Archivio di novembre 2009

2009
27
novembre

All-in di Google con Chrome OS. Fine del torneo?

Se fosse un torneo di Texas Hold’em, Google, con Chrome si è limitato a fare un call. Con il Chrome Frame ha fatto un raise ed ora al tavolo finale chiama l’all-in perchè in mano ha il Chrome OS.
Chrome OS è il sistema operativo basato su kernel Linux che Google ha presentato al mondo il 20 novembre scorso e che, entro la fine del 2010, sarà disponibile al pubblico (intanto se si vuole sbirciare qualcosina lo si può fare da QUI).
Pare dunque che le voci di corridoio circolate su questo tema si stiano tramutando in qualcosa di molto concreto e più che mai tangibile.
Lo scopo del sistema operativo di BigG è quello di rendere veloce l’esperienza che l’utente ha in rete. Tutto deve essere veloce ed immediato: dalla semplice navigazione all’utilizzo dei software. Infatti che senso ha sprecare il 50% o più delle risorse fisiche di una macchina solo per far girare il sistema operativo quando alla maggior parte degli utenti serve solo un browser per navigare in rete? Le pessime prestazioni di un PC, soprattutto legate alla memoria, rendono lenta l’esperienza che l’utente ha in rete e lo constringolo ad aggiornamenti hardware o alla peggio alla sostituzione dell’intera macchina. Ma che senso ha? E’ come uno che ha fame e si compra un ristorante!
Ecco dunque che Google punta a crare un’esperienza che non vincoli gli utenti, che fanno di internet la principale attività, alle prestazioni. Per questo sul suo sistema operativo non ci sarà nessun programma su disco da installare, nessun codice di registrazione/attivazione e nessun vincolo fisico legato alle prestazioni dell’hardware (supportati processori ARM ed x86).
Tutto free ed estremamente veloce, basti pensare al boot di soli 7 secondi, come già accade con i Docs, il Calendar, GMail, ecc.. utilizzabili dal proprio account di Google.

L’ennesima sfida ai rivali di sempre sta per concretizzarsi. A questi conviene non rischiare e fare un fold intanto che si è al flop prima di farsi troppo male al turn o al river. Con Google come avversario non si può sperare in un suo bluf: le fiches potrebbero finire in un istante…

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

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2009
24
novembre

Reputazione online – Google il diavolo e l’Acquasanta

arrotino-boia (2)Adoro Google, nel bene o nel male è uno delle eliche che sospinge il vento Rinascimentale 2.0.

Ma nel suo condore 2.0 del suo slogan “don’t be Evil”, (è finto: it’s business it’s not personal) il motore di ricerca nato in un garage americano può diventare per molte aziende od individui un nemico giurato! Provate ad inserire il nome vostro o delle vostre aziende, se qualcuno ha mai scritto qualcosa di negativo, Google non si scorda, ne si scorderà in futuro e vi riporta tutto in termini di pertinenza (non di giusto o sbagliato, legale od illegale).

In America “Reputation Management” è nato proprio per fornire degli strumenti adatti ad affrontare le difficoltà che emergono nel gestire il proprio brand nel web. Quando Google (“Don’t be Evil”) diventa “Diabolico” e, ad una ricerca con il tuo nome, restituisce risultati imbarazzanti o quanto meno indesiderati. Tutti facciamo errori, ma con Google e nel web in genere un errore può mordervi i calcagni per molto tempo.

Ma google non è diabolico come sembra, fa il suo lavoro, ma cerca comunque di agevolarvi nel sapere cosa fare e quando. Innanzi tutto ha inserito una funzione gratuita “Google Alert” che una volta settato vi segnala in tempo reale quando e dove qualcuno ha menzionato voi od il vostro brand.

Poi scopriamo questo recente post del Google Webmaster Central Blog che fornisce alcuni interessanti consigli su cosa fare quando la negatività si accosta al vostro nome; suggerimenti quindi su come gestire le notizie e le informazioni che influenzano la tua reputazione online.

