto alla fine del 2008
  • in America, il 7% di share totale online proviene dal Social Network
  • superato amazon.com in fatto di ricerche interne al sito
Fonte: comScore, Inc

Ora non rimane che vedere cosa ne penseranno gli utenti a questa nuova funzione legata al Social Network, se saranno favorevoli all’installazione della toolbar vedendolo come una comodità, oppure come un metodo alternativo per aggirare il discorso privacy e tentare così di acquisire sempre più informazioni riguardo ai propri utenti, come ad esempio i percorsi di navigazione degli utenti ed altre informazioni (come citato anche nell’articolo di download squad.com).
Ma al momento la divulgazione di questo servizio, soprattutto nella nostra penisola è ancora nascosta, magari nell’attesa del momento migliore per divulgare la notizia e di conseguenza l’installazione di questo nuovo prodotto di casa Facebook!

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2010
23
gennaio

2010: l’anno della web performance, ovvero “i tuoi utenti non sono più belli degli altri”

La prima metà di gennaio è solitamente il momento delle previsioni e dei buoni propositi: “le cinque tecnologie che rivoluzioneranno il web”, “le sette cose da fare per rinvigorire il tuo blog”, ecc. Ma quest’anno web marketing managers, esperti di usabilità, creativi e sviluppatori sembrano convergere su una priorità comune: la performance. Performance intesa come velocità di caricamento delle pagine, tempi di risposta rapidi, reattività dellinterfaccia utente… in ultima analisi, come elemento fondamentale della qualità di un sito web.

A parole tutti sottolineano l’importanza della velocità di navigazione, ma nei fatti, quando il sito in questione è il nostro, spesso si tende a relegarlo in secondo piano rispetto ad esempio ai testi o all’impatto visivo, confidando ottimisticamente nel fatto che tanto i nostri utenti “sono più belli degli altri” (particolarmente motivati verso i nostri contenuti, dotati di connessioni veloci e computer performanti…).

Non si fa così. L’evoluzione tecnologica non ha risolto il problema della banda: video, Flash, librerie JavaScript ecc. tengono sempre più in scacco la rete, e la banda continua a essere sottodimensionata per le esigenze del web, il che ha numerose conseguenze in termini di accessibilità e user experience. Ve lo confermo dandovi qualche spunto di riflessione.

Una piccola evidenza di tutto questo l’abbiamo avuta anche noi di LEN STRATEGY alla fine dell’anno scorso. Stavamo per partire con una campagna Google AdWords natalizia in LEN STRATEGY con associata una landing page, che per rispettare le richieste del cliente era arrivata a pesare uno sproposito (1,7 MB). Una riscrittura completa del codice dell’ultimo minuto, che tramite tecniche AJAX ha ridotto il caricamento iniziale a soli 160 KB, ha fatto sì che la qualità della pagina per Google schizzasse a 7/10, il che ci ha consentito di essere in primo piano su parole chiave anche molto competitive.

Cosa fare quindi per capire come siamo messi col nostro sito, senza per forza essere degli ingegneri?

  1. leggere Creare siti web ad alte prestazioni di Steve Souders, guru della web performance già direttore dello Yahoo! Exceptional Performance Group e oggi in Google: magari saltando i passaggi più tecnici, vedrete esposte in modo molto chiaro e sintetico le varie criticità da tenere sott’occhio e le possibili soluzioni
  2. analizzare il proprio sito (e magari quello dei competitor) con strumenti come YSlow e Google Speed
  3. monitorare le statistiche di traffico con uno strumento evoluto come Google Analytics (buttate via quel Webalizer, per favore!), in modo da individuare eventuali colli di bottiglia nella navigazione e punti ad alto tasso di abbandono da parte degli utenti
  4. testare il sito in più condizioni possibili: da reti più lente di quella del lavoro, con computer più vecchi e browser più “imbranati” (leggi: Internet Explorer 6), e magari dal telefonino. Ma soprattutto con altri utenti diversi da voi, per capire il loro grado di soddisfazione nel reperire le informazioni che cercano.

