Archivio di aprile 2008

2008
29
aprile

La scelta delle parole chiave

Il giusto compromesso tra genericità e specificità: questa è la chiave per la scelta delle keyword su cui puntare. Sulle parole troppo generiche c’è troppa concorrenza; quelle troppo specifiche producono un numero di impression troppo basso. Come scegliere, allora, le parole chiave su cui iniziare il processo di posizionamento?

Gli strumenti di base che abbiamo a disposizione sono:

1. I generatori automatici di suggerimenti, come https://adwords.google.com/select/KeywordToolExternal, grazie ai quali possiamo anche avere una stima del traffico generato e della concorrenza (grazie al Pay per Click)

2. L’analisi dei competitor

3. Le ricerche empiriche su persone non addette ai lavori, visto che i loro criteri di ricerca sono spesso diversi da quelle degli esperti del settore.

La costruzione del processo di posizionamento deve partire, in ogni caso, dalla scelta di parole chiave specifiche: in primo luogo, questo perchè è relativamente più facile posizionarsi in alto su questi termini meno ricercati, e quindi non si corre il rischio di abbandonare la strategia di posizionamento per scarsi risultati; in secondo luogo, perché il posizionamento si costruisce in maniera graduale, e quindi i buoni risultati su parole chiave specifiche potranno costituire la solida base per un posizionamento futuro su parole più generiche e affollate di concorrenti.

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2008
11
aprile

I meta tag servono ancora?

Partiamo pertanto da questo argomento per un percorso tematico sull’ottimizzazione per i motori di ricerca in più “puntate”.

I meta-tag delle pagine html sono tra i primi elementi da considerare per il posizionamento dei motori di ricerca. La forza di indicizzazione di questi strumenti è notevolmente diminuita negli anni, a causa dell’abuso fatto dagli spammer e dal conseguente aggiornamento degli spider dei motori di ricerca. Oggi, una buona indicizzazione passa senza dubbio soprattutto dai criteri off-page. Tuttavia, ignorare l’utilizzo dei meta-tag è inopportuno tanto in fase di creazione che di ottimizzazione di un sito web.

Innanzitutto perché gli elementi scelti per i meta tag determinano, in buona parte, il risultato visivo che appare all’utente nelle pagine dei risultati di ricerca (chiamate in gergo S.E.R.P., Search Engine Report Page) per parola chiave. Le scelte in termini di meta tag, allora, diventano rilevanti non solo in termini puramente SEO, ma anche dal punto di vista più strettamente “commerciale”.
Google, in particolare, utilizza il contenuto del tag DESCRIPTION per presentare brevemente il contenuto dei siti elencati nella SERP. Diventa quindi fondamentale curare il contenuto di tale tag, non tanto per “stiparlo” di parole chiave, quanto per presentare in maniera efficace e interessante la soluzione che l’azienda propone al navigatore. Il tutto deve rimanere nei 160 caratteri (almeno su Google).

Il tag TITLE descrive il titolo della pagina: il suo contenuto corrisponde al testo cliccabile nei risultati di Google. Pertanto, è l’elemento più visibile per l’utente che ha fatto una ricerca: molte delle decisioni di clic si basano su quel tag. E’ opportuno non essere troppo concisi, e cercare una possibile coincidenza tra le parole chiave cercate dall’utente e il testo del tag TITLE: gli utenti amano trovare tra i risultati la stessa parola che hanno cercato.

Sulla scelta delle Keyword dedicheremo un altro post nei prossimi giorni.

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2008
9
aprile

Il peso del Keyword Advertising

Leggiamo su Emarketer (http://www.emarketer.com/Article.aspx?id=1006162&src=article1_newsltr) il peso che sta assumendo il keyword advertising nel budget delle aziende. Negli USA si prevede che le spese passeranno da 12,2 miliardi di dollari nel 2007 a 25,2 milioni nel 2011. Per i tre quarti degli inserzionisti, il tetto di spesa sembra vicino. Da un lato, queste cifre testimoniano il successo dello strumento; dall’altro, pongono qualche dubbio sul fatto che rimanga nel tempo flessibile nei costi: troppa concorrenza costringe a spendere tanto per restare in alto nei risultati? Il monopolio di fatto di Google nel mercato dei motori di ricerca incide su questa situazione? Oppure è poco rilevante, data la particolare struttura delle tariffe del servizio, in cui l’utente decide quanto spendere?