Pensaci 2 volte (anche 3)

La prima regola per risolvere il problema alla radice: pensaci 2 volte prima di inserire le tue informazioni personali su internet. A volte i motori di ricerca restituiscono risultati con i tuoi dati personali anche al di fuori del contesto in cui sono stati pubblicati in un primo momento. Detto in poche parole: “Devi essere sempre in controllo delle informazioni che pubblichi, la responsabilità è tua e tua soltanto“. Non inserire commenti con superficialità, soprattutto su pagine controllate da altri (nel tuo blog puoi sempre rimuovere).

Agisci in prima persona (e fallo in fretta)
Se qualcosa che non ti piace è stato pubblicato, cerca di rimuoverlo il prima possibile. Google non è il padrone di internet e restituisce solo i risultati inviati dagli instancabili spider. Instancabili, sì, ma non onnipresenti: se agisci in fretta puoi rimuovere i contenuti indesiderati prima ancora che siano indicizzati. Ecco i possibili scenari, a seconda di dove è il contenuto:

1) Il contenuto è sul tuo sito – Splendido! Facile facile: Ricontrolli ciò che hai pubblicato, ti accorgi che hai commesso un errore subito, modifica e nessuno se ne accorgerà… ma fallo subito!
2) Il contenuto è su una piattaforma di Sharing/Social Network – Probabilmente anche in questo caso non ci saranno grandi problemi. Entra nel tuo profilo e cancella il materiale o le informazioni che ti danneggiano. Al massimo, se le cose si mettono male, elimina definitivamente il tuo profilo.
3) Il contenuto è su un sito di terzi – Contatta il prima possibile il webmaster per far rimuovere le informazioni errate. Se il sito non presenta canali di comunicazione, puoi trovare le informazioni che cerchi effettuando una ricerca [ whois www.esempio.it ] o, al massimo, contattando l’azienda di hosting sempre elencata nei risultati whois.
Usa gli strumenti di Google
Solo dopo che il contenuto è stato fisicamente cancellato dal web (che sia stato tu a farlo o il web master di un sito terzo non importa) puoi rivolgerti al centro di rimozione url di Google per completare l’opera, sia di aggiornamento pagina che di rimozione dell’url obsoleto.

Utilizza un approccio proattivo
Se hai difficoltà a contattare il webmaster, o se questo (maledetto) si rifiuta di soddisfare le tue richieste, l’unico modo per contrastare la fuoriuscita di contenuti spiacevoli nella SERP di Google è la pubblicazione di nuovi contenuti capaci di “affossare” quelli che non ti rispecchiano. Certo, se hai a disposizione un network di siti satellite (possibilmente SEO Friendly) la cosa può essere abbastanza semplice, ma l’importante è combattere i risultati nefasti sul loro stesso piano:

Come affossi i contenuti sgraditi?

Per i testi: Usa il tuo blog, il profilo Google e un buon contatto Linkedin per diffondere le informazioni che preferisci.
Per le foto: pubblica delle nuove foto perfettamente ottimizzate per il web sia sul tuo blog che su Picasa e Flickr così risolvi le ricerche immagini di Yahoo!
Per i Video: inutile dirti che Youtube, Google Videos e Yahoo! Video sono i tuoi campi di lavoro. In questo caso, qualche buon consiglio su come creare dei video virali ti può servire.

Influenza le Google News
Anche se hai un blog ben indicizzato per veicolare i tuoi contenuti, forse non sei compreso tra le liste dei siti considerati da Google News. Se hai la necessità di far scivolare dalle ultime notizie qualcosa che non gradisci, ti conviene pubblicare contenuti validi sui migliori siti di comunicati stampa, ovvero piattaforme multiautore che Google tiene in buona considerazione per l’aggiornamento delle notizie.

Articolo disponibile anche su: Arrotino del Net

Ecco alcuni articoli che ho scritto su Reputation Management:

Reputation rule! I consumatori si fidano delle opinioni on-line

Reputation 2.0 – Le 10 regole per “Reputation Management fai da te”

“Reputazione 2.0”- Welcome to the Jungle!