E in generale, se il sito è particolarmente “antico”, questa è davvero l’ultima chiamata per rottamare finalmente quei frameset e quelle animazioni inutili con sotto la scritta “Skip intro” (che magari a suo tempo costarono un sacco di soldi), e fare una revisione delle pagine anche solo a livello di codice. I vostri utenti, compreso il signor Google, apprezzeranno, e magari verranno a visitarvi un po’ più spesso.

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2010
18
gennaio

Pubblicità e videogiochi: l’advergame

Oggi parliamo di advergames, ovvero una forma di advertising online che  parecchio si allontana dalle forme di comunicazione tradizionali alle quali siamo stati abituati. L’advergame (detto anche game advertising o ancora in-game advertising),  è un tipo particolare di pratica che consiste nello sfruttare i videogame, da quelli in flash ai più sofisticati per consolle, all’interno delle proprie campagne di marketing. I videogiochi, infatti, rappresentano un’ottimo canale di comunicazione sia per reclamizzare e pubblicizzare specifici prodotti o brand, sia per veicolare specifiche idee e concetti. Si tratta di uno strumento decisamente pull che garantisce un alto livello di coinvolgimento ed una esposizione dell’utente al brand pubblicizzato sicuramente maggiore rispetto ad altri strumenti di advertising utilizzati su vecchi e nuovi media.

Vi sono due macrocategorie fondamentali di advergame :

  1. I giochi che nascono con il preciso scopo di veicolare un messaggio promozionale e pubblicitario.
  2. I giochi che, pur nascendo con scopi autonomi, veicolano al loro interno messaggi pubblicitari con fini differenti.

La prima macrocategoria trova la sua concretizzazione più naturale nei giochi in flash, che l’utente può giocare online oppure scaricare sul proprio pc; questi non richiedono competenze e costi di sviluppo particolarmente elevati e risultano comunque molto efficaci soprattutto per la loro viralità, specie considerando la loro diffusione attraverso portali e siti dedicati.

Figura 1. Advergame su videogioco in flash

Figura 1. Advergame su videogioco in flash

La seconda macrocategoria  è tipica invece dei videogame più sofisticati e, in particolare, di quelli sportivi, sfruttando spesso i cartelloni digitali come veicolo per la promozione dei prodotti. Ma la realtà dei fatti, e questo potrebbe apparire particolarmente innovativo ai più, non si ferma ai semplici prodotti. L’ultima, assai soddisfacente, campagna propagandistica di Obama ha sfruttato – in parte – i videogame per proporre il ben noto “change”. Cartelli con l’immagine presidenziale sono apparsi in videogame della Electronic Arts per console X-Box. Un indicatore davvero interessante delle tendenze in atto.

Figura 2. Cartellone digitale in "Burnout Paradise" di EA

Figura 2. Cartellone digitale in "Burnout Paradise" di EA

Andiamo a scoprire invece quelle che sono le microcategorie di advergames utilizzabili, ovvero a quali modelli ricorrere  a seconda di ciò che si vuole ottenere dall’utenza o ciò che si spera di suscitare nel pubblico. Le variabili in tal caso saranno il prodotto o l’idea da pubblicizzare e il modo in cui si intende farlo.  Avremo quindi:

  1. Giochi di tipo associativo, in cui c’è una correlazione non diretta, ma comunque presente tra il gioco e il brand in questione. Ne sono un esempio i cartelloni di sponsorizzazione disseminati nei vari giochi a sfondo sportivo.
  2. Giochi rappresentativi del brand: in cui l’oggetto stesso, o l’idea, o il prodotto diventano parte e – a volte – scopo stesso del gioco. La correlazione è diretta ed evidente. Questa pratica è molto diffusa nella categoria dei giochi flash a cui prima si faceva riferimento.
  3. Tipologie dimostrative che ricalcano le caratteristiche originali del marchio senza alterarle o modificarle in alcun modo.
  4. Giochi a competizione, che risultano particolarmente efficaci nel caso in cui il prodotto sia di particolare valore o particolarmente riconosciuto a livello sociale. In giochi come questi l’ingrediente fondamentale è – quasi sempre – la possibilità di sfidare amici e sconosciuti in multiplayer, aggiungendo una buona dose di competitività alla scena.
  5. Di tipo educativo o divulgativo, in cui ciò che conta è far passare prima di tutto un messaggio e poi vendere un prodotto. Sono un esempio di questi giochi quelli dedicati a particolari tematiche di ordine sociale o legati a contesti specifici. I più giovani risultano essere il target ideale.

