2009
15
dicembre

Facebook, Berlusconi, i gruppi misteriosi nati in un’ora e la costruzione identitaria

facebookLa notizia ha già fatto il giro della stampa tecnica e di quella generalista: centinaia di migliaia di persone si sono trovate iscritte ad un gruppo “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia“, senza averlo mai sottoscritto. Questo gruppo, evidentemente, nasce come uno dei numerosissimi gruppi bufala su Facebook, strutturati soltanto per attirare membri, ed ha cambiato nome per cavalcare l’ondata mediatica susseguente alla vicenda capitata al nostro presidente del consiglio. Insomma, per capirci (e passatemi l’iperbole): è come iscriversi ad un club di appassionati della lettura (del tipo “Tutti quelli a cui piace leggere un buon libro prima di addormentarsi”), creato ed amministrato da una persona che non conoscete, e poi scoprire che questo amministratore lo fa diventare il circolo dei fan del Manifesto del partito comunista, o del Mein Kampf, se preferite. Effettivamente, a molti potrebbe non far piacere.

Per capirci qualcosa in più, sono interessanti le reazioni degli utenti di Facebook, strutturate questi livelli:
- c’è chi si è ribellato, scrivendo nella bacheca del gruppo ed invitando gli altri a disiscriversi;
- c’è ovviamente chi sostiene la teoria del complotto, pensando che si tratti di una trama ordita dalla destra per controbattere ai numerosi gruppi che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, e dei quali molti politici chiedono la chiusura;
- c’è chi ha un amico chiaramente di sinistra iscritto al gruppo e porta il suo nome a testimonianza della truffa.

Intanto, in home del gruppo, l’amministratore ci fa gentilmente sapere:

AVVISO IMPORTANTE
X TUTTI COLORO KE NN SANNO KI è STATO AD ISCRIVERLI!!
E STATO BABBO NATALE KE VI HA ELOGIATO CON IL REGALO PIU’ BELLO.

Insomma, sembra che la vicenda venga ricondotta nella cornice delliniziativa isolata di un singolo, probabilmente non del tutto lucido mentalmente: curiosamente (ma neanche tanto), è la stessa fine che sta facendo la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi.

Questa strana storia ci fa capire cosa rappresenti Facebook per moltissimi utenti (o meglio, per moltissime persone): uno strumento di definizione identitaria.
Su Facebook, le persone si iscrivono ai gruppi e diventano fan delle pagine  per far sapere ai membri delle loro reti  sociali quali sono le cose che amano, quelle in cui credono: in breve, chi sono veramente. E lo fanno con la loro identità reale, e non virtuale, non dimentichiamolo mai.

Certo, iscriversi ad un gruppo su Facebook implica un coinvolgimento tendente allo zero nella causa che decidi di sostenere davanti ai tuoi amici: è sufficiente un clic, e si può sempre tornare indietro. Non a caso, infatti, in questo modo si creano soltanto legami molto deboli tra i membri di quel gruppo, i quali  raramente interagiscono tra loro
e quasi mai si conoscono, a parte qualche significativa eccezione.
Ma questo non significa che quell’adesione non conti nulla. Infatti, ora, quelle stesse persone si ribellano perché si sentono depredate della propria identità, e vedono il loro nome, il loro cognome, le loro foto, i loro stati entrare in dissonanza con un gruppo a cui non hanno scelto di aderire.

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3 Commenti a “Facebook, Berlusconi, i gruppi misteriosi nati in un’ora e la costruzione identitaria”

  1. Pietro
    Pietro scrive:

    E’ un lampante esempio di come le persone quando si trovano online agiscano senza pensare alle potenziali conseguenze…serve un’educazione informatica e “internettiana” di base onde evitare disguidi come questo. I gruppi di Facebook sono nati come strumento di discussione e socializzazione ma la loro funzione primaria è stata completamente stravolta. Questo fatto a mio parere si riconnette alla scarsissima gestione della privacy da parte di Facebook (è incredibile il fatto che permetta all’amministratore di un gruppo di cambiare il nome una volta che il gruppo è stato creato, senza almeno segnalare la cosa automaticamente a tutti i membri)ma anche alla scarso valore che le persone danno alla privacy online non preoccupandosi minimamente di settare alcune opzioni di base per proteggere il proprio account…non c’è allora poi da scandalizzarsi se Schmidt si permette di rilasciare certe dichiarazioni relative al discorso sulla privacy se poi l’utente medio dimostra di essere un menefreghista relativamente a tutto quello che ruota attorno alla privacy online… sarebbe interessante leggere un post al riguardo!

  2. Andrea Maurizzi
    Andrea Maurizzi scrive:

    Dici il discorso del CEO di Google sulla privacy: “If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing it in the first place”?
    E’ effettivamente una posizione sorprendente. Sembra quasi che la privacy sia un desiderio, e non n diritto.
    Sul discorso dell’educazione, onestamente ci credo poco… Mi ricorda tanto il detto dei sistemisti: “il peggior virus è l’utente…”.

  3. Pietro
    Pietro scrive:

    Mi riferivo precisamente a quel discorso, sarebbe interessante approfondirlo…dal punto di vista del professionista del web potrebbe anche essere un’opportunità: esistono già alcune attività che offrono come servizio la pulizia della “fedina online” dei propri clienti :)
    Scherzi a parte, ritengo che i discorsi su Facebook e Google si intersechino e pongano dei quesiti: la privacy quanto interessa davvero? Io personalmente non mi colloco su posizioni estreme: non la penso come Schimdt ma d’altronde Google per essere quello che è dovrà pur trattare qualche dato personale. La parola chiave a mio avviso è proprio questa: personale! Piu’ che legiferare serve informare ed educare le persone sin da giovani all’importanza dele informazioni personali di modo che siano esse stesse a decidere cosa è importante per loro e cosa no (e che quindi vada tutelato dalle leggi sulla privacy).C’è una gran confusione al riguardo, sia nelle persone che nelle leggi… cito due esempi paradossali: 1)trovo assurdo che imponga di dover scrivere l’autorizzazione sui curricula inviati alle aziende;
    2) una mia cara amica lo scorso anno terminò una relazione dopo anni…si confidò e non voleva che si sapesse in giro almeno per i primi tempi perchè non voleva essere sulla bocca di tutti…ma il giorno dopo su facebook comparve: xxxxx non è più in una relazione. Se non è confusione sulla privacy questa…

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