Reputation 2.0 – Liberatevi dell’Omino Bianco

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2009
18
novembre

Rinascimento 2.0 – Marketing con un anima

Il Rinascimento 2.0 è cominciato! Ecco un esempio….

Nel cielo grigio e cupo di oggi un raggio di sole Rinascimentale arriva da Luca Carra, Direttore Marketing di Erreà SpA di San Polo di Torrile (PR).

Ho incontrato Luca lo scorso agosto. Essendo Erreà sponsor tecnico del Parma Calcio, avevo avuto modo di raccontare una visita al loro stabilimento di San Polo di Torrile dal punto di vista dei tifosi di parmafans.it. Già questo era un bellissimo esempio di un azienda che apriva un canale esclusivo di dialogo e confronto con  propri utenti; quale modo migliore di fidelizzarli che andare nei luoghi dove dialogano ed estendere un invito per incontrarsi? Infatti da li abbiamo iniziato a dialogare.

ErreàUnendo l’utile al dilettevole, in questi giorni, insieme agli altri consulenti LEN STRATEGY stiamo ora portando avanti una serie di incontri sull’utilizzo di Social Media e tecniche di promozione online, visto l’imminente apertura del loro nuovo sito di e-commerce, previsto per l’inizio di Gennaio 2010.

Etica AnticrisiE’ proprio in preparazione di uno di questi incontri che, con una ricerca in Google, mi sono imbattuto in un articolo scritto da Luca (Non è stato lui a segnalarlo, me l’ha fornito Google…). ”Il Respiro Spirituale dell’Etica” è contenuto nel Volume Etica Anticrisi del Centro Studi Banca Europa, insieme ad articoli di personaggi come Letta, Chiamparino, Formigoni, Galan, Giannone, Brunetta e Travaglio tra gli altri. Il link diretto all’articolo non sembra funzionare più, che peccato (spero sia un problema temporaneo).

Ma al di là della giustificata soddisfazione nel vedere idee e valori che condivido inserite in un contesto tanto prestigioso, il vostro Geometra si vuol limitare a ragionare sulle parole di Luca.

Luca parla della esperienza Erreà, dei valori con cui si contrappone ad un mercato iper-competitivo e spesso irriguardoso di canoni etici, utilizzando termini come “qualità, coraggio, orgoglio, contro-corrente” e lo fa con onestà, trasparenza e decisione (quasi rabbia). Racconta non per vendere un brand, un bene od un servizio, ma per condividere un’esperienza vera, fatta di battaglie con concorrenti senza scrupoli focalizzati solo sul profitto, anche a discapito sella salute dei clienti (c’è chi usa materiali tossici). Parla quindi di leadership morale, responsabilità ed etica come valori a cui aggrapparsi testardamente, da vivere come opportunità ad ogni costo. I risultati gli stanno dando ragione.

Luca non ha bisogno dei nostri complimenti, e non è questo il senso del mio articolo. Vorrei solo sottolineare che tramite i Social Media le aziende hanno ora la possibilità di dialogare e trasmettere i propri valori fondanti in modo diretto con i propri clienti. Il dialogo è un opportunità da cogliere. E’ anche vero che non tutti hanno le carte in regola per farlo, solo se imprenditori e manager si mettono su un livello di trasparenza e combinano parole a fatti, mettendoci la faccia e raccontando le proprie storie come ha fatto Luca, risulteranno credibili. Luca è credibile perchè le sue parole sono supportate dai fatti (basta vedere le certificazioni sanitarie a cui Erreà sottopone i propri materiali). L’era delle mission aziendali sono finite, oggi fatti e parole vanno di pari passo, e ciò che raccontiamo diventa trasparente e verificabile. Molti lo vedono come un rischio, altri come Erreà sono pronti a metterci la faccia e questa è vera leadership morale che spero si divulghi viralmente agli altri. Noi facciamo la nostra parte dando lo spazio che merita.