E’ sempre bene considerare esattamente che cosa si vuole ottenere con la creazione di un prodotto del genere e stabilire, in funzione degli obiettivi una metodologia e un impianto di progettazione. Se ben gestiti possono essere uno strumento estremamente interessante e potente in grado di dare la giusta visibilità a ciò che vogliamo.

È bene fare un breve accenno anche a possibili effetti indesiderati che possono sussistere, primo fra tutti l’affermazione del gioco sul prodotto. Non sono rari i casi di esperimenti di questo tipo che hanno visto il prevalere del ludico sul pubblicitario. In casi come questi è necessario chiarire che il divertimento non è scopo prioritario (anche se importante) e non deve essere valorizzato in maniera eccessiva. D’altro canto non è nemmeno pensabile il contrario: l’eccessiva “commercializzazione” del tutto appiattirebbe ogni possibile relazione con l’utenza. Un corretto bilanciamento tra questi due poli rappresenta sicuramente la strategia migliore per garantire il successo di un videogame creato apposta per commercializzare un prodotto.

Questa nuova tipologia di advertising è destinata a crescere sempre di più in futuro. Le aziende più all’avanguardia investono sempre più capitali nella creazione di tali strumenti e nella gestione di tali dinamiche. Lo scopo – come sempre – è quello di assicurarsi una fetta sempre maggiore di utenze raggiungendo sempre più persone.

È erroneo pensare che queste soluzioni siano impiegabili esclusivamente da grossi brand: anche le PMI italiane possono trovare in soluzioni di questo tipo un utile compromesso tra costi di produzione e ritorno pubblicitario, certo è che tutto dipende da ciò di cui abbiamo bisogno.

Come sempre la soluzione pubblicitaria migliore è quella più adatta alle nostre esigenze.

Fonte

Disponibile anche su Web Marketing InnerEye

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2010
13
gennaio

GOOGLE Dictionary, e il dizionario è on line!

GOOGLE .= “Dictionary” oppure GOOGLE++ potrebbero scrivere i programmatori abituati alla maggior parte dei linguaggi di programmazione in uso. Per i neofiti, Google aggiunge in via quasi definitiva un servizio in più a quelli già esistenti: Dictionary. Per gli utilizzatori più assidui del motore di ricerca, forse questo servizio era già conosciuto tramite l’utilizzo di “define” nella barra di ricerca, ma ora c’è di più. Google mette a disposizione una sezione del sito apposita, www.google.com/dictionary in cui poter cercare le definizioni per una parola lingua per lingua o tradurla in diverse lingue opzionabili (da non confondere con google translate che esegue una mera traduzione di una frase nella lingua selezionata). Nella pagina risultato della parola cercata è possibile avere la parte legata al dizionario, con lo spelling, la pronuncia ed alcune traduzioni; una seconda parte, con i possibili sinonimi e le altre lingue in cui è presente quella parola ed una terza parte in cui ci sono le vere definizioni: queste non sono presenti all’interno di un database di Google, ma vengono presi i riferimenti in base alle definizioni per quella parola nel web e nella lingua selezionata anche se, come riferimento principale, si ha quasi sempre wikipedia nell’eenco dei risultati.