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2008
8
aprile

Internet e la comunicazione interna

Un’altra studentessa mi pone un’interessante questione sul rapporto tra Internet e la comunicazione interna, che riporto anche qui.

Spesso si parla di Internet facendo riferimento ad uno strumento ormai indispensabile di comunicazione esterna aziendale. In un contesto di comunicazione interna (aziendale) quale migliore sinergia operativa potrebbe essere applicata per rendere Internet, attraverso la Intranet aziendale, uno strumento efficace ai fini comunicativi? Quali le possibili strategie? Quali le più “accattivanti” e “nuove” per veicolare i valori, i messaggi, il coinvolgimento delle persone che lavorano per una stessa organizzazione?

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2008
4
aprile

Il difficile mestiere di cliente

Una studentessa del corso da me tenuto di Internet Marketing mi ha inviato questa interessante riflessione:

“Il mestiere di cliente sta diventando sempre più difficile e anche un po’ pericoloso.
Siamo letteralmente obbligati ad accedere ad un sacco di servizi via internet, così la casalinga di Voghera, ha dovuto affiancare un PC al suo forno a microonde e così adesso tutti sanno a che ora è entrata in un sito, a che ora è uscita, quanti secondi è rimasta in una pagina…
A causa della tesserina per la raccolta punti o tessera socio, altro strumento di cui non si può più fare a meno, tutti conoscono il suo grado di fedeltà; e sanno che nonostante sia sempre stata fedele a Dash, perchè più bianco non si può, quando AVA è in 3×2 scatta il tradimento.
Ogni giorno riceve almeno dieci depliant con le stesse identinche offerte promozionali…almeno 5 SMS del proprio operatore telefonico per abbonarsi al servizio suonerie, e almeno 15 email. E grazie al cielo non le hanno ancora parlato del Viral Marketing, altrimenti si sentirebbe anche depressa, lei che pulisce tutto per bene.
Ed è convinta che Guerrilla sia un personaggio dei cartoni animati.
Sua figlia al lavoro non è messa meglio: delle 158 email che riceve giornalmente almeno 112 sono di promozione di qualcosa. Non sono spam, perchè in quanche remoto giorno di cui non ha più consapevolezza ha espresso consenso per ricevere informazioni.
Per fuggire alla pubblicità televisiva si rifugia in un cinema, ma dopo aver pagato profumatamente il biglietto, deve comuque sorbirsi 15 minuti di pubblicità prima di poter vedere il film.
Il cliente sa di essere in guerra e come in guerra si chiude in trincea, e sulla buchetta della posta scrive “no pubblicità, grazie”; le email le cancella prima di leggerle provando anche una certa soddisfazione; il volantino lo mette con cura nel sacco della carta così risparmierà qualche centisimo sulla tassa rifiuti!
Allora noi che siamo dall’altra parte, noi che sappiamo che dagli acquisti dei nostri clienti dipende il futuro delle aziende in cui lavoriamo, cosa possiamo fare per “amarli” veramente? Per costruire quella famosa relazione che potrebbe davvero fare la differenza per evitare che si chiudano in trincea, e decidano per esempio di comprare soltano i prodotti anonimi, quelli che non rompono le scatole, con virus, guerre, e email?”

Quello che lei racconta, tecnologia a parte, credo che nasca da parte della maggior parte delle aziende perchè in realtà non sviluppano relazioni e non adattano la tecnologia al cliente anzi la standardizzano. Per cui occorrerebbe comprendere per ogni gruppo di cliente fin dove ci si puà spingere nella standardizzazione del cliente e fin dove non sia possibile, ma il contatto umano sia più importante. Un ulteriore aspetto è che in realtà le analisi sui clienti non vengono fatte e i dati sul cliente non vengono utilizzati, per cui nasce spontanea la seguente osservazione: se al cliente chiedo cosa vuole e lui mi dice un gelato alla crema e poi gli vendo un gelato al ciccolato come crede che si possa sentire? Ancora peggio se il cliente non sa cosa vuole…

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