Auguriamo a loro le migliori fortune!

Articolo disponibile anche su Arrotino del Net

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2009
16
novembre

Come sarà il 2010 per il Search Marketing? Le tendenze delle aziende italiane.

Da una ricerca realizzata a Ottobre 2009 da OTO Research in collaborazione con il portale MyMarketing.Net, emerge come l’attività di promozione sui motori di ricerca (attività SEO e SEM) sarà nel 2010 lo strumento principale in Italia per le aziende che investono in pubblicità e marketing online, con ampi margini di crescita rispetto al 2009.
L’indagine, svolta su un campione di decisori e influenzatori delle strategie web di aziende italiane, mostra che il 61% delle aziende operanti in Italia già attive nei motori incrementerà gli investimenti in attività SEO e SEM, mentre solo il 3% ha intenzione di diminuirli.
L’incremento degli investimenti è dovuto soprattutto ai positivi risultati in termini di ROI (l’85% dei rispondenti si è detto soddisfatto o molto soddisfatto) e alla possibilità di gestire gli investimenti a seconda delle necessità.
Il prossimo anno potrebbe inoltre vedere l’ingresso di oltre un terzo delle realtà italiane che ancora non hanno mai utilizzato i motori di ricerca come strumento di promozione e comunicazione (il 54% del totale secondo i dati).
Sulla base di quanto emerso dalle interviste, solo il 46% delle aziende italiane si sta muovendo con attività di marketing e advertising nei motori, mentre il 34% non è ancora attiva ma nutre un buon interesse.
Quali sono gli obiettivi che perseguono le aziende italiane investendo in search marketing?
Le aziende oggi non ancora attive in SEM inizierebbero soprattutto con l’obiettivo di incrementare i contatti e di rafforzare la brand image dell’azienda; le aziende già attive invece si muovono con obiettivi più concreti, come l’acquisizione di nuovi clienti per il 48%, l’incremento dei contatti per il 46%, e l’incremento delle vendite per il 41%.
Da un punto di vista operativo, il 58% delle aziende attive nel search marketing gestisce tanto il SEO che il SEM internamente; il 12% gestisce internamente il keyword advertising e si avvale di un’agenzia per il SEO, mentre il 10% si avvale di agenzie multi servizi in grado di supportarle anche in ambito motori. Solo il 9% si affida in toto a un’agenzia specializzata.
Ma quanto hanno investito nel 2009 le aziende italiane in SEM? La maggior parte (60%) non ha superato la soglia dei 10.000 €, e il 18% si è mosso con un budget tra i 10.000 e i 25.000 €. Solo il 5% delle aziende ha investito più di mezzo milione di Euro. L’ammontare del budget da destinare ad attività nei motori è definito solitamente a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio di quello successivo, e solamente il 20% ha un budget aperto perché direttamente legato ai risultati generati.

Fonte: www.motoricerca.net

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2009
6
novembre

Internet dica 33

Tachipirine ed aspirine potrebbero non bastare. Forse nemmeno la sezione “medicina e chirurgia” di Wikipedia potrebbe bastare per curare un malato d’eccezione come internet se si prendesse l’influenza A/H1N1.
Il presidente USA Barack Obama nei giorni scorsi ha decretato lo stato d’emergenza nazionale in merito ad una possibile pandemia di influenza A che potrebbe mettere in pericolo la salute di molti cittadini americani.
Una pandemia influenzale di questo tipo però non metterebbe solo a repentaglio la salute delle persone ma potrebbe mettere a “letto” anche il World Wide Web.
Infatti secondo il Government Accountability Office milioni di persone influenzate, e quindi costrette a casa, potrebbero far collassare la rete.
Tra una soffiata di naso ed una misurazione di febbre, oltre a tentare di capire chi è il concorrente trans nella casa del Grande Fratello, milioni di utenti malaticci potrebbero ammazzare il tempo utilizzando internet.
La presenza simultanea e costante di molte persone intente a navigare sul web potrebbe portare ad un aumento esponenziale del traffico e quindi ad una congestione che sarebbe fatale per la rete.
L’aumento di traffico pare scontanto, infatti a quello normale generato da chi ogni giorno lavora con internet va sommato il traffico eccezionale che durante il periodo influenzale verrebbe utilizzato per l’on-line gaming, scaricare files di grosse dimensioni e guardare video in streaming.
La proposta del Government Accountability Office per evitare un blackout della rete è quella di adottare insieme ai provider una politica di limitazione della banda arrivando, se necessario, ad oscurare i siti più pesanti e dispendiosi a livello di risorse. Infatti senza i servizi forniti da internet quali e-mail, voip, ecc… si rischiano pesanti danni a livello economico ritenuti da molti più preoccupanti di qualche giorno passato a letto.
Dunque le medicine ci sono, resta solo da capire dove va infilato il termometro per misurare la febbre ad internet… :)