 
 
Fig. 1 Risultati Google Dictionary

Fig. 1 Risultati Google Dictionary per "hello"

 

 
 

Nel caso però si voglia solamente avere una definizione della parola cercata, è possibile utilizzare una scorciatoia che mette a disposizione Google direttamente dalla propria barra di ricerca, sia dalla home page del sito, che dalla toolbar. In poche parole, scrivendo “define : hello” veniamo rimandati ad una pagina di risultati particolari, denominata Definizioni Web (Fig 2. – Ma gli stessi risultati si possono trovare nella pagina dei risultati di Google Dictionary – Fig 1.). In questa pagina è possibile visualizzare le definizioni per la parola cercata, presenti su diversi siti web. Vengono fornite anche associazioni di parole in cui è presente quella cercata ed anche la possibilità di trovare definizioni in altre lingue. Da notare che, in linea con i risultati di Google Dictionary, anche qui wikipedia viene utilizzato come principale sito di riferimento. Un’utile funzionalità è che ci viene data la possibilità, come nelle normali ricerche, di cercare la definizione sia nel web, che nella lingua del browser.

 

Fig 2. Google - define : ciao 

Fig 2. Google - define : ciao

 

Riprendendo quanto scritto all’inizio, Google Dictionary è quasi definitivo, poiché mancano all’appello ancora alcune lingue e l’obiettivo finale sarà quello di correlare un file audio per la pronunica delle parole e qualche file miltumediale dove possibile (al momento queste ultime caratteristiche sono implementate solo per alcuni vocaboli.).
Per le agenzie di consulenza on line e soprattutto per tutte quelle che effettuano delle campagne, e quindi SEM, vi è la possibilità di migliorare la propria competenza e di capire più approfonditamente il concetto che le persone hanno delle parole cecate, dato che le definizioni vengono fornite dal web e da siti, come wikipedia, dove il contenuto può essere fatto da tutti. Nell’imminente futuro dunque, per capire se le nostre keywords possono funzionare al 100%, sarà opportuno correlare le informazioni che possiamo avere dall’analisi delle parole chiave tramite strumenti appositi (come AdWords per i volumi di ricerca) ma anche dai concetti o definizioni che le persone associano a quelle keywords. In questo modo si avrà una maggior precisione nell’impostazione delle campagne e si potranno capire in tempi brevi su quali nuove parole chiave poter puntare per attirare nuovi utenti e quindi nuovi clienti.

 

 

 
 
 
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2010
7
gennaio

“The web 2.0 suicide machine”: suicidio sui social network in modo rapido e indolore.

Basta un click e “The web 2.0 suicide machine” consente agli utenti del mondo web 2.0 di “suicidare” la propria identità online, di uscire una volta per tutte dai social network e dire addio al mondo web 2.0.
Stando a quanto asserito dai gestori del sito www.suicidemachine.org gli aspiranti suicidi virtuali possono “eliminare tutti falsi amici virtuali” – e “farla finita con il loro alterego Web 2.0″. Il servizio funziona attualmente con Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn e in 52 minuti riesce a fare automaticamente ciò che manualmente richiederebbe oltre nove ore.
L’unico problema, decisamente non trascurabile, riguarda il fatto che per effettuare questo “suicidio assistito” occorre fornire al gestore della suicide machine i dati che permettono l’accesso ai vari social network; in sostanza, nulla garantisce che il profilo non venga copiato prima di essere distrutto, oppure che venga semplicemente spostato su pagine irraggiungibili dal titolare in attesa di futuri utilizzi illeciti.
La risposta del mondo web 2.0 non si è fatta attendere, e Facebook da qualche giorno ha bloccato l’accesso da www.suicidemachine.org. In pratica, non è più possibile “suicidare” il proprio account attraverso questo sito.
Un rappresentante di Facebook ha dichiarato: “Facebook permette a chi non vuole più utilizzare il sito di disattivare il proprio account, oppure di cancellarlo completamente. La Web 2.0 Suicide Machine invece raccoglie le credenziali di accesso dell’utente e questo costituisce una violazione della nostra policy, pertanto l’abbiamo bloccata.”
I gestori della ‘macchina per il suicidio virtuale’ hanno risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.

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