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

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2009
4
novembre

Italia da Medio-Evo? Preparatevi per il Rinascimento 2.0

Buongiorno, tutto bene?
Rieccoci a parlare di Social Media; oggi parliamo a tutti coloro che stanno mettendo la testa sotto la sabbia e continuano a ripetere che “a loro non serve cambiare le vecchie abitudini“.

Inizia una nuova saga: Il Rinascimento 2.0!

Il mondo si muove veloce signori miei, e solo perchè ad oggi in Italia siamo i secondi peggiori in Europa per uso di internet (solo la Grecia sta messa peggio) non significa che saremo sempre al medio-evo… il “Rinascimento” è proprio dietro l’angolo! Non potete sfuggire ai “Social Media” per il vostro business.

Gary Haynes ha pensato ad un buon modo per mostrarvi la velocità in cui l’universo internet si muove:

Quando avete finito di leggere l’articolo, andate a vedere quanti nuovi membri ha Facebook, o Twitter oppure quanti video sono stati visti su YouTube in questi pochi minuti.

Se questo ancora non basta… fiuuuu!! quando siete duri da convincere ;-) Proviamo a sfatare alcuni dei vostri “luoghi comuni”

“Geometra! Io ho una piccola azienda … che me ne faccio dei Social Media. Il mio business è troppo piccolo”

Come sempre accade l’uomo inventa strumenti per soddisfare dei bisogni. Facebook è nato come “Annuario multimediale” per tornare in contatto (o mantenere i rapporti) con vecchi compagni di università. Il “nonno” di YouTube è nato per permettere ai soldati USA impegnati nel Golfo, di comunicare e mandare video ai propri famigliari.

Ciò che le orde “Rinascimentali Web 2.0 fanno benissimo è pensare a nuovi usi per quegli stessi strumenti. E questa è l’opportunità che ognuno di voi ha oggi:

Prendere uno strumento, capirlo e trovare un applicazione per agevolare e promuovere il proprio business!

Web 2.0 cambia le dinamiche di relazioni ma in cambio ti offre la possibilità di ottenere risultati che vadano al di là della semplice vendita di un prodotto/servizio. In linee generali i risultati che si possono ottenere sui quali noi consulenti lavoriamo sodo sono 3:

1) Aumento delle vendite (con Strumenti di promozione “emozionale” continuativa e contestualizzata, diffusa viralmente, bassi costi ed alti ritorni)

2) Generare “Business Lead” (collaborazione partecipativa, condivisione costi e rischi, dialoghi, scambio informazioni con clienti, espansione network contatti commerciali)

3) “Ritenere e fidelizzare” clienti esistenti e nuovi (Velocizzando interazioni, coinvolgendoli, assistendoli e garantendo convenienza)

Nel prossimo articolo vedremo alcune opere (esempi) di Rinascimento 2.0 assolutamente geniali ;-)

A presto su questi schermi (Ah! avete controllato quanti nuovi Blog hanno aperto mentre leggevate???)

Articolo disponibile anche su Arrotino del Web

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2009
2
novembre

Social Relationship Management: il CRM al tempo dei Social Media

Che relazioni corrono tra social media marketing e CRM? E soprattutto, a che tipo di evoluzione andranno incontro aspetti chiave come la profilazione degli utenti e il lead management con l’avvento del social web? In questo senso è molto interessante l’analisi pubblicata di recente da Forrester Research intitolata The Future Of The Social Web.

Secondo Forrester è possibile individuare cinque fasi nell’evoluzione in chiave sociale del Web:

  1. l’era delle relazioni: a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 fanno la loro comparsa piattaforme multiutente che, come AOL, implementano per la prima volta i concetti di “profilo personale” e “connessione tra persone”, che superano il modello tecnicamente “asociale” della pagina web personale;
  2. l’era delle funzionalità: la fase in cui ci troviamo attualmente, caratterizzata dalla diffusione di piattaforme evolute come Facebook che mettono a disposizione degli utenti i paradigmi e gli strumenti fondanti per il vero Social Web;
  3. l’era della colonizzazione: attraverso la diffusione di tecnologie di identificazione permanente come Facebook Connect e OpenID e di integrazione come Google Wave, gli utenti possono muoversi liberamente tra network mantenendo intatto (almeno secondo Forrester) il proprio grafo sociale;
  4. l’era del contesto: la pervasività delle tecnologie sociali consente alle piattaforme non solo di riconoscere gli utenti, ma di personalizzare in modo intelligente e automatizzato la fruizione sulla base delle identità, delle relazioni e dei comportamenti sul web dei soggetti;
  5. l’era del commercio: i social network rendono definitivamente obsoleti i modelli del sito istituzionale e del CRM, e che le dinamiche di community costituiranno la spina dorsale di qualsiasi azione di marketing online.

Si tratta di un processo che secondo Forrester giungerà a compimento in tempi relativamente brevi (2012), come illustrato nel seguente grafico.

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Nel suo commento alla ricercaBrian Solis suggerisce che in concomitanza con l’avvento dell’era del Social Commerce debba prendere piede un nuovo paradigma tecnologico e di marketing, che sappia tenere conto delle relazioni sociali tra i consumatori e dei meccanismi “inter pares” che ne influenzano in modo reciproco il comportamento: acquisti, raccomandazioni, commenti… Un “Social Relationship Management” (SRM) che superi la visione rigida del CRM tradizionale, in cui le relazioni sono sempre e solo uno scambio diretto tra azienda e singolo consumatore.

A mio avviso, pur non confidando almeno per il nostro Paese in un’evoluzione così veloce e automatica (del resto, secondo un’indagine ISTAT a oggi solo il 60% delle imprese italiane informatizzate ha un sito web, e il 24% ha adottato forme di CRM al suo interno), credo che un ripensamento in chiave più “umana” del comportamento del consumatore sia estremamente necessario. Di fronte a mercati caratterizzati da saturazione dell’offerta, consumatori sempre più maturi, e crisi ormai irreversibile delle forme tradizionali di promozione e pubblicità, è inevitabile che il motore fondamentale che influenza il comportamento del consumatore sia rappresentato dal panorama di soggetti che formano la sua rete sociale. La sfida, tecnologica e sociologica, di riuscire a computare queste reti di relazioni, è grande, ma affrontabile.

C’è infine un’altra considerazione di Solis che a mio parere è molto interessante. Se i Social Media che tutti conosciamo vivono principalmente di contenuti (testi, foto, video pubblicati dagli utenti), le reti sociali online in chiave business sono invece incentrate sui dati. Identità, comportamenti, connessioni sociali e lifestreams sono il bagaglio che ogni utente dovrà essere in grado di portarsi dietro di piattaforma in piattaforma, per un’esperienza che a un certo punto non vedrà più discontinuità tra siti, ma consentirà agli utenti di agire in un unico, grande ambiente integrato che ci riconosce a ogni passo e ci suggerisce ciò che è meglio per noi.

Ci piacerà tutto questo? Glielo lasceremo fare?

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